Ciaspole: tutto ciò che c’è da sapere

Come si indossano le racchette da neve, come salire, scendere e camminare in diagonale.

Paolo De Luca

Paolo De Luca Maestro di escursionismo e di sci

A chi è consigliato l’uso delle ciaspole?
Camminare con le racchette da neve non è altro che la prosecuzione dell’escursionismo estivo. Su percorsi facili e sicuri è un’attività alla portata di tutti, anche dei bimbi di 8-10 anni. Allacciati gli attacchi, l’avventura può avere inizio per andare alla scoperta di un modo straordinario di vivere la montagna d’inverno fuori dalle aree attrezzate. Si dice che “se sai camminare, sai andare con le ciaspole”. Non è necessario salire a grandi quote per godere di emozioni indimenticabili. Basta una coltre nevosa su una strada forestale per vivere la straordinaria esperienza della natura ammantata di bianco.

Come si indossano le racchette da neve?
Generalmente le ciaspole si differenziano in sinistra e destra dalla fibbia di chiusura che deve sempre rimanere all’esterno. La calzatura va inserita in modo tale che la punta del piede si trovi sopra il puntale, quindi stringendo la cinghia anteriore. Il tacco della scarpa deve collocarsi al centro della racchetta e poi fissato con cinghie posteriori. Esistono vari tipi di racchetta, differenziate per grandezza, materiale e costo. Vanno scelte in base alle attività e al percorso che si appresta ad affrontare, alla frequenza di utilizzo e alle dimensioni corporee rispetto a quelle dell’attrezzo. Per facilitare la camminata, si utilizzano bastoncini, simili a quelli utilizzati nello sci, che aiutano nella spinta e nell’equilibrio.

Il passo e la postura delle gambe
Le gambe devono essere leggermente divaricate in maniera che le racchette non si sormontino, per evitare quindi spiacevoli cadute. Un errore che potrebbe portare all’interruzione prematura della nostra gita, è quello di partire troppo velocemente, senza ben valutare lo sforzo: è dunque sempre una buona regola partir piano ed economizzare ogni movimento superfluo. Nella neve fresca, dove per forza si affonda, il passo deve essere cadenzato: avanzamento del piede, appoggio e caricamento effettuati in sintonia con l’azione volontaria del quadricipite, spostamento del busto sopra il piede d’appoggio.

La progressione
Deve essere fluida e precisa per consentire l’appoggio del piede con la dovuta sicurezza. Il busto rimane pressoché eretto evitando eccessivi spostamenti, in avanti e indietro, che potrebbero provocare fastidiosi “mal di schiena”. Le braccia, leggermente aperte, servono essenzialmente per mantenere l’equilibrio, aiutate dall’appoggio alternato dei bastoncini.

La salita
Spesso, soprattutto quando la neve è molto dura, deve essere affrontata sulla massima pendenza (tratto più ripido) così da far lavorare il rampone che si trova applicato sotto la ciaspola. Su terreni difficili con la punta del piede e il ramponcino della racchetta si deve costruire un piccolo gradino prima di fare il passo successivo. Il piede avanzato deve essere ben stabile sull’appoggio prima di avanzare con la gamba che sta dietro. La tibia, il ginocchio, e il femore devono essere in asse.

La diagonale
A volte bisogna affrontare delle diagonali o dei traversi per poter cambiare direzione. Se la neve è soffice non sussistono problemi, ma con la neve compatta e dura si devono adottare le seguenti accortezze. Molte ciaspole non hanno grip laterali e l’appoggio della racchetta di traverso rispetto il pendio non offre una presa sicura. Se il pendio non è molto ripido, possiamo attraversarlo normalmente, con la racchetta da neve a monte che segue la linea di marcia, mentre quella a valle, grazie a una torsione del piede, sarà posizionata in modo tale che la punta della racchetta sia rivolta il più possibile verso monte, facendo lavorare il rampone della ciaspola. Quando il pendio diventa più sostenuto ed impegnativo, dobbiamo mettere entrambe le punte verso monte, e con passi laterali spostarsi verso la direzione voluta spostando pima le braccia e i bastoni, poi gambe e racchette da neve.

La discesa
È importante affrontare la discesa con piccoli passi sulla massima pendenza, in questo modo si fa lavorare il rampone e la punta della racchetta non rimane imprigionata nella neve. Se la discesa diventa più ripida e si tende a scivolare si deve ricorrere alla tecnica del Telemark, e non a quella dello sci classico. Sempre sulla massima pendenza, appena la racchetta comincia a scivolare, con movimento rapido e deciso si deve abbassare molto il baricentro, ottenendo così molta stabilità ed equilibrio. Il movimento è determinato da un leggero piegamento in avanti del ginocchio della gamba che avanza, mentre il ginocchio della gamba posteriore si abbassa molto, quasi a toccare la racchetta. Appena terminata la scivolata , con movimento rapido e deciso, si continua con il passo successivo. Le braccia, molto aperte e avanzate, assumono un ruolo importante per il mantenimento dell’equilibrio. Il dietro-front va eseguito con piccoli spostamenti circolari, non in un unico passo.

Paolo De Luca Maestro di escursionismo e di sci Nato e cresciuto in montagna, per lui è sempre stato naturale viverla sia d’inverno sia d’estate. La sua passione ha fatto sì che diventasse Maestro di escursionismo e Maestro di sci alpino, collaborando con la Scuola di Sci Claviere (TO) e con la stazione internazionale di Le Deux Alpes (Francia). Amico di Gustav Thoeni, con il campione olimpico condivide la convinzione che in montagna non esistano titoli e che non si finisca mai di imparare, perché il segreto sta nell’umiltà e nel rispetto delle regole dettate dalla sicurezza

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