Le porte dell’inferno: dal Lago d’Averno alle grotte del Sibun

I luoghi più suggestivi del mondo che hanno ispirato leggende e miti di porte infernali

Ecco come andare all’inferno. In questo caso, l’espressione non è per niente metaforica e offensiva, bensì è un’esortazione a visitare questi luoghi dove si ha davvero l’impressione di entrare in una dimensione esoterica, diabolica, tra fumi, colori accesi, fiamme e atmosfere da brividi.

Ecco alcune delle porte d’accesso che conducono direttamente all’inferno. Dall’Italia dove nell’antichità si pensava che un certo lago vulcanico fosse la porta dell’Ade, al Belize dove ci sono delle grotte, visitabili, che per i Maya sarebbero state il percorso di accesso all’aldilà.

In Italia, l’accesso principale sembrerebbe essere il Lago d’Averno, nei pressi di Pozzuoli. Nella storia questo bacino vulcanico è la località flegrea evocato da Omero e Virgilio, quello che avrebbe consentito l’ingresso all’Ade. Non a caso in latino inferno si dice anche averno. Il lago dalla forma ellittica, la cui profondità tocca punte massime di 35 metri, giace all’interno di un vulcano spento nato circa 4.000 anni fa.

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Nel Belize, nell’America centrale istmica, dovete raggiungere le grotte profonde di Sibun. Queste, popolate da scorpioni, secondo gli antichi miti Maya, sarebbero il cancello per l’inferno, lo Xibalba. Ad indicarvi il sentiero per gli inferi, fiumi di sangue e giaguari. Il fiume Sibun attraversa la parte nord-orientale dei monti Maya: qui, lungo le sue pianure alluvionali, ci sono stati i primi insediamenti nel paese.

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Un altro luogo imperdibile è Darvaza, in Turkmenistan, dove si trova un enorme cratere dal quale da 40 anni brucia ininterrottamente del gas naturale. Quando la caverna fu scoperta, nel 1971, furono i geologi ad appiccare il fuoco, sperando che l’emissione di gas terminasse. Il cratere, dal diametro di circa settanta metri, è stata ribattezzato dagli abitanti del posto “La porta dell’inferno”. E Derweze, difatti, significa “Porta”.

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Nove sono invece gli inferni di Beppu, in Giappone. Si tratta di una zona vulcanica nel sudovest del Paese. Fra i più celebri si possono ricordare: il chi-no-Ike Jigoku (pozzo di sangue), profondo circa 200 metri e con inquietanti acque color rosso sangue; l’Umi Jigoku (pozzo dell’oceano), il più vasto, dalle acque apparentemente fredde ma vicine ai 100 °C; il Tatsumaki Jigoku (pozzo del ciclone), con geyser bollenti che spruzzano aria ogni 17 minuti fino a 20 metri. Ora, per andare o mandare all’Inferno, non avete che l’imbarazzo della scelta.

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