Cresce il turismo DOP in Italia, un report svela la classifica delle Regioni più attrattive

Feste, degustazioni, festival: gli eventi DOP aumentano del 26% in un anno. L'Italia del cibo di qualità attrae sempre più visitatori consapevoli

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Angelica Losi

Content writer & Travel Expert

Per lavoro è Content writer, per diletto viaggia. Appassionata di turismo enogastronomico, fotografa tutto per inscatolare i ricordi e poi li racconta online.

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Sono state censite ben 700 attività e 16 Regioni su 20 risultano in crescita: questo è il risultato del Rapporto Turismo DOP giunto alla seconda edizione e curato dalla Fondazione Qualivita con Origin Italia e con il supporto del ministero delle Politiche agricole. La fotografia del settore mostra come cominci a strutturarsi con numeri che sottolineano l’evoluzione.

Il Regolamento europeo 2024/1143 ha formalmente incluso la gestione del turismo tra le competenze dei Consorzi di tutela, e molti hanno colto l’occasione. Il rapporto misura gli effetti di questo cambiamento, ma anche qualcosa di più difficile da quantificare: la nascita di reti locali, collaborazioni tra pubblico e privato, comunità che si attivano attorno a un prodotto.

Il report sul turismo DOP in Italia

Le 667 attività censite nel 2025 rappresentano un incremento del 12% rispetto all’anno precedente. La crescita più netta riguarda gli eventi – feste, degustazioni, festival, manifestazioni sportive -, che segnano un +26%. Sono 292 in tutto, distribuiti su tutto il territorio nazionale, con ben 60 prime edizioni assolute. Un dettaglio che conta, perché significa che il sistema si allarga e coinvolge anche filiere più piccole, quelle che di solito restano fuori dai circuiti.

Novità di questa edizione è la prima rilevazione dedicata ai visitatori, condotta direttamente sul campo durante gli eventi. Il 76% riconosce nel Consorzio il garante dell’autenticità del prodotto, la degustazione è la motivazione principale per il 63% dei partecipanti: il 64% dichiara di aver capito meglio le caratteristiche di ciò che ha assaggiato, il 54% il metodo di produzione, il 53% la storia e la cultura del territorio. Non è solo un aperitivo, insomma.

Sul piano mediatico, il termine Turismo DOP ha superato le 700 ricorrenze sulla stampa nel 2025. Il vocabolario Treccani gli ha dedicato una voce. Sono segnali piccoli, ma non trascurabili: indicano che il concetto è uscito dal gergo di settore.

“Si afferma con evidenza una logica di rete”, dice Mauro Rosati, direttore di Fondazione Qualivita, “fondata su connessioni, sinergie e collaborazioni tra attori diversi”. Quasi 500 enti e associazioni locali coinvolti nel solo 2025. Cesare Baldrighi, presidente di Origin Italia, aggiunge che i dati sui visitatori “sono la migliore conferma” del ruolo crescente dei Consorzi e sottolinea l’impegno delle istituzioni, nazionali e regionali, nel costruire strumenti di supporto al settore.

Le Regioni più attrattive

La classifica regionale del Turismo DOP costruita su oltre 20 indicatori che integrano i dati dell’Osservatorio con fonti ufficiali vede Veneto, Toscana ed Emilia-Romagna stabilmente in testa, seguite da Lombardia e Piemonte. Non si tratta di una novità ma di una conferma in cui i territori che combinano filiere produttive e solide abbracciano l’attrattività turistica in modo consolidato.

Vista sulle Langhe
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Turismo DOP in Italia: il Piemonte sul podio

La vera notizia, però, è che la crescita non è concentrata solo in cima. Secondo lo studio 16 Regioni su 20 hanno aumentato il numero di attività nel 2025 rispetto al 2024, mostrando come il fenomeno si stia allargando con velocità.

C’è poi la questione del riconoscimento UNESCO della Cucina italiana, che il rapporto indica come potenziale nuovo driver. I prodotti DOP e IGP non sono semplici ingredienti ma parte strutturale di un patrimonio che adesso ha anche una certificazione internazionale. Quanto questo si tradurrà in flussi turistici reali è ancora da capire ma il momento è quello giusto per provarci.