Tutti i segreti del gergo aeroportuale, una lingua da scoprire

Tra slang, termini tecnici e parole inventate sveliamo i segreti del gergo aeroportuale. Una lingua da scoprire e imparare per viaggiare meglio

Con l’arrivo dell’estate anche gli aeroporti si sono ripopolati di turisti e viaggiatori. Tanto che, nonostante il periodo di disagi, cancellazioni e/o scioperi a cui abbiamo assistito nelle ultime settimane, sono stati oltre 17 milioni i passeggeri nei diversi aeroporti italiani fino a giugno di quest’anno.

Numeri significativi, soprattutto dopo gli anni passati, e che hanno contribuito notevolmente alla ripresa del settore sia a livello nazionale che internazionale, e alla ripopolazione degli aeroporti stessi. Oltre che ovviamente degli aerei.

Il gergo in volo

Ed è proprio questo ritorno ai viaggi che ha spinto gli esperti di Babbel, specializzata nell’apprendimento delle lingue, a redigere una sorta di guida. Utile per imparare a comprendere meglio il complesso vocabolario in uso tra i piloti e gli assistenti di volo. Aiutando, così, i comuni viaggiatori a orientarsi meglio nell’intricato mondo dei cieli ed evitare di imbattersi in spiacevoli fraintendimenti o problemi di comunicazione. Ma anche a non farsi trovare impreparati in caso di pericolo.

Una serie di parole comunemente utilizzate dagli “addetti ai lavori” che non solo padroneggiano tutto un insieme di modi di dire, anglicismi, termini tecnici o sigle tipiche del gergo aeroportuale, ma che, nel corso del tempo, hanno creato un vero e proprio slang carico di autoironia e riferimenti pop. E che è bene conoscere per orientarsi meglio in questo microcosmo a metà tra la terra e cielo.

Oltre ai termini che tutti dovremmo conoscere come Gate, che sta a indicare il varco attraverso cui passare per imbarcarsi su un aereo, Finger (dito), che indica la passerella che si percorre poco prima della partenza, quando ci si deve trasferire dal gate all’aereo, Cabin crew ovvero l’equipaggio o personale di volo, Lost & Found, nome dell’ufficio che si occupa del ritrovamento e della riconsegna degli oggetti e/o bagagli smarriti, ecc., ci sono altre parole da imparare e iniziare a usare fin dal prossimo viaggio.

Cosa si dicono gli assistenti di volo

Tra queste, per esempio c’è la Sharon Stone Jumpseat, che non è altro che il sedile usato dagli assistenti di volo rivolto verso la parte opposta rispetto a quelli dei passeggeri. Un riferimento preso dal film “Basic Instinct”.

Deadhead (testa morta) è quell’assistente di volo o pilota che, pur non essendo in servizio, si trova a bordo dell’aereo tra un turno e l’altro.

Blue Juice, che nonostante possa sembrare il nome di un nuovo drink, in realtà non è altro che l’acqua del water, generalmente di colore blu. Ma non solo.

Tra gli altri termini creati da chi lavora negli aeroporti e/o sugli aerei e usati comunemente c’è anche air pocket ovvero il comune vuoto d’aria che spesso ci fa sobbalzare durante un volo e di cui, dicono, non si debba avere paura.

Gate Lice è l’insieme delle persone che affollano il gate prima dell’imbarco nel tentativo di entrare per prime sull’aereo.

Landing lips è, infine, un’espressione utilizzata dalle assistenti di volo per indicare l’atto di truccarsi e mettersi il rossetto prima che finisca il volo, in modo da mostrarsi e apparire riposate e fresche ai passeggeri nel momento del’Arriverderci.

L’unico momento in cui fare attenzione quando si è in aereo è se si sente l’annuncio Pan Pan l’espressione utilizzata dai piloti per segnalare una situazione di urgenza, ma non di vera e propria emergenza (in tal caso si utilizzerebbe il celebre mayday che si sente spesso ripetere anche nei film americani).