La Moldova cresce piano, ma cresce davvero. E lo fa puntando su quello che ha sempre avuto sotto gli occhi: vino, cucina, villaggi e un mosaico culturale che per anni è rimasto ai margini delle rotte turistiche europee. Oggi, invece, qualcosa si muove. I numeri parlano chiaro e raccontano di una destinazione che, senza clamore, sta conquistando viaggiatori curiosi, soprattutto quelli in cerca di esperienze autentiche e lontane dal turismo affollato.
Tra gennaio e settembre 2025 il Paese ha accolto quasi 481.000 visitatori internazionali, con una spesa complessiva che sfiora i 210 milioni di euro. Rispetto al 2019 la crescita supera il 60%: una delle più rapide in Europa. Non un boom improvviso, piuttosto un percorso costruito lentamente, come suggeriscono gli stessi operatori locali. Prima le rotte del vino, poi l’enogastronomia, ora un progetto più ampio che prova a mettere insieme identità, territori e comunità diverse.
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Un itinerario lungo 1.500 chilometri
Dallo scorso novembre la Moldova ha lanciato la Cross-Border Gastronomical Route, un itinerario di circa 1.500 chilometri che attraversa il Paese da sud a nord, da Cahul fino a Ocnița. Venticinque tappe, ritmi lenti, soste pensate più per assaggiare che per correre.
Non solo ristoranti: lungo il percorso si incontrano cantine storiche, eco-resort, musei locali, chiese rupestri e piccoli castelli spesso poco conosciuti anche dagli stessi europei. L’idea è quella di trattenere i visitatori più a lungo. Oggi molti viaggi si concentrano ancora sulla capitale Chișinău e durano pochi giorni. L’obiettivo dichiarato è arrivare almeno a cinque.
Il vino come porta d’ingresso
Il successo turistico recente nasce soprattutto dall’enoturismo. Le Wine Routes moldave, entrate nella rete europea Iter Vitis, hanno dato visibilità internazionale a un settore già forte ma poco raccontato fuori dai confini nazionali.
Cantine familiari e grandi aziende convivono a breve distanza, offrendo esperienze molto diverse: degustazioni informali nei cortili di campagna oppure visite in strutture imponenti con collezioni vinicole tra le più estese d’Europa. Il vino, però, è solo l’inizio. Attorno alle cantine si è sviluppata un’offerta fatta di agriturismi, laboratori artigianali e cucina tradizionale reinterpretata senza perdere identità.
Il risultato è un turismo che si muove lentamente, spesso in piccoli gruppi, interessato più al racconto dei luoghi che alla checklist delle attrazioni.
Chișinău, capitale in trasformazione
Chi arriva per la prima volta resta spesso sorpreso da Chișinău. Molto verde, architetture ottocentesche alternate a tracce sovietiche, una scena gastronomica in crescita e un numero sempre maggiore di wine bar. Negli ultimi anni la città si sta ritagliando uno spazio anche nel turismo d’affari, grazie ai collegamenti aerei diretti con l’Italia, circa due ore di volo da dieci aeroporti, da Milano a Bari.
Eventi come il National Wine Day, celebrato ogni ottobre, contribuiscono a dare visibilità internazionale alla capitale, trasformandola per un weekend in una grande festa dedicata alla cultura vinicola nazionale.

Cresce anche il turismo medicale
Accanto ai viaggi tradizionali emerge un altro segmento: il turismo medicale. Odontoiatria, chirurgia estetica e medicina riproduttiva attirano sempre più visitatori europei, sostenuti da un sistema organizzato che coinvolge cliniche private, facilitatori e operatori turistici.
È un settore ancora in espansione, ma considerato strategico per diversificare l’economia turistica del Paese.
Nel complesso, la Moldova sembra aver trovato una direzione chiara. Niente grandi slogan, piuttosto un lavoro graduale su autenticità, sostenibilità e collaborazione tra pubblico e privato. Un modello che punta meno sui numeri immediati e più sulla qualità dell’esperienza. E che, almeno per ora, sembra funzionare.