In un angolo della penisola istriana, tra colline morbide, boschi fitti e pieghe profonde del terreno, quasi inaspettatamente si aprono valloni lunghi chilometri e, nel mezzo di uno di questi, compare un profilo fatto di mura, torri e case senza tetto. Quella è Dvigrad, parola croata che significa “due città”. In italiano molti preferiscono Duecastelli, soprannome diretto e intuitivo che racconta già metà della storia.
Sono le rovine di un centro medievale quasi intatto nella sua struttura urbana, quindi che presenta ancora strade, piazze, case, porte fortificate e torri. Sì, un’intera cittadina, ma rimasta vuota. L’abbandono di Dvigrad, però, non è dovuto a una battaglia finale, un incendio o l’eruzione di un vulcano. È stato piuttosto lento, scandito da epidemie, malaria e migrazioni verso villaggi più salubri.
Nonostante questo ha un fascino magnetico, al punto che qualcuno ama definirla la “Piccola Pompei dell’Istria“. E anche qui, come nella città campana, non è difficile immaginarsi una comunità viva, rumorosa, piena di artigiani, mercanti, soldati e contadini. Oggi, però, rimangono solo pietre e silenzio, ma che in qualche modo raccontano ancora una lunga storia.
Indice
Breve storia di Dvigrad
L’antico abitato di Dvigrad era originariamente formato da due centri fortificati che si fronteggiavano sulla stessa altura. Il primo si chiamava Moncastello, il secondo Castel Parentino. Di quest’ultimo restano poche tracce, mentre le vestigia attuali appartengono quasi interamente al primo.

La zona risultava abitata già in epoca preistorica per via dei terreni fertili, l’abbondanza di acqua potabile e la posizione difensiva perfetta sopra una valle che collega la costa istriana con l’entroterra. Nel corso dei secoli, infatti, venne solcata da diverse anime, come quelle che nell’età romana la fecero entrare nella rete viaria che collegava Pola con l’entroterra dell’Istria.
Poi arrivò il Medioevo che portò crescita e prosperità. Tra il XIV e il XVI secolo Dvigrad raggiunse il suo massimo sviluppo urbano, con oltre 200 edifici e persino un proprio statuto comunale. Ma come è possibile intuire, quel benessere attirò diversi conflitti, fino a quando la Serenissima prese il controllo stabile e definitivo del territorio.
Ma la vera tragedia, tuttavia, si presentò dalla fine del XV secolo. In quel periodo epidemie di peste e malaria colpirono duramente le comunità. Per questo motivo gli abitanti iniziarono a trasferirsi nel vicino villaggio di Kanfanar e, nel 1630, l’abbandono risultava quasi totale. La fine “ufficiale” si associa al 1714, quando il Santissimo Sacramento venne trasferito dalla basilica locale alla chiesa parrocchiale di Kanfanar. Senza parrocchia e senza abitanti, Dvigrad cessò ufficialmente di vivere.
Misteri e leggende
E poi arrivano le leggende. Una delle più famose riguarda il pirata Henry Morgan, corsaro gallese del XVII secolo. La tradizione locale racconta una fuga rocambolesca nel Mare Adriatico seguita da un rifugio nel Canale di Leme.
Il tesoro del pirata sarebbe stato nascosto proprio tra le rovine di Dvigrad. Vi basti pensare che nei dintorni si trova persino un villaggio chiamato Mrgani, nome che secondo alcuni richiama il cognome del famoso corsaro. Nessuna prova concreta, però la storia continua ad alimentare la fantasia di chi visita queste misteriose pietre.
Come funziona la visita e cosa vedere a Dvigrad
L’ingresso di questa città medievale della Croazia segue ancora il percorso originale. Si tratta di un sentiero che conduce verso la prima porta nelle mura esterne, dove appare il primo elemento impressionante del complesso: una doppia cinta muraria.
Due anelli difensivi circondavano l’abitato, collegati da tre porte e da diverse torri di guardia, un sistema di difesa a più livelli che costringeva eventuali assalitori a superare passaggi successivi sempre più stretti. Attraversata la prima porta si entra nella parte inferiore, che si caratterizza per case di pietra senza tetto che si allineano lungo una strada centrale.
Poi si procede verso l’alto per raggiungere la seconda porta, in cui accanto si erge una grande torre difensiva che tutelava il lato meridionale della fortificazione. Il cuore urbano si trova oltre questo punto e proprio con la piazza principale, spazio centrale della vita cittadina. Sul lato orientale, in passato, si innalzava il palazzo comunale, sede amministrativa della comunità medievale.
Dominante sopra tutto c’è invece la Basilica di Santa Sofia, edificio simbolo della città, che svetta sul punto più alto dell’abitato con le sue tre navate con tre absidi semicircolari. Accanto a essa resiste ancora allo scorrere del tempo il battistero, con una sacrestia aggiunta nel XIV secolo.
Altri edifici religiosi punteggiano il villaggio: piccole cappelle romaniche come quella di San Elia o la chiesa di Sant’Agata. Entrambi mostrano resti di affreschi attribuiti al cosiddetto Maestro colorato. La parte occidentale ospitava invece il quartiere militare, mentre la zona sud-occidentale accoglieva botteghe e laboratori artigiani.
Va ricordato che visitare questa realtà richiede una dose di attenzione superiore rispetto a, per esempio, un museo cittadino. È un sito archeologico allo stato ruderale, in cui la conservazione convive con il naturale sgretolamento delle strutture.
Sebbene il comune di Canfanaro (e non solo) si impegni con lavori di consolidamento per mettere in sicurezza le parti più fragili (specialmente attorno alla Basilica di Santa Sofia), è comunque consigliata una certa cautela durante la visita.
Come arrivare
Dvigrad sorge nel cuore dell’Istria occidentale, all’interno della profonda valle chiamata Limska Draga, prosecuzione terrestre del Canale di Leme. Il villaggio abbandonato si trova a circa 2 chilometri da Kanfanar, piccolo centro rurale facilmente raggiungibile dalla costa istriana. Rovigno, invece, dista quasi 20 chilometri, Pola più o meno 39, Vrsar poco più di 25 , mentre Rijeka si trova ad approssimativamente 78 chilometri.
Dalla strada principale parte una deviazione verso Kanfanar, da dove un breve percorso porta a un parcheggio ai margini del sito archeologico. Da lì un sentiero pedonale accompagna direttamente alla porta di ingresso. Il contesto naturale amplifica l’effetto scenico: boschi, vento che scorre lungo la valle e profumo di macchia mediterranea. Il rumore urbano, invece, assolutamente non pervenuto.
Questo antico abitato rimane una delle testimonianze medievali meglio conservate della regione. Una città intera lasciata al tempo e senza trasformazioni moderne. E forse è proprio questo il suo potere: non è una rovina isolata, ma una comunità di pietra ancora leggibile, con strade, piazze e chiese che continuano a raccontare una storia lunga più di mille anni.