Difficilmente apparirà amara, questa Maremma. Non come la voleva la canzone tradizionale, Maremma Maremma, ispirata all’opera di bonifica di questo ampio territorio a sud della Toscana, una vasta area pianeggiante sul litorale, un tempo caratterizzata da paludi, miseria, malaria: Tutti mi dicono maremma maremma/Ma a me mi sembra una maremma amara/L’uccello che ci va perde la penna/Io c’ho perduto una persona cara.
Oggi è il luogo di incontro di mare e collina: grazie al Parco Regionale della Maremma si può vivere in prima persona un ambiente in cui è possibile camminare lungo la costa per chilometri, tra una profumata vegetazione mediterranea, in mezzo a sparute tracce dell’antichità e una fauna ricchissima: cinghiali, daini e uccelli marini che pattugliano il litorale.
Tra la fine della primavera e i primi mesi dell’estate il clima si fa ideale per esplorare il Parco. Le numerose passeggiate ed escursioni della rete sentieristica che lo attraversano consentono di esplorare angoli di natura selvaggia tra fiori colorati, il verde argentato degli ulivi, il blu del Mar Tirreno. Il Parco propone itinerari adatti a ogni livello di allenamento e a ogni tipo di curiosità, dal birdwatcher appassionato all’escursionista che cerca semplicemente un spiaggia solitaria sul mare da raggiungere a piedi.
Indice
Il Parco della Maremma: cos’è, dove si trova e come arrivare
Il Parco Regionale della Maremma si estende lungo la costa tirrenica della Toscana, nel territorio della provincia di Grosseto. Il suo perimetro abbraccia una striscia di litorale che va dalla foce del fiume Ombrone, secondo corso d’acqua più lungo della regione, fino alla cittadina di Talamone, che sorge su un promontorio roccioso a dominare l’omonima baia.
Al suo interno si trova la catena dei Monti dell’Uccellina, punteggiata dai ruderi delle antiche torri di avvistamento che per secoli hanno sorvegliato questa costa. Spesso, peraltro, ci si riferisce comunemente al Parco come al Parco dell’Uccellina, appunto.
Il punto di riferimento per chi vuole visitare il Parco è il Centro Visite di Alberese, dove è possibile acquistare i biglietti di ingresso, ritirare le mappe e, per alcuni itinerari, prenotare le visite guidate.
L’ingresso al parco è sempre a pagamento, con un prezzo diverso a seconda del percorso che si desidera intraprendere. Solo la spiaggia di Marina di Alberese è considerata di libero accesso per la balneazione.
Cala di Forno
Cala di Forno è una destinazione simbolo per il Parco della Maremma. Un percorso di difficoltà medio-alta, lungo circa 17 chilometri totali, con un tempo di percorrenza indicativo di quattro ore, che conduce a una spiaggia dal fascino selvaggio e unico, spesso luogo ideale per l’insolito avvistamento di animali del bosco sulla sabbia e in riva al mare, come volpi, daini e cinghiali.
Il cammino attraversa dapprima la pineta granducale, uno dei boschi artificiali più suggestivi della Toscana, voluto dai Lorena nel Settecento per proteggere le aree interne dai venti marini. Costeggiando il canale dello Scoglietto si raggiunge l’uliveto monumentale di Collelungo, che ha un’età stimata oltre i quattrocento anni. Da qui, superato un piccolo cancello di legno, il sentiero entra nella zona di riserva integrale del Parco e si immerge nel versante meridionale delle colline dell’Uccellina, il più soleggiato e profumato, battuto dal sole per quasi tutta la giornata tra grandi cespugli di cisto e rosmarino.
L’escursione procede con il mare costantemente in vista, dominando dall’alto una striscia di spiaggia sabbiosa lunga e integra, senza una costruzione. L’arrivo alla piccola insenatura di Cala di Forno è un piccolo spettacolo dopo il lungo cammino: una caletta raccolta, frequentata oggi principalmente da daini e cinghiali, le cui tracce si notano comunemente sulla sabbia.
Alle spalle della spiaggia si trova il lungo edificio della dogana del Granducato di Toscana, costruito alla fine del Settecento, a testimoniare un passato in cui questa cala era il porto dell’abbazia medievale di San Rabano e un approdo di rilevanza commerciale, segnalato dalle principali carte nautiche italiane già dal Rinascimento.
Salto del Cervo
L’itinerario C1 del Parco è denominato Salto del Cervo, dal nome della stretta e spettacolare cala a cui conduce. È un percorso tosto, di circa 11 chilometri, che non lesina un paio di dure salite e che attraversa la catena dell’Uccellina dalla pianura fino a una spiaggetta solitaria sul mare, con vista sull’isola del Giglio.
Il sentiero C1 inizia salendo dolcemente tra ordinatissimi filari di ulivo, prima di superare la rete di protezione delle coltivazioni dagli animali selvatici e immergersi nel bosco. Si raggiunge rapidamente la Torre Bassa, costruita nell’anno 1100 dagli Aldobrandeschi come parte del sistema difensivo del Castello di Collecchio, oggi scomparso.
Da qui ci si inerpica lungo un vallone coperto da una bella lecceta, incontrando a metà percorso le rovine di un piccolo insediamento medievale abitato tra il Mille e la fine del Trecento: si riconoscono i resti di una piccola chiesa romanica, di un’abitazione con cortile, e persino di un forno da pane in pietra costruito dai carbonai dell’Amiata che trascorrevano qui i mesi invernali.

