Alula, l’inedita regione storica dell’Arabia Saudita

Dal verde delle lussureggianti oasi al rosso delle pietre e l’ocra della terra, ecco il nuovo “museo a cielo aperto”

Cultura, arte, natura, storia, eventi: sono tante le esperienze che si possono fare durante un viaggio ad Alula, in Arabia Saudita. Dalla città nabatea di Hegra, primo Patrimonio Unesco del Paese, alla valle che è stata crocevia di numerose civiltà, Alula è ricca di tracce del loro passaggio: dipinti rupestri, imponenti tombe scavate nella roccia, antiche città. I Regni di Dadan, dei Lihyaniti, dei Nabatei, l’Impero Romano, la civiltà islamica, tutti, in 7mila anni di storia, hanno contribuito alla magnificenza di Alula.

Qui il paesaggio naturale è a dir poco mozzafiato: dal verde delle lussureggianti oasi al rosso delle pietre e l’ocra della terra, sono i colori che ammaliano la vista in questo nuovo “museo a cielo aperto”.

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@Ufficio stampa

In questo angolo remoto affiorano dalla sabbia del deserto 131 monumenti di straordinaria bellezza, circondati da una natura unica, fatta da di montagne di arenaria e altipiani, di rocce dalle forme più strane e di stretti “wadi” (passaggi) e canyon e persino di rigogliose oasi coltivate con palme da datteri.

Ad Alula c’è anche una città vecchia, che ospita ancora i resti di alcuni dei 400 edifici e delle 900 abitazioni fatte di mattoni di fango e pietre, la cittadella risalente al X secolo. La montagna Al-Aqra’a è famosa per le iscrizioni rupestri: oltre 450 incisioni arabe raccontano la storia e l’evoluzione di questa lingua.

Tante le esperienze che si possono fare per scoprire questo luogo meraviglioso in modo inusuale. Si può prendere il treno storico che viaggia lungo la ferrovia Hijaz e che un tempo correva da Medina a Damasco. Si può ammirare il panorama all’alto di una mongolfiera o, per chi se lo può permettere, di un elicottero. Ma per chi ama rivivere l’esperienza di Lawrence d’Arabia – che qui venne a combattere – si può percorrere un tratto di Alula a cavallo o a dorso di cammello. La maggior parte dei turisti, però, lo farà a bordo di una jeep.

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Una svolta storica per l’Arabia Saudita che desidera aprire le porte al turismo internazionale proprio con il suo tesoro naturale e archeologico, mostrando anche agli stranieri un patrimonio finora quasi del tutto inaccesesibile e una nuova frontiera del turismo culturale e ambientale.

L’Arabia Saudita finora era abituata a ricevere solo un tipo di turismo religioso: sono tre milioni i musulmani stranieri che ogni anno compiono il pellegrinaggio verso la Mecca. Tuttavia, entro il 2030 si è posta l’obiettivo di facilitare l’ingresso nel Paese agli stranieri e di aprire nuovi hotel e resort, anche di lusso per arrivare a ospitare fino a cento milioni di turisti ogni anno.

Saranno facilitati i visti turistici per 49 Paesi, tra i quali l’Italia; inoltre, per le donne occidentali non sarà più obbligatorio indossare il “niqab”, l’abito nero lungo che copre dalla testa ai piedi. Naturalmente, sarà chiesto, comunque, di vestirsi in modo decoroso per non urtare la sensibilità della popolazione locale.

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