A Karnak, dove ogni pietra sembra avere già raccontato tutto, spunta invece una sorpresa che cambia tutto. Nel settore settentrionale del grande complesso templare, nell’area del tempio di Montu, una missione archeologica congiunta tra Cina ed Egitto ha riportato alla luce un “lago sacro” rimasto finora fuori dai registri e dalle mappe degli studiosi. La scoperta aggiunge un tassello concreto a uno dei punti più delicati della vita rituale dei templi egizi, l’acqua.
I laghi sacri, nell’antico Egitto, erano infrastrutture simboliche e pratiche insieme: riserve create dall’uomo, alimentate e mantenute per cerimonie, purificazioni, gesti codificati che scandivano il rapporto tra i sacerdoti e il divino.
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La scoperta a Karnak di un lago dedicato a Maat
Il nuovo lago sacro è stato individuato a ovest del tempio di Maat, dentro il recinto del tempio di Montu. Le misure di circa 6,5 metri per 6, per una superficie superiore ai 50 metri quadrati sono quelle di un bacino destinato ai riti.
La struttura appare ben definita, con accessi e rinforzi leggibili. C’è un ingresso realizzato con mattoni crudi, blocchi di arenaria riutilizzati e una scalinata sul lato orientale. È il genere di dettaglio che fa immaginare subito la scena: sacerdoti che scendono gradino dopo gradino per attingere acqua, raccoglierla, forse portarla altrove nel circuito rituale.
Sui bordi, soprattutto lungo il muro meridionale, sono stati individuati consolidamenti con mattoni rossi, mattoni crudi e arenaria. Segno che il lago non è rimasto immutato nel tempo: è stato aggiustato, rinforzato, rimaneggiato.
Tra i materiali reimpiegati spunta anche un blocco in arenaria inserito nella scalinata, probabilmente proveniente da un antico portale del tempio di Maat databile alla XXV dinastia. Un pezzo più vecchio incastrato in una sistemazione successiva, come spesso accade nei cantieri dell’Egitto tardo.
Gli archeologi parlano infatti di più fasi di restauro, dal periodo della XXX dinastia fino all’epoca romana. E c’è anche un limite concreto: la falda acquifera. L’acqua sotterranea impedisce di raggiungere le fondazioni più profonde, quindi la datazione esatta dell’impianto originario resta ancora da stringere con certezza.
Attorno al lago sono emersi resti che aprono altre piste: decine di mandibole di bovini e blocchi riutilizzati con riferimenti a sovrani e alla cosiddetta “Divina Adoratrice di Amon”, una figura femminile potentissima nel Tardo Periodo tebano.
Perché è importante
Il lago appena trovato dalla missione congiunta tra Cina ed Egitto non è quello del tempio: se ne conosceva già un altro, citato in passato dagli studiosi occidentali. La novità è che adesso i due bacini risultano affiancati, disposti lungo un asse nord-sud all’interno delle mura di Karnak. Una configurazione insolita, quasi un doppio sistema.
Se un lago sacro è un elemento tipico dei complessi templari, averne due nello stesso settore, così vicini, cambia la storia. Funzioni diverse? Riti distinti? Un bacino legato a Montu e uno più direttamente connesso al culto di Maat? Oppure una successione cronologica: uno sostituisce l’altro, ma senza cancellarlo del tutto?
Gli archeologi hanno già scelto una definizione pratica, chiamandolo “lago sacro meridionale”.
La missione, attiva dal 2018, lavora da anni su quest’area e ha già completato diverse campagne. Oltre al lago, gli scavi hanno restituito anche un’altra zona interessante: l’area delle cappelle osiriache. Qui sono state riconosciute tre cappelle dedicate a Osiride e sono emerse numerose statuette del dio, in materiali e dimensioni differenti, insieme ad altri frammenti collegati ancora alla sfera della Divina Adoratrice.