Le foreste di faggio più belle d’Italia da attraversare in primavera

L'Italia è uno dei paesi più ricchi di faggete e con gli esemplari più antichi e monumentali dell'albero: cinque destinazioni per scoprirli quando la natura si risveglia

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Lorenzo Calamai

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Dopo quattro continenti, diciassette paesi, quindici capitali ha scoperto che il più delle volte quello che cerchi non è poi così lontano da casa.

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Fagus sylvatica: il nome scientifico della pianta più comunemente nota come faggio. Fusto dritto, corteccia scura, foglie ovali, ondulate e verdi. Foglie che in autunno bruniscono e poi cadono, dando vita a un morbido tappeto nel sottobosco. Le medesime foglie che, poi, tornano a spuntare sui rami dell’albero in primavera, dando vita a quell’atmosfera unica che avvolge le foreste di faggio in primavera, con i fusti dritti e lucidi che si spingono verso il cielo e sono poi avvolti dal verde chiaro delle loro chiome, brillante alla luce del sole.

L’Italia, dal punto di vista delle foreste di faggio, è uno dei paesi più ricchi d’Europa e vi si trovano i faggi più vecchi del continente. Le faggete si trovano disseminate lungo tutta la dorsale appenninica, dall’Emilia Romagna alla Calabria, e sulle Prealpi, in altitudini variabili e con caratteristiche spesso radicalmente diverse tra loro. Un piccolo spettacolo che, insomma, accomuna lo Stivale da nord a sud. Alcune di queste foreste sono state tutelate per secoli, prima dai signori locali e poi dallo Stato. Altre si sono conservate dallo sfruttamento dell’uomo grazie alla loro scarsa accessibilità. Altre ancora beneficiano oggi dello status di Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

Foreste Casentinesi

Incastonato tra la Toscana e l’Emilia Romagna, il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna è uno dei polmoni verdi più importanti dell’Italia centrale. Le sue faggete, che si estendono su oltre 36mila ettari di territorio protetto, sono tra le più vaste e meglio conservate della penisola e una delle cifre distintive di questa porzione di Appennino.

Camminare tra i boschi di faggio del Parco in primavera è infatti una delle esperienze migliori che offre. Il verde brillante delle nuove chiome scintilla contro la luce del sole, mentre i tronchi lisci fanno da sentinelle ai trekkers che attraversano il bosco e le foglie cadute durante le stagione invernale affollano i sentieri.

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In primavera il verde torna a decorare le chiome dei faggi

La presenza nel Parco di luoghi eremitici e spirituali come la Verna, celebre santuario francescano, o l’Eremo di Camaldoli, corrobora l’atmosfera tipica delle foreste di faggio, immerse nel loro tipico silenzio, interrotto soltanto dai passi di chi le attraversa e dallo stormire delle foglie schiaffeggiate dal vento.

Nel cuore del Parco sorge la Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino, oggi Patrimonio UNESCO assieme a un’ampia area circostante. È la più vecchia riserva naturale integrale italiana, istituita alla fine degli Anni Cinquanta, collocata sul versante nord della dorsale appenninica che si affaccia sulla Romagna, non lontano dal bel balcone naturale di Poggio Scali.

Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise

Istituito nel 1923, il Parco Nazionale d’Abruzzo è uno dei parchi nazionali più antichi d’Italia. L’orso marsicano, una sottospecie dell’orso bruno presente soltanto in quest’area e in nessun altro posto al mondo, è il simbolo di quest’area protetta, che lo ha molto probabilmente salvato dall’estinzione.

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Panorama del Parco Naziondale d’Abruzzo, Lazio e Molise

Le faggete del parco, distinte in cinque aree (Val Fondillo, Coppo del Principe, Moricento, Val Cervara, Coppo del Morto), hanno un aspetto antico. I faggi qui raggiungono dimensioni imponenti, a testimonianza della loro vetustà. Questo tipo di alberi, infatti, è noto per la sua longevità e per la possibilità di rimanere in vita per secoli.

Sono innumerevoli i sentieri e i percorsi che attraversano le foreste di faggio del Parco, che non comprende solo territori abruzzesi, ma si espande anche oltre i confini con Lazio e Molise. Il trekking è l’attività principale all’interno dell’area protetta e la rete sentieristica è estesa, varia e adatta a tutti i livelli. In più nel Parco è facile entrare in contatto con la ricca fauna, soprattutto in primavera, tra camosci, cervi e avvistamenti della rarissima lince.

