Bandiere Verdi e Nere di Legambiente: le montagne più (e meno) sostenibili del 2026

Legambiente 2026 assegna Bandiere Verdi e Nere sulle Alpi: comunità, sostenibilità e criticità raccontano due modelli opposti di vivere la montagna alpina

Foto di Sara Boccolini

Sara Boccolini

Travel Blogger

Laureata in Scienze del Turismo, ama da sempre viaggiare. Travel Blogger dal 2012 e Content Creator, alterna zaino in spalla a bagaglio a mano.

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Le Alpi italiane continuano a essere un laboratorio di sostenibilità, innovazione e nuove forme di turismo responsabile. A raccontarlo è il nuovo report di Legambiente dedicato alle Bandiere Verdi e Nere 2026, il riconoscimento che ogni anno premia le esperienze virtuose della montagna e segnala, al contrario, i progetti considerati dannosi per l’ambiente alpino.

L’iniziativa, presentata durante il X Summit nazionale delle Bandiere Verdi, mette al centro comunità locali, economia territoriale, tutela degli ecosistemi e qualità della vita in quota. Quest’anno sono 19 le Bandiere Verdi assegnate lungo l’arco alpino.

Bandiere Verdi 2026

Le realtà premiate da Legambiente rappresentano modelli concreti di sviluppo sostenibile in montagna. I riconoscimenti sono stati assegnati a comuni, cooperative, associazioni, università e gruppi di cittadini impegnati nella cura del territorio e nella costruzione di economie locali resilienti.

La regione in vetta alla classifica con 5 Bandiere Verdi è il Friuli-Venezia Giulia, seguita da Trentino-Alto Adige con 4, Piemonte e Lombardia con 3, Valle D’Aosta e Veneto con 2.

Tra le esperienze più interessanti spicca il collettivo Robida, in Friuli-Venezia Giulia, che ha trasformato il borgo di Topolò-Grimacco (UD) in un centro permanente dedicato alla rigenerazione culturale e sociale della montagna. In Piemonte è stata premiata l’attività del Comitato Dora Baltea Viva, impegnato nella tutela del fiume attraverso percorsi partecipativi e iniziative di sensibilizzazione ambientale.

Importante anche il riconoscimento assegnato alla cooperativa sociale “I Love Val Brembana”, in provincia di Bergamo, capace di unire inclusione lavorativa e sviluppo locale grazie all’inserimento professionale di persone fragili in attività legate al territorio montano.

In Veneto, invece, è stato valorizzato il progetto del Sentiero delle Dolomiti in Miniatura e del Centro Orti Rupestri di San Tomaso Agordino (BL), esempio di turismo lento e valorizzazione paesaggistica. A Chiuro (SO) è stato premiato invece il progetto che punta a proteggere la stagione degli amori dei cervi.

Grande attenzione anche alla salvaguardia delle tradizioni alpine. In Trentino il progetto “Bollait” ha rilanciato la lavorazione etica della lana del Lagorai creando una filiera sostenibile che coinvolge allevatori, artigiane e comunità locali. In Valle d’Aosta, la cooperativa femminile artigianale Les Tisserands continua invece a preservare da oltre mezzo secolo la tessitura tradizionale del Drap utilizzando la lana della pecora Rosset, razza autoctona valdostana.

Tra le premiate ci sono anche l’Università di Torino e quella di Trento.

Le categorie scelte nel 2026 da Legambiente per l’assegnazione delle Bandiere Verdi sono state:

  • comunità e rigenerazione dei territori
  • conoscenza e ricerca
  • cura dell’acqua e degli ecosistemi
  • economie e filiere locali
  • turismo e abitare
Le Bandiere Verdi 2026 di Legambiente
iStock
Veduta aerea di Cornello dei Tasso, Val Brembana

Bandiere Nere 2026

Accanto alle eccellenze non mancano però situazioni considerate critiche da Legambiente. Nel 2026 sono sette le Bandiere Nere assegnate per denunciare interventi giudicati incompatibili con la tutela dell’ambiente alpino e con un modello di sviluppo sostenibile della montagna.

Il Trentino-Alto Adige è la regione con il maggior numero di segnalazioni negative, tre in totale, seguito dal Friuli-Venezia Giulia con due, mentre Piemonte e Veneto ricevono una Bandiera Nera ciascuno.

Tra i casi più discussi figura quello legato al comune di Cortina (BL), dove Legambiente critica la realizzazione della nuova pista da bob e della cabinovia Apollonio-Socrepes collegate alle Olimpiadi invernali 2026. Secondo l’associazione ambientalista, sarebbero state ignorate alternative più sostenibili e sottovalutati i rischi legati al dissesto idrogeologico.