Se avete in programma una gita alle Tre Cime di Lavaredo questa estate, forse è meglio che sappiate a cosa andate incontro. Le foto che stanno facendo il giro di Instagram, Facebook e TikTok mostrano file chilometriche e pullman che si accalcano sui parcheggi oltre a sentieri che sono tutto fuorché il ritratto della pace per un’escursione in alta quota.
Il dibattito sull’overtourism nelle Dolomiti è tornato a scaldarsi, e stavolta la discussione si sta spostando in fretta dalle chat tra escursionisti ai tavoli istituzionali, tanto che spunta l’ipotesi di un ticket a pagamento proprio come a Venezia.
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Dolomiti vittime di overtourism
Ad Auronzo, il comune che gestisce l’accesso principale alle Tre Cime, la prenotazione obbligatoria esiste già da un po’. Il sindaco Dario Vecellio Galeno lo rivendica con una certa soddisfazione: racconta che il modello adottato ha attirato l’attenzione persino della Francia, che starebbe studiando come replicarlo.
Secondo il primo cittadino, però, ci sono ancora troppe persone che arrivano senza prenotazione, si accodano sperando che nessuno controlli, o salgono a bordo di pullman che ignorano del tutto il sistema di prenotazioni. Anche a Dobbiaco, poco distante, il sindaco Martin Rienzner descrive una situazione che negli ultimi due o tre anni è letteralmente esplosa. Non parla di chi cammina dalla valle per godersi la montagna con calma, ma di chi arriva in auto solo per il selfie di rito e riparte dopo un’ora.
Dolomiti, scatta l’ipotesi ticket d’ingresso
Non tutti sono d’accordo sulla strada da seguire. Da Belluno, Walter De Cassan, che presiede Federalberghi, è tornato a chiedere un biglietto d’ingresso per l’area UNESCO delle Dolomiti, sul modello già sperimentato a Venezia. Frena invece Cortina, dove il sindaco Lorenzi fa notare che servirà parecchio lavoro tra tecnologie, personale e controlli. Spiega che bisogna agire con calma, trovando una soluzione efficace e ben studiata ma soprattutto non improvvisata.
Un altro punto caldo è quello del lago di Sorapis dove l’amministrazione ha già provveduto a limitare i parcheggi ma i numeri continuano a crescere a causa di un effetto social incontrollabile.
Non tutte le Dolomiti soffrono l’overtourism
C’è anche chi invita a non generalizzare. Marco Staunovo Polacco, presidente della Provincia di Belluno, ricorda che non tutta l’area Unesco delle Dolomiti soffre di questo problema. Ci sono un paio di situazioni davvero fuori scala, dice, ma trattarle come se fossero la norma rischia di dare un’immagine distorta di un territorio che, nella maggior parte dei casi, offre ancora spazio e qualità.
La sua proposta è duplice: da un lato serve una regia comune tra le Province autonome e la Regione Veneto per gestire i valichi più critici, dall’altro bisognerebbe iniziare a raccontare e promuovere le zone meno affollate, quelle che gli influencer di solito si dimenticano di raccontare. Una possibile soluzione è dunque proporre delle alternative alle Tre Cime, al lago di Sorapis e a quello di Braies per puntare ad altre località altrettanto belle ma meno conosciute sui social.
