A cavallo fra tre regioni – Liguria, Piemonte e Lombardia – il Forte di Gavi domina un vastissimo territorio noto anche come Oltregiogo da prima dell’anno Mille. A distanza di secoli, questa fortezza inespugnabile – e da cui era quasi impossibile fuggire – è ancora lì, bella e austera com’era un tempo, e da poco ha riaperto i battenti dopo un grande rinnovo, pronta per essere visitata.
Quattro secoli dopo l’avvio del cantiere che ha trasformato l’antico castello medievale nell’imponente fortezza moderna, infatti, il Forte di Gavi ha inaugurato una nuova fase della sua storia. E noi siamo andati a scoprirla.
Indice
La storia del Forte di Gavi
I primi documenti scritti che testimoniano l’esistenza del castello di Gavi sono datati 972-3. Si trattava, allora, di un piccolo castello medievale con tanto di torri. Per passare lungo questo tratta di territorio, attraversato da ben due importanti vie romane, la via Postumia e la via Aemilia Scauri, bisognava pagare dazio. Quindi svolgeva più che altro funzione di avamposto di frontiera.

Nel corso dei secoli, il castello seguì le vicende politiche del territorio. Nel 1191, l’imperatore Enrico VI, figlio di Federico I Barbarossa, concesse in feudo alla Repubblica di Genova il castello e il borgo. Nel 1418, passò sotto la signoria dei Visconti di Milano; dopo ulteriori cambi di dominio, nel 1528 tornò definitivamente alla Repubblica di Genova, che la mantenne fino al 1815, quando la caduta della Repubblica segnò l’annessione al Regno di Sardegna. Fu sotto il governo genovese che il castello si trasformò in una delle più imponenti fortezze dell’Italia Nord-occidentale.
La prima grande opera di rinnovamento fu realizzata intorno al 1540, quando l’ingegnere militare Giovanni Maria Olgiati ridisegnò completamente il sistema difensivo, ricostruendo la cinta muraria, realizzando nuovi bastioni e consolidando l’intero complesso. Nel secolo successivo, il Forte raggiunse la sua massima estensione grazie al progetto del frate domenicano Vincenzo da Fiorenzuola, meglio noto come Gaspare Maculani, celebre inquisitore nel processo a Galileo Galilei, ma anche esperto di architettura militare, quello che oggi chiameremo un’archistar.

Tra il 1626 e il 1629, la struttura venne ampliata e potenziata, con interventi che proseguirono fino agli inizi dell’Ottocento. Furono costruiti la ridotta di Monte Moro, collegata al Forte da una galleria sotterranea, nuovi alloggi per soldati e ufficiali, cisterne, polveriere, corpi di guardia e piazze d’armi. A questi lavori contribuirono alcuni dei più importanti ingegneri militari dell’epoca.
Nel 1854, il Forte perse definitivamente la sua funzione difensiva, venne disarmato e trasformato in carcere civile. Durante la Prima guerra mondiale divenne reclusorio militare, destinato a ospitare sia prigionieri austriaci sia militari italiani. Negli anni tra i due conflitti mondiali, alcuni dei suoi terrapieni furono convertiti in vigneti sperimentali, dando al complesso un’insolita vocazione agricola.

Nel corso della Seconda guerra mondiale, il Forte riprese la funzione di luogo di detenzione come carcere di massima sicurezza. Conosciuto dagli stessi prigionieri come “Bad Boys Camp” o come “Scatola di pietra” o ancora come “Campo 5”, era riservato agli ufficiali britannici che avevano già tentato la fuga da altri campi di detenzione. Tra i detenuti più celebri, figurano David Stirling, fondatore dello Special Air Service (SAS), Jack Pringle, maggiore dell’VIII Reggimento degli Ussari Reali Irlandesi, protagonista di un rocambolesco tentativo di evasione a cui è dedicato un docufilm in una sala del Forte, e Alastair Cram, un ufficiale scozzese ed evasore seriale che tentò la fuga 21 volte, inclusa la clamorosa evasione dal Forte di Gavi, raccontata in un libro intitolato Un uomo in fuga – La vera storia del tenente Alastair Cram, scritto da David M. Guss.
La struttura del Forte di Gavi
Il Forte di Gavi ha una meravigliosa struttura sviluppata su tre livelli, è talmente vasto da coprire un’intera collina. Le sue altissime mura esterne e i suoi bastioni, tutti irregolari e diversi tra loro, fatti di terra per assorbire l’eventuale esplosione di una bomba, gli conferiscono un senso di maestosità e di inespugnabilità.
Una volta entrati dal portone d’ingresso (se arrivate prima dell’orario della vostra visita lo troverete chiuso), si scende un lungo corridoio di pietra che conduce a una seconda grossa porta di legno che dà sul cortile dove si trova il Basso Forte, la cittadella militare che poteva ospitare un migliaio di soldati e che, in seguito, ha ospitato i detenuti.

