Le sfere bianche che hanno trasformato la periferia di Bolwoningen, nei Paesi Bassi, in un manifesto del futuro

Tra canali placidi, alberi del Brabante e strade impeccabili, 50 capsule abitate da decenni raccontano un’idea di casa che nel 1984 sembrava arrivata da un altro secolo

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Serena Proietti Colonna

Travel blogger

PhD in Psicologia Cognitiva, Travel Blogger, Coordinatrice di Viaggio e Redattrice Web di turismo, una vita fatta di viaggi, scrittura e persone

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Se c’è un Paese che riesce a far apparire rivoluzionario perfino ciò che nasce accanto a un parcheggio, tra filari ordinati, piste ciclabili perfette e quartieri residenziali dal rigore quasi matematico, quello è senza dubbio l‘Olanda (anzi, i Paesi Bassi). Sì, perché in maniera del tutto inaspettata il paesaggio cambia all’improvviso: le linee dritte si interrompono, il mattone lascia spazio al bianco e la geometria classica si arrende a una forma quasi preistorica.  È in quel momento che compaiono le Bolwoningen, il cui nome significa letteralmente “case a sfera”.

Basta il primo sguardo per capire che qui la parola architettura assume un significato diverso. Nel quartiere di Maaspoort, alla periferia di ‘s-Hertogenbosch, città che molti chiamano semplicemente Den Bosch, 50 globi candidi emergono dal verde con l’aria di un progetto arrivato per errore dal cinema di fantascienza degli anni ’70 e rimasto lì abbastanza a lungo da diventare parte del paesaggio.

Le chiamano anche globe houses, case del futuro o capsule del Brabante. Eppure nessun soprannome riesce davvero a restituire la sensazione del primo incontro. La sorpresa ha qualcosa di infantile, perché per alcuni secondi il cervello cerca riferimenti familiari. Boe terrestri, palline da golf giganti, moduli spaziali o sculture? La verità è che non sono niente di tutto ciò, perché dentro quelle sfere vive davvero qualcuno.

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