La “sindrome del turista” colpisce tante persone: perché quando viaggiamo siamo più maleducati

Vacanze senza regole? Secondo una ricerca, molti turisti ammettono infrazioni leggere ma diffuse. Cos'è la "sindrome del turista"

Foto di Angelica Losi

Angelica Losi

Content writer & Travel Expert

Per lavoro è Content writer, per diletto viaggia. Appassionata di turismo enogastronomico, fotografa tutto per inscatolare i ricordi e poi li racconta online.

Pubblicato:

Si parte per staccare, si finisce per cambiare atteggiamento. Non sempre in meglio. Secondo una ricerca diffusa da Radical Storage, quando si viaggia si tende ad abbassare alcune soglie: quelle dell’attenzione, del rispetto delle regole, talvolta anche del buon senso.

Il fenomeno viene definito “sindrome del turista”: lontani da casa si fanno cose che nella routine quotidiana difficilmente si prenderebbero in considerazione e i numeri, raccolti su oltre 1.200 viaggiatori, lo confermano.

Comportamenti e infrazioni in viaggio

La ricerca condotta da Radical Storage evidenzia che più della metà dei viaggiatori modifica il proprio comportamento durante un viaggio. Tra i più giovani la percentuale sale ancora, superando il 70% nella fascia Gen Z. Segno che il viaggio viene vissuto come uno spazio meno vincolato. Si registra una percezione diffusa: in vacanza si può osare. Il contesto cambia, le regole sembrano meno stringenti o forse semplicemente più lontane.

Secondo l’analisi, 4 turisti su 10 ammettono di aver infranto almeno una regola durante una vacanza. Non parliamo per forza di reati gravi; più spesso, piccole infrazioni che a casa difficilmente passerebbero.

I comportamenti si ripetono. C’è chi si fa fotografare in modo irrispettoso accanto a statue e monumenti, chi occupa spazi comuni prima del tempo, chi raccoglie sabbia o altri elementi naturali dove è vietato. Gesti che possono sembrare banali, ma che sul territorio lasciano il segno. Esiste persino una lista di souvenir vietati da portare dai viaggi all’estero, ma che spesso c’è chi prova comunque a portare con sé.

Il risultato? Tensioni con le comunità locali e luoghi sempre più sotto pressione, soprattutto nelle mete già vittime di overtourism.

Il rapporto disinvolto con gli hotel

Un altro dato si concentra sugli hotel. La linea tra ciò che è consentito e ciò che non lo è sembra diventare più sfumata: quasi l’85% ammette di aver portato via qualcosa dalla stanza. Nella maggior parte dei casi si parla di oggetti di cortesia: shampoo, saponi, ciabattine, ma non solo.

Si registra anche un aumento dei consumi di alcol rispetto alla quotidianità: più della metà degli intervistati lo riconosce apertamente. La ricerca mette l’attenzione sul disagio a posteriore; secondo quanto dichiarato, 1 viaggiatore su 2 racconta di aver provato imbarazzo ripensando a ciò che ha fatto in vacanza.

Cosa si fa quando si viene scoperti

Se si viene scoperti entra in scena quella che è conosciuta come “carta del turista”. Quando si viene richiamati e si prova a minimizzare si finge di non conoscere le regole, la lingua e si punta tutto sull’ingenuità.

L’atteggiamento è condiviso dai più grandi, ma soprattutto dai più giovani che vivono il contesto del viaggio in modo più elastico e tendono a non assumersi le responsabilità poiché, almeno in apparenza, non ci sono vere e proprie conseguenze. La situazione è così sfuggita di mano che in Europa sono scattate persino delle multe contro i turisti maleducati.

Viaggiare implica che ci siano nuove scoperte e culture con cui si entra in contatto, ma la convivenza con luoghi e comunità non può essere preso sottogamba; la ricerca fa emergere una tensione evidente tra il desiderio di libertà e l’inevitabile necessità di rispetto. Se da una parte il turismo globale continua a crescere, è evidente che l’impatto dei comportamenti individuali, anche quelli che sembrano minimi, possono impattare in modo eccessivo.