La salita più impegnativa è ricompensata dall’arrivo al Poggio delle Sugherine, dove un’altana in legno offre un panorama a 360 gradi: verso l’interno fino al Monte Amiata, verso il mare fino alla lontana Corsica. Si affronta poi la discesa finale verso il mare, con la macchia mediterranea bassa attorno ai camminatori in uno scenario vagamente lunare.
La cala è stretta tra la scogliera, con una piccola striscia di sabbia, grandi tronchi sbiancati dal mare e scogli bassi che entrano in acqua: un luogo solitario e magico dove godere della fatica fatta per raggiungerlo.
Bocca d’Ombrone
Per chi preferisce un’escursione meno impegnativa ma di grande suggestione paesaggistica, la passeggiata A7 a Bocca d’Ombrone è la scelta perfetta. Un itinerario di circa cinque chilometri, tutto pianeggiante e senza difficoltà, che può essere percorso anche in bicicletta e che regala uno dei panorami più potenti di tutto il Parco.
Il percorso parte dalla strada per Marina di Alberese e si apre subito in un tratto rettilineo che contrappone un mare impetuoso che si infrange sugli scogli alla grande pianura maremmana, con una vegetazione peculiare, uccelli di ogni tipo e le mandrie di bovini storicamente allevati qui.

L’arrivo alla foce dell’Ombrone, il secondo fiume più lungo di Toscana, è suggestivo. Qui il fiume e il mare si incontrano, si assiste a un duello geologico che dura da migliaia di anni tra l’acqua limacciosa del fiume che si allunga nel Tirreno, distribuendo i sedimenti sulle spiagge attraverso le correnti costiere, e il mare che lentamente si riprende lo spazio ceduto dalla pianura.
Dietro il Casello idraulico, un antico edificio di controllo delle acque, un breve sentiero porta a un capanno per il birdwatching. La zona salmastra dove si incontrano le acque è infatti un paradiso per gli uccelli migratori, che la popolano ben felici.
Cannelle
Meno conosciuto e frequentato degli itinerari precedenti è il percorso Le Cannelle, nella parte meridionale del Parco, non lontano da Talamone: quasi nove chilometri con alcune asperità altimetriche, percorribile esclusivamente con guida e su prenotazione contattando il Centro Visite di Alberese.
Il cammino inizia dalle rovine di due grandi cisterne romane e sale lungo un antico percorso doganale tra una macchia alta di lecci, raggiungendo il Semaforo, un ex punto di avvistamento militare da cui si apre un primo magnifico panorama sulla costa rocciosa del Parco, dalla Torre di Capo d’Uomo fino a nord.
Il sentiero prosegue poi sulla cresta, con vedute che si aprono contemporaneamente sul mare e sull’entroterra, fino a Punta del Corvo, secondo punto panoramico da cui lo sguardo spazia su Tirreno, Argentario, Elba, Giglio e, nelle giornate più limpide, fino a Montecristo e alla Corsica.

Da qui la discesa verso il mare è quasi continua, su un comodo sentiero. L’arrivo alla baia delle Cannelle avviene su quello che potrebbe essere un antico approdo etrusco: sullo scoglio piatto che si protende nel mare si trovano ancora tracce di un forno per la fusione dei minerali ferrosi provenienti dall’isola d’Elba, a testimoniare una storia lunghissima di frequentazione umana di questa costa.