A caccia di cibi disgustosi

Dai vermi al cervello di scimmia, dalla tarantola ai topolini

Non si viaggia solo con le gambe, ma anche con il gusto. Quando si visita un Paese diverso dal nostro, assaggiare i piatti tradizionali aiuta a conoscere meglio la cultura locale. Inutile fare gli schizzinosi, andare a caccia di pizzerie anche in Vietnam, domandare un piatto di pasta persino in cima al Machu Picchu e poi lamentarsi pure che è un po’ scotta. Bisogna mettere da parte le resistenze e lasciarsi andare alla scoperta di sapori nuovi, anche completamente diversi. A volte, però, capita di incappare in pietanze davvero al limite della sopportazione. Jeffrey Dryfoos, americano, esperto in gastronomia, ha stilato l’elenco dei cibi più disgustosi che ha mai assaggiato in giro per il mondo. E al secondo posto c’è pure un piatto italiano.

12 – Frutto del durian, Sudest Asiatico
Spinoso all’esterno, è amato e odiato. Di questo frutto si dice che è come mangiare un lampone in un bagno pubblico, poiché emana un odore pestilenziale (di piedi, dicono) mentre la polpa è saporita e delicata. Per intenderci, puzza talmente tanto che a Singapore è vietato salire sui mezzi pubblici con i durian.

11 – Vermi sago, Nuova Guinea
Si mangiano sia crudi che saltati e, giura chi ha avuto il fegato di assaggiarli, sanno di bacon. Questi polposi vermoni vivono nel cuore della palma di sago (da qui il nome) di cui si nutrono anche. Sono cicciotti, con la scorza dura e ricoperta di peletti mentre all’interno sono giallognoli e cremosi. Una prelibatezza che viene preparata solo per le occasioni speciali.

10 – Cervello di scimmia, Cina
Un’usanza più che crudele. Atroce, barbara, disumana e insensata. Si dice che questa pietanza, se così si può definire, sia stata ispirata dagli scimpanzè. Si dice anche che sia un’ottima cura contro l’impotenza. Il cervello di scimmia si può mangiare servito nel piatto oppure “vivo” direttamente dall’animale che viene portato in tavola ancora cosciente, immobilizzato e aperto. Terrificante.

9 – Trippa di manzo, si mangia in varie parti del mondo
Si tratta di un piatto difusso un po’ a tutte le latitudini. Anche in Italia un bel piatto di trippa non si nega a nessuno. Agli americani, però, l’idea di mangiare le interiora di un animale, non piace affatto.

8 – Caffè kopi luwak, Asia
Si tratta di un tipo di caffè prodotto con le bacche, ingerite, parzialmente digerite e defecate dallo zibetto delle palme comune. Un prodotto tipico delle isole dell’arcipelago indonesiano, quali Sumatra, Giava e Sulawesi, e delle Filippine. Le bacche vengono raccolte tra le feci dell’animale, ripulite e trattate come normali chicchi e poi trasformate in bevanda fumante. Perché andare a ravanare nelle feci di un animale? Perché la bacca di caffè non viene digerita dalla bestiola, però gli enzimi dello zibetto ne intaccano la parte esterna, conferendo alla bacca un aroma amaro e unico, causato dalla parziale digestione delle proteine.

7 – Tarantola, Cambogia
Ebbene sì, il celebre ragno si mangia. E gli abitanti del posto se lo gustano pure, tutto intero, con tanto di peli e zampette. Perché della tarantola non si butta via niente.

6 – Balut, Filippine
Si tratta di un uovo di anatra o di gallina fecondato e bollito nel suo guscio poco prima della sua schiusa, quando l’embrione al suo interno è quasi completamente formato. In sostanza, si mangia un feto. Ottima fonte di proteine, si dice sia un afrodisiaco. Si condisce con sale, aceto o salse a piacere e viene venduto anche nei baracchini lungo gli angoli delle strade.

5 – Pacha, Iraq
Testa di pecora bollita. Ripulito della lana, il cranio viene portato in tavola intero e ci si aspetta che sia riportato in cucina completamente pulito, lasciando sul piatto soltanto il cranio del povero animale.

4 – Vino di topolini, Korea
Un liquore potente e molto alcolico che si dice sia un ottimo tonificante. Si mettono dei piccoli di topo ancora vivi in una bottiglia di liquore di riso e si lascia fermentare (leggasi, si lasciano annegare le bestiole). Trascorso il dovuto tempo, si beve. Sapore: gasolio, dicono.

3 – Lutefisk, Norvegia
Merluzzo messo in ammollo nella soda caustica, ebbene sì. La preparazione prevede una lavorazione di 14 giorni prima della cottura. Lo stoccafisso viene immerso in acqua per sei giorni, poi scolato e immerso nuovamente, ma stavolta in una soluzione di idrossido di sodio, per due giorni. Questo provoca una denaturazione delle proteine e fa sì che assuma una consistenza gelatinosa. In questo stadio il pesce Aè velenoso e per poter essere consumato deve subire un secondo ammollo di altri 6 giorni, con frequenti cambi d’acqua per sciacquarlo al meglio dalla soda caustica. Al termine di questo procedimento il lutefisk può essere cucinato e servito.

2 – Casu Marzu, Sardegna, Italia
In realtà la Sardegna non è l’unica regione d’Italia (e probabilmente del mondo) a lavorare un formaggio in questo modo. E non c’è niente di particolarmente disgustoso in questo piatto, ma agli americani proprio non piace. Di sicuro il casu marzu desta molta curiosità, poiché il gusto piccante gli è conferito dalle larve della mosca casearia (Piophila casei) che lo contaminano. L’insetto deposita le uova sulla forma di pecorino, lì nascono centinaia di larve che traggono nutrimento dalla forma di cacio stessa, cibandosene e sviluppandosi. Sapore: forte.

1- Escamoles, Messico
Detto anche caviale di insetto, questo piatto consiste in uova di formica liometopum, raccolte alle radici dell’agave. La consistenza è più o meno quella del formaggio Jocca, per capirsi. Queste uova, considerate una leccornia, vengono servite all’interno di taco con guacamole. Ma i puristi dicono che la salsa serve solo a evitare che al primo morso tutte le uova di formica rotolino fuori dall’involucro.

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