Conscious travel: perché ne abbiamo bisogno e dove farlo

Viaggiare consapevolmente significa rispettare l'ambiente e la cultura del posto, ma anche supportare le imprese locali

Nella lingua giapponese esiste un termine, “mottainai”, che potremmo tradurre con l’espressione “ma che spreco!”. Prende spunto dalla religione buddhista e, nel suo utilizzo quotidiano, è legato all’avversione nei confronti dello sperpero e dello spreco delle risorse o anche dei semplici oggetti materiali, incoraggiando le persone a guardare oltre la cultura dello scarto e a valorizzare ogni singola cosa.

Mentre molti sforzi “green” e sostenibili si concentrano, come motivatore, sul futuro del Pianeta, il “mottainai” parte dal presupposto che, se si apprezza un oggetto, per insignificante che sia, non c’è alcuna ragione di sprecarlo.

Ecco perché, in tutto ciò che facciamo, dovremmo sempre tenere conto di quanto spreco spesso ci sia. Anche quando viaggiamo. In inglese questo modo di viaggiare viene chiamato “conscious travel”, viaggiare consapevolmente, e mai come ora ne sentiamo tutti il bisogno.

Cos’è il “conscious travel”

Viaggiare in maniera sostenibile significa pensare anche a non inquinare, il nostro stesso Paese e qualunque altro luogo decidiamo di visitare durante le nostre vacanze. “Conscious travel” significa rispettare l’ambiente e la cultura del posto, ma anche supportare le imprese locali. Significa scegliere i percorsi meno battuti per contribuire a sviluppare il turismo là dove non è ancora arrivato, dare una mano economicamente a quelle piccole attività – negozi, bar, trattorie, privati – spesso tagliate fuori dai grossi circuiti turistici.

Viaggiare responsabilmente è facile. Specialmente ora che, per colpa della pandemia, si tende a tenersi lontani dalle mete più affollate. Parliamo di ecoturismo, certo, perché la natura, con suoi ampi spazi all’aria aperta offre un’infinità di spunti per mettere in pratica un turismo di tipo responsabile.

Ma anche di tour incentrati sull’esperienza degli stili di vita locali, sull’apprendimento della cultura e della storia di un luogo e di una comunità, supportando le industrie e le risorse del posto. Così che, al ritorno dal viaggio, ci si senta un po’ cambiati, in meglio possibilmente.

Senza scendere nell’aspetto puramente religioso come in Giappone, il “conscious travel” ha comunque alla base un approccio olistico, considerando l’insieme degli aspetti di un viaggio e la “mindfulness” (un termine molto in voga che significa presa di coscienza) del Pianeta in cui viviamo, del popolo che lo abita e che incontriamo nel corso dei nostri viaggi.

Il “conscious travel” è un modo di approcciare un viaggio o una vacanza in modo completamente nuovo, insomma, che cambia i nostri valori e la percezione che abbiamo del mondo e dei luoghi che visitiamo, che consente di guardare la destinazione con occhi diversi, gli occhi di chi vive in quella regione, imparando a conoscere, capire e apprezzare ogni singolo oggetto come fanno i locali. Altrimenti, “mottainai”!

Il turismo consapevole, se praticato nel modo corretto, può dare origine a un radicale cambiamento nel turismo, contribuendo a ridurre l’impatto negativo che ha l’industria turistica in questo momento storico molto difficile e a produrre un beneficio per quelle comunità che altrimenti rischiano di impoverirsi ulteriormente se non addirittura di venire sfruttate un domani.

Semplici regole per essere dei “conscious traveller”

1. Durante i viaggi, acquistare prodotti di artigianato locale evitando i grandi magazzini

2. Consumate i pasti nei ristoranti locali e acquistate street food anziché andare nei fast food delle catene internazionali

3. Rivolgetevi ad agenzie viaggi locali che organizzano tour guidati

4. Soggiornate in alloggi di proprietà di locali come le guest house o i B&B anziché presso le grandi catene alberghiere

5. Spostatevi con i trasporti pubblici o con le biciclette dei bike sharing onde evitare di contribuire all’inquinamento

6. Cercate di riciclare il più possibile la spazzatura e di fare la raccolta differenziata.

Dove fare “conscious travel”

Senza andare troppo lontano, l’Italia, benché piccola e ormai conosciuta in ogni suo microscopico angolino, ha tantissimi luoghi dove praticare una vacanza consapevole, a partire dalle migliaia di borghi sparsi per tutto lo Stivale, dove una vacanza porta sicuramente all’economia locale una ventata d’aria nuova. Specie in quelle regioni meno frequentate dai turisti, come il Molise o la Basilicata, l’Abruzzo o la Calabria. Preferite queste regioni alle già note Toscana, Umbria o Trentino-Alto Adige, specie nei periodi di alta stagione.

Ma ci sono anche luoghi immersi nella natura, come le valli più nascoste della Valle d’Aosta (vedi la Riserva naturale del Mont Mars) o il Parco Nazionale d’Abruzzo o ancora l’Appennino centro-meridionale o l’entroterra della Sardegna.

© Italiaonline S.p.A. 2021Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Conscious travel: perché ne abbiamo bisogno e dove farlo