La straordinaria potenza di Háifoss, tra leggende trolls e scenari da Sottosopra

Nel sud dell’Islanda, tra canyon vulcanici, strade sterrate, leggende antiche e vento artico, Háifoss regala uno dei paesaggi più cinematografici del Nord Europa

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Serena Proietti Colonna

Travel blogger

PhD in Psicologia Cognitiva, Travel Blogger, Coordinatrice di Viaggio e Redattrice Web di turismo, una vita fatta di viaggi, scrittura e persone

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Sono passati mesi ormai, ma molti di noi sono ancora pieni di lacrime nell’aver visto alcune precise immagini sullo schermo. Fotogrammi che restano lì, appesi da qualche parte tra memoria e pelle. Parliamo del finale di Stranger Things 5 che sì, ha regalato proprio una scena del genere: una figura lontana, minuscola davanti a una terra scura, scavata e primitiva. Soltanto roccia, cielo e una linea d’acqua (poi scopriremo che in realtà sono due) che precipita dentro un abisso. Chi conosce il sud dell’Islanda quel luogo lo riconosce subito: è Háifoss.

Háifoss significa “cascata alta” e nei fatti è proprio così. Con i suoi 122 metri di salto verticale, infatti, questa colonna rientra tra le cascate più elevate del Paese e domina una porzione remota delle Highlands meridionali, una fascia interna della “Terra del Ghiaccio e del Fuoco” caratterizzata da ambienti estremi, condizioni meteorologiche variabili e paesaggi estremamente selvaggi.

Il primo passo sul terreno ghiaioso porta subito dentro una dimensione fuori scala, con il silenzio che dura pochi secondi perché poi arriva il suono. Un rombo profondo e continuo.

Caratteristiche e formazione di Háifoss

La mastodontica Háifoss si trova nella Valle di Þjórsárdalur, uno dei territori geologicamente più affascinanti dell’Islanda meridionale. Come questa Terra è solita fare, anche qui il paesaggio racconta milioni di anni di attività vulcanica, glaciazioni, erosione e fratture tettoniche.

La cascata nasce lungo il corso del fiume Fossá, alimentato dalle acque provenienti dal sistema glaciale che confluisce nel Þjórsá, il corso fluviale più lungo dell’isola. Arrivato al margine del canyon, il fiume smette semplicemente di seguire una linea orizzontale e cade per ben 122 metri dentro una gola scavata nella roccia vulcanica.

A rendere il panorama ancora più scenografico arriva una seconda presenza. Accanto a Háifoss scende infatti Granni, termine islandese che significa “vicino”. È una cascata più minuta, meno potente e più sottile nella portata, ma che nonostante questo riesce a creare una composizione perfetta: due linee d’acqua parallele e due personalità diverse, il tutto in una sola parete.

Basta osservare le tonalità della gola per capire la complessità del posto. Nero lavico, grigio basalto, venature rossastre e muschi che resistono lungo piccoli appigli. Nelle giornate limpide il contrasto tra il cielo islandese e la roccia regala un effetto quasi surreale. Sul fondo del canyon il corso del Fossá prosegue tra massi enormi, frammenti di antiche fratture e superfici modellate dall’erosione.

A pochi chilometri domina l’orizzonte Hekla, uno dei vulcani più studiati del pianeta. Vi basti pensare che dall’epoca dell’insediamento vichingo ha registrato più di 20 eruzioni, tanto da guadagnarsi un soprannome rimasto famoso da secoli, la “porta dell’inferno“.

Non mancano di certo le storie popolari (in fondo con un paesaggio così era praticamente impossibile che non ci fossero), come quella che narra di una gigantessa, creatura leggendaria che avrebbe pescato trote tra queste acque e punito chi mostrava mancanza di rispetto verso il territorio. Folclore, certo. Eppure, davanti a questa gola, viene facile capire perché simili racconti abbiano trovato terreno fertile.

Come visitare Háifoss

Arrivarci non è propriamente una passeggiata, ma è da fare. Sì, è la classica esperienza da vivere almeno una volta nella vita. Gli ultimi 7,5 km lungo la strada sterrata utile per raggiungerla regalano già un assaggio del suo carattere: buche profonde, ghiaia grossa, curve secche e vento laterale. Un tratto breve sulla carta, ma intenso nella pratica. Ciò vuol dire che un veicolo 4×4 è la scelta più sensata, soprattutto tra inizio estate e fine stagione.

Una volta arrivati al parcheggio, bastano circa 5 minuti per giungere al primo punto panoramico, proprio lì dove accade qualcosa di curioso: il corpo rallenta da solo di fronte a un tale spettacolo. Il bordo del canyon compare all’improvviso e la percezione cambia completamente. Le fotografie viste online, per quanto spettacolari, preparano soltanto in parte, perché dal vivo la profondità colpisce in modo fisico. È lo stomaco, infatti, ad accorgersene prima ancora degli occhi.

Da questo affaccio si osservano contemporaneamente Háifoss, Granni e l’intera gola del Fossá. Nelle giornate terse il panorama arriva fino alle linee montuose delle Highlands. Chi desidera un’esperienza più intensa può seguire il sentiero che scende verso il fondo del canyon, un percorso che misura circa 2 km tra andata e ritorno, con un tempo medio compreso tra 60 e 80 minuti.

Il tracciato resta visibile, battuto da escursionisti, ma tendenzialmente privo di segnaletica ufficiale. Il primo tratto è relativamente morbido, poi la pendenza aumenta. Le rocce sono instabili e non è da escludere la presenza di fango dopo la pioggia. Ma, una volta arrivati nella parte inferiore, trovarsi accanto alla parete (con 122 metri d’acqua sopra la testa) cambia completamente prospettiva. Il rumore rimbalza tra le rocce, la nebbia fine prodotta dall’impatto bagna viso e giacca e il canyon muta in una sorta di cassa armonica naturale.

Háifoss, cascata in Islanda
iStock
Háifoss, posto surreale

Gli appassionati di fotografia trovano qui uno dei set naturali più impressionanti dell’Islanda. Alba e tarda serata mettono a disposizione la luce più drammatica, con ombre lunghe e riflessi metallici sulla roccia. Per chi ha amato Stranger Things, riconoscere il luogo delle riprese regala un livello emotivo aggiuntivo: quella scena finale acquista improvvisamente peso, profondità e materia (non che non lo avesse prima).

Dove si trova e arrivare fin qui

Háifoss si trova nella valle di Þjórsárdalur, nel sud dell’Islanda, a circa 140 km dalla Capitale Reykjavík. Il tragitto in auto richiede più o meno 2 ore partendo lungo la Ring Road, la celebre Strada 1 che circonda l’isola. Successivamente si devia verso la Strada 30 e poi sulla Strada 32, conosciuta anche come Þjórsárdalsvegur.

L’ultimo segmento rappresenta la parte più impegnativa del viaggio. Una pista sterrata conduce al parcheggio panoramico attraverso 7,5 km di fondo accidentato. Dopo giornate di pioggia, il tragitto può diventare particolarmente sconnesso. Il periodo più favorevole va da giugno a settembre. In questi mesi le strade risultano generalmente accessibili, il disgelo alimenta la portata della cascata e le ore di luce sembrano infinite.

Tra ottobre e maggio il quadro cambia radicalmente perché arrivano ghiaccio, neve e condizioni variabili che richiedono esperienza, veicoli adeguati e attenzione costante. Sì, non è un posto a “portata di mano”, ma forse proprio per questo è davvero una delle visioni più potenti d’Islanda.