Designato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, l’alveare di antiche abitazioni rupestri che si estende sotto la città medievale di Matera è oggi ampiamente restaurato e animato da gallerie, ristoranti e hotel di charme. Questa metamorfosi, però, ha creato un luogo non solo bello da vedere e visitare, ma un organismo vivo che si appresta a diventare, per tutto il 2026, il cuore pulsante di nuovi scambi e racconti tra i popoli del mare.
Presentato presso la Sala Spadolini del Ministero della Cultura, il programma di Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026 trasforma ufficialmente il Mezzogiorno da periferia a piattaforma strategica. Sotto il titolo evocativo di “Terre Immerse”, la città traccia una rotta ambiziosa: dimostrare che il Mediterraneo non è un confine liquido che separa, ma una trama culturale che unisce i popoli e penetra profondamente nella terraferma.
Indice
Matera è Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo
La designazione a Capitale Mediterranea, che nel 2027 andrà tra Saida e Cordoba, rappresenta la chiusura di un cerchio e l’apertura di un nuovo capitolo. Se il 2019 l’aveva consacrata Capitale Europea della Cultura, dimostrando al mondo come un antico centro rupestre potesse farsi motore di innovazione artistica, il 2026 la proietta in una dimensione ancora più vasta.
Come sottolineato dal Presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, e dal Sindaco Antonio Nicoletti, la città oggi non guarda più solo al nord come unico orizzonte possibile. Riappropriandosi di quel “Pensiero Meridiano” teorizzato da Franco Cassano, Matera rivendica la propria autonomia e diventa il baricentro di un dialogo necessario tra Europa e Africa, un laboratorio di cooperazione capace di generare alleanze durature attraverso l’arte e la condivisione.
Il programma
Il programma inizierà ufficialmente il 20 marzo 2026, in coincidenza con la Giornata Internazionale della Felicità. La cerimonia inaugurale sarà un “Cantiere Evento”: il Teatro Duni di Ettore Stella riaprirà in una veste nuova, mentre la serata vedrà i Sassi trasformarsi in un palcoscenico di luci e droni, pronti a rivelare le geometrie della Gravina. Il cuore del palinsesto si articola poi in quattro grandi filoni tematici, definiti “Immersioni”, che trasformeranno la città in un ponte teso tra le sponde del bacino.
Si parte indagando le “Stratificazioni”, dove la città si fa archivio verticale: qui spiccano la mostra di Mimmo Jodice sulla memoria del Mediterraneo, l’esposizione sulla storia della fotografia e “Matera Cielo Stellato”. Il percorso prosegue esplorando gli “Isolamenti”, intesi non come limite, ma come risorsa di spiritualità e resilienza delle aree interne, attraverso la Festa internazionale del Vicinato e riflessioni scientifiche sul cambiamento climatico.
Centrale è poi il tema delle “Contaminazioni”, dove il meticciato culturale diventa pratica attiva grazie al progetto “Suoni Mediterranei”, un ponte sonoro con la città marocchina di Tétouan, e ai festival dedicati al design e ai giochi di strada. Infine, le “Transumanze” chiudono il cerchio trasformando il movimento in atto generativo: il summit cinematografico Italian Screens e l’opera site-specific “Porta della Speranza”, realizzata con la Santa Sede, suggellano questo cammino di accoglienza e dialogo interreligioso.