Estremadura, le tracce della storia e l’incanto della natura

L’Estremadura, ai confini del Portogallo, è poco percorsa dai tour tradizionali ma ricca di storia romana, meravigliosi santuari e un territorio lussureggiante

Nel cuore della Spagna, nell’altopiano della Meseta, al confine con il Portogallo, c’è la comunità autonoma dell’Estremadura, che comprende le province di Cáceres e Badajoz. Una zona lontana dai giri turistici tradizionali, dove regna una cultura rurale che risalta negli spazi vasti e soleggiati della regione. Puntando lo sguardo sul territorio, il profilo dell’orizzonte appare proprio “estremo” e “duro” come promette il nome dell’area, ma anche spettacolare e ricco di fascino per chi decide di uscire dai soliti canoni di vacanza. In Estremadura ci sono, inoltre, tre luoghi che si fregiano del titolo di Patrimonio dell’Umanità dato dall’UNESCO: il complesso archeologico di Mérida dove ogni anno si svolge anche un importante festival di teatro, la parte più antica di Cáceres e, non molto distante da lì, il Monastero reale di Santa María de Guadalupe.

Per popolazione (circa 60.000 abitanti), Mérida è la terza città dell’Estremadura, dopo Cáceres e Badajoz e rappresenta uno dei centri spagnoli più ricchi di monumenti romani. Il primo di questi splendenti gioielli del passato è il Teatro romano eretto da Agrippa nel 16-15 a.C. e che può ospitare fino a 6.000 spettatori con una scena in marmo ricostruita in epoca flavia. È ritenuto il teatro romano meglio conservato in Europa e, ancora oggi, ospita spettacoli, in particolare quelli del Festival de Teatro Clásico, che si svolge ogni estate ed è frequentato da decine di migliaia di appassionati.

Vicino al Teatro romano sorge l’Anfiteatro, voluto sempre da Agrippa nell’8 a.C., mentre un edificio dai singolari contrasti è il Tempio di Diana, di epoca augustea e arricchito da elementi architettonici in granito locale stuccato. Nella sua parte interna fu costruito nel XVI secolo – ed ecco il contrasto – il palazzo del Conte di Corbos e ciò preservò la struttura dalla rovina del tempo. Un’altra sorpresa è la Casa del Mitreo, residenza patrizia della seconda metà del I secolo dove si può ammirare uno splendido mosaico con le allegorie del Nilo e dell’Eufrate.

In questa città dell’Estremadura si possono osservare anche le arcate dell’acquedotto romano (Acueducto de los Milagros), 827 metri di costruzione ancora intatta per 25 metri d’altezza. A circa 4 chilometri dal centro, l’acquedotto si collega al bacino artificiale di Proserpina che raccoglieva l’acqua. Un notevole compendio degli antichi tesori di Mérida è custodito nel Museo Nacional de Arte Romano, istituito nel 1838 e che, dal 1984, è ospitato nel moderno edificio progettato dall’architetto Rafael Moneo, che sorge nell’area archeologica.

Cáceres, più di 90.000 abitanti, sorge tra la Sierra de la Mosca e la Serrilla e, per la sua estensione sul territorio (oltre 1.750 chilometri quadrati), è il comune più grande non solo dell’Estremadura, ma dell’intera Spagna. La città è rinomata per essere la culla dello stile rinascimentale spagnolo che mescola elementi del Rinascimento italiano ad altri di gotico fiorito e di plateresco. La città vecchia (Ciudad Monumental) ha ancora le sue storiche mura ed è animata da moltissimi nidi di cicogne che spuntano in ogni dove. Il suo tessuto urbano è intervallato dalle sue magiche e maestose piazze come la storica plaza de Santa Maria su cui si affacciano la Concatedral de Santa Maria la Mayor e numerosi palazzi tra i quali quello vescovile e il Palacio de los Golfines de Abajo.

Spostandoci da Cáceres verso Guadalupe si arriva a visitare la meraviglia architettonica che è il Real Monasterio de Nuestra Señora de Guadalupe, un edificio che per lungo tempo fu uno dei più importanti monasteri dell’Estremadura e di Spagna e che, ancora oggi, è uno dei santuari più amati d’Europa. Il nucleo più antico del monastero risale alla fine del XIII secolo e si sviluppa da una cappella costruita in onore della Madonna. Alfonso XI di Castiglia lo proclamò poi “santuario reale” ed Enrico IV fu lì sepolto, nel 1474, accanto alla madre. Nel XX secolo il monastero ha ripreso vita grazie all’ordine francescano e papa Pio XII lo ha proclamato “Basilica papale minore” nel 1955.

Il monastero ruota intorno al Templo Mayor, iniziato a costruire da Alfonso XI a partire dal XIV secolo. Notevole, tra i tanti tesori del santuario, è la cappella a pianta quadrata di Santa Catalina, in cui si trovano due pale d’altare barocche, dedicate a Santa Catalina e a Santa Paula e opera di Giraldo de Merlo (XVII secolo). Un’altra sontuosa struttura ottagonale è il Camarín de la Virgen, ornato di stucchi e impreziosito da nove dipinti di Luca Giordano. Qui è custodita la statua della Madonna che dà il nome all’intero complesso monastico.

A nord di Cáceres, infine, i visitatori e gli appassionati di natura non possono mancare di visitare il Parco nazionale di Monfragüe o la Valle del Jerte con le sue rigogliose praterie. Soprattutto la Valle del Jerte in primavera è davvero speciale, perché fioriscono i ciliegi e i suoi pendii si colorano di bianco. I prati vedono pascolare i maiali che danno origine al famoso prosciutto iberico conosciuto come Dehesa de Estremadura mentre il Parco di Monfragüe, prezioso polmone naturale, custodisce la macchia mediterranea di montagna più estesa e meglio conservata del mondo, circondata da cordigliere ricoperte di lecceti e boschi e attraversata da mille ruscelli.

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