Fratta Polesine: il borgo veneto di ”La Badoèra”, opera del Palladio

Un tuffo nel passato entrando nel centro costellato da antiche e preziose dimore aristocratiche

Quando si arriva a Fratta Polesine, borgo a 20 km circa da Rovigo, si ha l’impressione di essere stati trasportati in un’altra epoca. Il centro è infatti costellato da antiche dimore aristocratiche immerse in un contesto agrario che sembra fare a pugni con la storia, ma il vero fulcro di questa piccola città è Villa Badoer, sito Unesco della provincia di Rovigo, realizzata da Andrea Palladio nel 1556 e su cui è stato costruito il centro di Fratta Polesine.

La Villa spicca sia per la dominanza visiva sul paesaggio circostante che per la sua importanza architettonica, posizionata in modo sopraelevato rispetto alla campagna perché costruita su un basamento di pietra per salvaguardarla da eventuali catastrofi naturali, ma anche per fare in modo che l’impatto scenico sia unico.

Villa Badoer

Villa Badoer | Ph. LorenzoPatoia (iStock)

La Badoèra, come viene spesso chiamata, quasi fosse una personificazione, nata come azienda agricola per il controllo e la conduzione della terra, è al contempo l’emblema dell’unione di Francesco Badoer e di Lucietta Loredan, esponenti di due importanti casate nobili veneziane, nonché dell’amicizia tra Francesco Badoer e il cognato Giorgio Loredan. Legame questo celebrato dagli affreschi realizzati all’interno del piano nobile dal Giallo Fiorentino.

Villa Molin Avezzù

Villa Molin Avezzù | Ph. avezzu.it

La Villa è un tripudio di sobrietà ed eleganza: la data di costruzione non è certa, ma nel 1557 doveva esistere già il corpo padronale perché appare inserito nella mappa redatta nel medesimo anno raffigurante le valli di San Biagio e di Valdentro. La celebre villa compare nei Quattro Libri del Palladio del 1570, dove è rappresentata con alcune differenze rispetto alla configurazione odierna: oggi è un luogo dove vengono organizzati importanti riunioni e convegni, mostre, rappresentazioni teatrali, liriche e di balletto. Nelle barchesse trova posto il Museo Archeologico Nazionale, con l’esposizione di reperti archeologici del periodo dell’età del bronzo e di grande rilevanza per tutta l’Europa.

La seconda tappa della passeggiata a Fratta Polesine è Villa Grimani Molin, ora Avezzù Pignatelli: vicinissima all’opera del Palladio, arricchisce Fratta di uno degli angoli più suggestivi del Polesine. Trasformata in un luogo unico, adatto ad ogni occasione, ospita matrimoni, meeting o semplici visite libere o guidate, tra le ampie sale affrescate, il grande giardino e un’atmosfera accogliente. Il nesso, tra le due ville vicine, pare ritrovare una spiegazione anche nelle affinità di certe decorazioni interne che la critica attribuisce alla medesima scuola.

Palazzo Dolfin Boniotti

Palazzo Dolfin Boniotti | Ph. Threecharlie (Wikipedia)

Infine ecco il Palazzo Dolfin-Boniotti, sede del museo etnografico “Manegium” e la Chiesa Parrocchiale dedicata ai SS Pietro e Paolo, costruita tra il 1552 e il 1682 che custodisce alcune tele del Bortoloni, statue marmoree di Giovanni Marchiori e di Giovanni Morlaiter mentre il soffitto è impreziosito dagli affreschi di Francesco Zugno, il baldacchino volante sapientemente indorato è il lavoro di intaglio di Sante Baseggio.

Spostandosi un po’ più in là e lasciando un attimo alle spalle la zona palladiana, seguendo il Canale Scortico si raggiunge la località Pizzon, dove è sorto un mulino terragno, probabilmente risalente al XVIII secolo: oggi è sede di una locanda e di un ecomuseo, che conserva intatto il grande ingranaggio che serviva a macinare sia il frumento che il granturco.

Vista su Fratta Polesine dalla villa

Vista su Fratta Polesine dalla villa | Ph. Marcok (Wikipedia)

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