Viaggio a Samarcanda, antica città sulla Via della Seta

Cosa vedere a Samarcanda, in Uzbekistan, città incrocio di culture, sulle tracce di moschee, mausolei e bazar coloratissimi.

Lungo l’antica strada che collega l’Europa alla Cina, percorrendo cioè la Via della Seta, si arriva a metà tragitto ritrovandosi del cuore dell’Uzbekistan contemporaneo, soggiogati dalla magia misteriosa della città di Samarcanda, il cui etimo significa “fortezza di pietra”, con le sue tracce di storia che tornano indietro nel tempo di 2700 anni, prima centro abitato dell’impero persiano, poi sotto l’influenza araba, poi timuride, uzbeka, fino ai secoli più vicini a noi dell’impero russo e poi della confederazione sovietica.

In Uzbekistan, d’estate, le temperature possono superare i 40°C mentre, spostandosi verso la parte orientale del Paese, dove ci sono le montagne, si può trovare clima più temperato. È qui che sorge Samarcanda, a sud est, verso il confine con il Tagikistan, a circa 700 s.l.m. D’inverno in città le temperature possono scendere sotto zero, d’estate superano i 30°C. Ecco perché, potendo scegliere, è meglio visitare Samarcanda in primavera o autunno, per godere al meglio le vestigia storiche e le meraviglie del paesaggio.

Si giunge in Uzbekistan con le linee aeree internazionali che arrivano prevalentemente da Mosca, facendo scalo nell’aeroporto della capitale Tashkent. Da qui ci si sposta con voli interni, che sono molto spartani e poco costosi, o, meglio ancora, con autobus a lunga percorrenza. I taxi, più cari, invece, consentono di raggiungere con comodità i luoghi più fuori mano; per entrare nel Paese occorre il visto. Quindi giunti a Samarcanda, città vero crocevia nel deserto, immensa e seducente, si viene attirati dalla tomba di Tamerlano, le madrase (le scuole coraniche), i bazar colorati.

La parte vecchia di Samarcanda è quella più ricca di monumenti da ammirare. A cominciare dal Registan (che vuol dire “luogo di sabbia” o “deserto” in persiano), la piazza pubblica dove le persone si riunivano per ascoltare i proclami reali o assistere alle pubbliche esecuzioni. Tre imponenti madrase, esempi di pregiata architettura islamica, si affacciano sulla piazza, una per lato, lasciando libero il quarto.

Sono le madrase di Ulugh Beg, la più antica (1417-1420), quella di Sher-Dor (1619-1636) e la Tilya-Kori (1646-1660). Tre madrase riccamente decorate di preziosi mosaici, gli iwan sfolgoranti di ornamenti con stilizzazioni geometriche, i minareti e le moschee. Ad est della Tilya-Kori c’è il mausoleo degli Shaybanidi (del XVI secolo). L’altro monumento di rilievo nel Registan è la cupola del commercio Chorsu, sul lato nord est, vecchio bazar costruito nel XV secolo e ricostruito nel XVIII secolo.

A questo punto vale la pena passare nel vicino bazar Siyob, il più grande di Samarcanda, adiacente alla moschea di Bibi-Khanym. All’interno del mercato centinaia di commercianti vendono quasi ogni genere di prodotto, una specie di grande centro commerciale visitatissimo dai locali e dai turisti che visitano la città. Vi si trova di tutto: abbigliamento, tessuti per la casa, alimentari (tra i quali il naan, il pane simil-azzimo molto consumato nei paesi dell’Asia centrale, soprattutto in India) e ogni altro genere di prima necessità.

Sul grande bazar vigila la moschea di Bibi-Khanym, uno delle più importanti a Samarcanda, costruita nel XV secolo, di cui ora non restano in città che alcuni ruderi grandiosi che, sebbene restaurati intorno alla metà del secolo scorso, solo in minima parte restituiscono lo sfarzo monumentale – e le dimensioni – delle origini. La sola porta principale era alta 35 metri. Fu fatta edificare da Bibi-Khanum, la moglie mongola di Tamerlano, quando il marito era lontano a combattere le sue guerre. Era tra le maggiori moschee del mondo islamico del suo tempo, talmente ardita e al limite delle sue possibilità architettoniche che il terremoto del 1897 la fece crollare definitivamente.

A breve distanza da lì c’è Shah-i-Zinda, che significa “il re vivente”, complesso di mausolei e di edifici rituali e funerari dei secoli IX-XIV e XIX. La leggenda vuole che Kusam Ibn Abbas, il cugino del profeta Maometto, sia stato sepolto lì. Il santuario interno è meta di pellegrinaggi per via delle sue tombe, in cui furono sepolte famiglie e favoriti della corte di Tamerlano. Tornando indietro verso il Registan, ai suoi margini si incontra il mausoleo Gur-e-Amir, in persiano “tomba dei re”, dove si possono ammirare le eleganti e nobili sepolture di di Tamerlano, dei suoi figli Shah Rukh e Miran Shah e dei nipoti Uluğ Bek e Muhammad Sultan. Viene onorato pure Mir Sayyid Baraka, maestro di Tamerlano.

Da ognuno di questi punti, la vista sulla città è sempre magica e suggestiva. Come sono di una bellezza quasi ipnotica le rovine di Afrasiab, ovvero l’antica Samarcanda che era conosciuta anche con il nome di Maracanda. Sono a nord est del bazar Siyob ed ospitano un museo che conserva alcuni affreschi sogdiani del VII secolo. Sempre ad Afrasiab si trova la presunta tomba di Daniele, il profeta dell’Antico Testamento, noto nell’Islam come Danyāl. Sono questi solo alcuni dei punti attrattivi di Samarcanda, città incrocio di culture che, per l’Unesco, dal 2001 è patrimonio dell’umanità. Una città dal fascino irresistibile.

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