Il sentiero che collega Pescasseroli a Opi, passando per il Valico di Monte Tranquillo, è uno dei più belli e accessibili dell’intero parco e passa per una delle foreste di faggio più belle del Parco.

Foresta Umbra

Potrebbe sorprendere trovarsi in mezzo a una fitta foresta di faggio, con le foglie che stormiscono a interrompere un silenzio assoluto, nel pieno meridione d’Italia, a poche decine di chilometri da alcune delle spiagge più belle d’Italia.

Accade in Puglia, nel Parco Nazionale del Gargano, dove si trova la Foresta Umbra, un fitto bosco (umbra dalla parola latina per ombra) che si estende al centro dell’area protetta per oltre 10mila ettari ed è caratterizzata principalmente dalla presenza di antichi faggi, con grandi fusti che spiccano fino a decine di metri di altezza, affiancati da cerri, tassi, aceri e carpini.

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Faggio secolare

Le faggete vetuste della Foresta Umbra sono Patrimonio dell’Umanità UNESCO dal 2017, all’interno del sito transnazionale delle Antiche faggete primordiali dei Carpazi e di altre regioni d’Europa, riconoscimento che sottolinea il loro eccezionale valore sotto il punto di vista naturale e storico.

Dal Centro Visitatori della Foresta Umbra, dove si trova anche un piccolo museo, partono quattordici sentieri segnalati che permettono di esplorare il bosco a piedi, intraprendendo sia brevi passeggiate di mezz’ora o lunghe escursioni di più ore.

Foresta del Cansiglio

Situata tra le province di Belluno, Treviso e Pordenone, nell’area delle Prealpi orientali, la Foresta del Cansiglio si sviluppa su un altopiano a forma di conca a una altitudine compresa fra i 900 e i 1.200 metri sul livello del mare. Qui, si trovano oltre 7mila ettari di bosco pressoché senza soluzione di continuità, rendendola la seconda foresta più grande d’Italia per estensione.

La sua storia è affascinante: quando nel 1420 l’altopiano entrò tra i possedimenti della Repubblica di Venezia, il Cansiglio divenne una risorsa strategica di primaria importanza per i Dogi della Serenissima: il gran bosco da remi, come era noto, forniva il legname di faggio necessario per costruire i remi, appunto, delle navi della flotta lagunare.

La gestione forestale veneziana fu rigida e meticolosa: ogni albero era censito, ogni taglio regolamentato, tanto che ancora oggi la foresta porta il segno di quella cura secolare nella sua struttura innaturalmente ordinata. Una cura che ha peraltro anche aiutato a preservare la foresta stessa. Fu poi con l’Unità d’Italia che il Cansiglio divenne foresta demaniale.

I faggi non sono l’unico albero presente nella foresta, caratterizzata anche da molto abete rosso, ma in primavera il verde brillante delle nuove foglie sfavilla sotto la luce del sole, in un contesto montano unico e particolare come quello dell’altopiano, dove il bosco e le praterie si alternano davanti agli occhi dei visitatori.

Parco Nazionale del Pollino

Il Parco Nazionale del Pollino è il parco nazionale più grande d’Italia per superficie e si estende tra la Calabria e la Basilicata lungo una catena montuosa che separa il Tirreno dallo Ionio con una barriera di cime che in diversi punti supera i 2mila metri.

La caratteristica più nota del Pollino dal punto di vista naturalistico è la presenza del pino loricato (Pinus leucodermis), un albero raro e longevo simbolo del parco e della regione. Tuttavia lungo i crinali e i fianchi del massiccio si trovano ampie foreste di faggio che in primavera diventano protagoniste grazie alla loro vistosa rinascita dopo la stagione invernale.

Sono due le principali foreste di faggio del Parco del Pollino: la Faggeta di Cozzo Ferriero, nel comune di Rotonda in Basilicata, ha un’estensione di circa 70 ettari e vi si possono trovare esemplari monumentali dell’albero di età superiore ai quattro secoli; la Faggeta del Pollinello, nel comune di Castrovillari e non lontano dalla cima del Monte Pollino, ospita alberi che l’Università della Tuscia ha datato come più vecchi di seicento anni.