Si può entrare in alcune delle celle rimaste tali e quali, mentre altre ospitano mostre temporanee. In fondo al cortile c’è la chiesa che non è mai stata davvero utilizzata per il suo scopo religioso; invece, veniva impiegata dagli ufficiali per farsi la doccia.
Tutto, però, ha inizio nell’Alto Forte, la parte più in alto della fortezza, del tutto simile al castello, raggiungibile attraverso un percorso separato. Molto probabilmente inizialmente al suo posto si trovava un forte romano sopra il quale è sorta la fortezza medievale.

Il restauro del Forte
L’11 marzo 1626, prendevano il via gli interventi che avrebbero dato forma all’attuale struttura fortificata, uno dei più significativi esempi di architettura militare del suo tempo: una complessa macchina difensiva su tre livelli, con bastioni e cortine murarie progettati per resistere agli assedi e attraversare i secoli.
Nel 1946 il Forte fu affidato alla Soprintendenza per i Beni Architettonici del Piemonte. Dal 1978 è stato interessato da un costante programma di restauro e valorizzazione che ha restituito uno dei più significativi esempi di architettura militare in Europa. Oggi, a distanza di 400 è stato completamente rinnovato in spazi espositivi all’interno delle celle, nelle sale interne, nel sottotetto e nel cortile, dove ci sono installazioni all’aperto, e percorsi di visita che comprendono un’esposizione permanente e l’integrazione di nuove tecnologie digitali per un racconto del monumento accessibile a tutti.
La leggenda del fantasma di Gavina
Come in molti castelli, non mancano le leggende neppure al Forte di Gavi. Si racconta della figlia di un re dei Franchi, Gavia o Gavina (da cui prende il nome il Comune di Gavi), che era stata costretta a sposare un pretendente scelto dal padre. Lei, in realtà, era innamorata dello stalliere così i due decisero di scappare, facendo perdere le loro tracce. Arrivati in questa zona, dove trovarono un castello quasi disabitato, decisero di andarci a vivere. La principessa era molto bella e molto dolce, tanto che il popolo del borgo di Gavi le si affezionò. Ma il timore era che il padre, una volta che li avesse ritrovati, li avrebbe uccisi entrambi o, comunque, che avrebbe ucciso lo stalliere e riportato a casa la figlia per farla sposare con il pretendente scelto. Fu Amalasunta, figlia di un altro re dei Franchi, a tenerli nascosti e salvare la coppia lasciandola vivere nel Forte.

La tradizione vuole che Gavina sia stata tumulata nell’Alto Forte, molto probabilmente all’interno della torre. E c’è chi sostiene che il suo fantasma ancora si aggiri tra le mura del castello. Fino a qualche anno fa, ogni anno a Gavi si svolgeva una grande rievocazione storica con una sfilata in costume al termine della quale veniva eletta la principessa Gavina dell’anno.
Come e quando visitarlo
Per visitare il Forte di Gavi è necessario prenotare online, ma si paga alla biglietteria direttamente sul posto una volta arrivati per l’appuntamento della visita guidata che è obbligatoria (il tutto costa solo 5 euro, per ragazzi tra 18 e 25 anni 2 euro ed è gratuito per i minori di 18 anni, persone con disabilità e accompagnatori). Il Forte è aperto da aprile a settembre, nei giorni feriali le visite sono alle ore 08.30, 10.00, 11.30, 16.00, nei festivi alle 09.30, 11.00, 16.00, 17.30.
La visita guidata, fondamentale per scoprire tutti gli aneddoti legati al Forte, non sempre comprende anche quella all’Alto Forte, in quanto questa parte è aperta al pubblico solo il secondo e il quarto weekend del mese con due visite giornaliere (10.30 e 13.00) e prevede un biglietto a parte. Il percorso di visita si svolge prevalentemente all’aperto, è consigliato quindi indossare abbigliamento e calzature adeguate.

Se arrivate prima, dovete attendere il vostro turno fuori dalla porta perché gli ingressi sono contingentati. C’è un parcheggio in uno spiazzo appena fuori dove lasciare l’auto, raggiungibile salendo lungo una strada stretta e ripida. Fuori dal castello non c’è nulla, se non alcune case private che un tempo facevano parte del Forte e che fungevano fa avamposti; pertanto, se siete in largo anticipo, il consiglio è di restare nel paese di Gavi che è molto carino da visitare, ci sono enoteche dove servono il famoso vino delle cantine del Gavi e diverse trattorie dove si mangia benissimo e dove servono le specialità piemontesi.
Il Forte di Gavi, in provincia di Alessandria, è facilmente raggiungibile da Torino, Milano e Genova e dai principali centri del Nord-Ovest ed è inserito in un contesto che ogni anno richiama milioni di visitatori grazie a un patrimonio storico e paesaggistico di grande valore, alle eccellenze enogastronomiche e alla presenza del Serravalle Designer Outlet che ogni fine settimana richiama un gran numero di amanti dello shopping.