In un’oasi nel deserto riaffiora un’intera città bizantina perduta: la scoperta in Egitto

La scoperta nell'oasi di Dakhla svela una città bizantina rimasta nascosta per secoli, conservando tracce della sua antica comunità

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Angelica Losi

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Per lavoro è Content writer, per diletto viaggia. Appassionata di turismo enogastronomico, fotografa tutto per inscatolare i ricordi e poi li racconta online.

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Il deserto egiziano non smette di stupire e tra dune e palme gli archeologi hanno riportato alla luce un’intera città bizantina perduta dove si viveva oltre 1.7000 anni fa. Il sito si chiama Ain el-Sabil e si trova nella nell’oasi di Dakhla all’interno della Nuova Valle. A darne l’annuncio è stato il Ministero del Turismo e delle Antichità egiziano, dopo che una missione locale legata al Consiglio Supremo delle Antichità ha portato alla luce quello che gli esperti definiscono un insediamento tardo-romano o protobizantino perfettamente pianificato.

La scoperta di una città bizantina perduta

La città interamente realizzata di mattoni crudi ha lasciato a bocca aperta gli archeologi che hanno fatto emergere in questo angolo d’Egitto un autentico tesoro.

Mahmoud Masoud, direttore generale delle Antichità di Dakhla e responsabile della missione, ha raccontato che le case scoperte avevano saloni ampi, soffitti a volta, forni per il pane, cucine, macine per i cereali. Ai margini dell’insediamento, due torri di guardia e una fortezza dalle mura spesse completavano il quadro. Una comunità che viveva, pregava e, se necessario, si difendeva.

Tra gli edifici spiccano due case: quella di Tisus, appartenuta secondo gli archeologi a un diacono, risale alla seconda metà del IV secolo, quella di Tabipus è ancora più antica, di inizio IV secolo, e potrebbe aver funzionato da chiesa domestica prima ancora che venisse costruita la basilica vera e propria.

Se confermato, sarebbe un dettaglio prezioso: mostrerebbe passo dopo passo come il cristianesimo si sia fatto strada in quest’angolo di deserto, da una stanza di casa a un edificio di culto costruito apposta. Ma i veri protagonisti sono circa 200 ostraca, frammenti di ceramica usati come “carta” per scrivere. Sopra, in copto e in greco, compaiono contratti di compravendita, lettere, appunti di vita quotidiana.

A completare il quadro, un bel gruppo di monete di bronzo ben conservate, con ritratti di imperatori bizantini, iscrizioni latine e simboli cristiani. Alcune monete d’oro riportano il nome di Costanzo II, imperatore dal 337 al 361 d.C.

Perché questa scoperta riscrive la storia

Per una volta non parliamo di un tempio spettacolare o di una tomba faraonica, ma di qualcosa di più raro e forse più prezioso: la vita di tutti i giorni. Le oasi del deserto occidentale, Dakhla in testa, erano nodi di una rete fatta di strade, campi coltivati, pozzi, tasse, commerci e scritture. Studi recenti su Dakhla e sulla vicina Kharga lo confermano da anni.

Non a caso Ain el-Sabil richiama da vicino un altro sito noto, Kellis, l’antica Ismant el-Kharab, dove case, templi, chiese e documenti hanno già raccontato il passaggio dai culti tradizionali al cristianesimo tra III e IV secolo. Ora Ain el-Sabil aggiunge un altro tassello a questa mappa, con la sua sequenza quasi “in diretta” tra casa-chiesa e basilica.

C’è però un invito alla cautela che vale la pena raccogliere: le monete aiutano a datare l’attività del sito, ma non ogni singolo muro o ogni fase costruttiva maservirà tempo, e altre pubblicazioni scientifiche, prima di ricostruire con precisione la cronologia completa.

Il Ministero parla di “città residenziale completa” di epoca bizantina. Forse la formula più giusta, per ora, è più prudente ma non meno affascinante: un insediamento tardo-romano o protobizantino sorprendentemente ben conservato, che restituisce all’Egitto, e a chi ama la storia, un pezzo autentico di vita vissuta nel cuore del deserto.

Insomma, l’Egitto continua a stupire: dopo ritrovamenti come quella di Alessandria che rivela l’antica vita urbana e addirittura il papiro dell’Iliade dà modo di aggiungere pagine alla storia che conosciamo con maggiori dettagli.