Perché quando si è in aereo spesso ci si addormenta

Capita sovente che, non appena l’aereo decolla, si cada inevitabilmente in un sonno incontrollabile

Capita sovente che, non appena l’aereo decolla, si cada inevitabilmente in un sonno incontrollabile. Che si viaggi di mattina, pomeriggio o sera, si cade nelle braccia di morfeo.

Il motivo è dovuto alla pressurizzazione interna all’aeromobile. Le compagnie aeree, per regolamento, sono obbligate a mantenere la pressurizzazione equivalente a un’altitudine che va da un minimo di 6.000 a un massimo di 8.000 piedi ovvero 1.800-2.400 metri, come in montagna per intenderci.

Secondo i medici, oltre i 7.000 piedi, la saturazione di emoglobina nel sangue inizia a diminuire. Il che significa che il nostro corpo assume meno ossigeno ogni volta che respiriamo. Con meno ossigeno il fisico ne risente.

Chi non è abituato a tali altitudini si sentirà più affaticato e i riflessi saranno rallentati in quanto il proprio corpo inizierà a ridurre il dispendio energetico per compensare la mancanza di ossigeno.

Secondo il Dottor Luca Urbani, otorino di MioDottore, “La pressurizzazione inizia dopo il decollo, quando si stabilizza la quota cabina. Chi si addormenta prima ancora che l’aereo prenda quota lo fa perché è stanco o è rilassato. La sonnolenza può essere favorita anche per via dei rumori di sottofondo che ci sono a bordo dell’aereo, ma non è detto che a tutti i passeggeri venga sonno durante un volo. Accade più sovente a chi soffre di chinetosi ovvero di mal da movimento quindi anche dell’auto o del pullman e, tra i sintomi, questa patologia può determinare un po’ di sonnolenza. Il sonno in aereo inoltre è favorito anche dal fatto che si sta seduti. In ogni caso, dormire in aereo fa solo bene, non c’è nulla di male”.

Pare che venga più sonno quando si vola con una compagnia aerea low cost. Per risparmiare carburante, infatti, secondo alcuni piloti, sui vettori low cost la cabina sarebbe meno pressurizzata, quindi ci sarebbe meno ossigeno e ci si addormenterebbe più facilmente. Variare il livello di pressurizzazione, infatti, sembra faccia risparmiare fino al 2-3% di carburante impiegato durante un volo, il che equivale a migliaia di euro economizzati.

“Nel dubbio”, consiglia il Dott. Urbani “con un orologio con sensore barometrico si può verificare il valore di pressione all’interno della cabina dell’aereo, che dovrebbe essere compresa tra 1.800-2.400 metri, quota oltre la quale può verificarsi l’ipossia. Infatti, è oltre i 3.500 metri che un organismo sano può sentire i primi sintomi di ipossia. Un caso molto raro, ma che si riconosce perché il primo sintomo dell’ipossia è un certo senso di benessere. Se si prova questa sensazione allora bisogna stare attenti”.

L’ipossia non è una condizione che accade facilmente, però. “Se l’organismo è sano”, prosegue Urbani “normalmente non ci sono problemi. A meno che non si vada a quote cabina più alte. Le persone che possono riscontrare problemi fisici sono quelle che hanno già delle patologie come per esempio insufficienza respiratoria, anche lieve o latente, o che soffrono di broncopneumopatia cronica ostruttiva o che hanno problemi cardiologici. Queste persone, in caso di pressurizzazione errata, potrebbero sviluppare una difficoltà respiratoria a bordo, ma anche un volta giunti a terra. Un volo a lungo raggio per queste persone, infatti, non andrebbe bene. Dovrebbero chiedere al proprio medico un documento per ricevere il supporto dell’ossigeno a bordo. Il più delle volte chi ha problemi di questo tipo lo sa da prima di salire su un aereo. Ma, in caso, chiunque può fare un test a terra per vedere il livello di ipossia, esame che può essere predittivo di futuri problemi in volo”.

Ci sono altri effetti negativi sul fisico di una persona se la pressurizzazione all’interno della cabina di un aereo non è corretta? Urbani ci ha tranquillizzati: “Non ce ne sono”. Però, avverte, bisogna fare attenzione alla fase di atterraggio. Il dottore ha infatti spiegato che “Nelle fasi di atterraggio, per il fatto che la pressione varia in cabina molto velocemente, si possono avere dolori alle orecchie o al naso, quello che si chiama disbarismo ovvero la variazione rapida della pressione per cui le persone hanno difficoltà a compensare e può provocare la cosiddetta otite barotraumatica. Onde evitare questo spiacevole problema, sarebbe meglio non volare quando si è raffreddati. Se curato bene il danno poi regredisce. Chi può avere più problemi sono però i bambini. Il bambino molto spesso è affetto da problemini delle vie aeree: bisognerebbe avere l’accortezza di farlo deglutire durante l’atterraggio (questo vale anche per l’adulto) perché ciò fa sì che la tromba di Eustachio si apra. Un neonato dovrebbe quindi essere allattato o bere dal biberon. In ogni caso è sempre meglio deglutire che non soffiare tappandosi il naso, perché si possono avete delle conseguenze permanenti”.

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