Nei livelli che degradano da piazza del Duomo fino alla vallata retrostante, dove per secoli malati e pellegrini hanno trovato cura e riparo, si nascondono ancora oggi 18mila metri quadrati mai visti finora.
Il Santa Maria della Scala, considerato tra i più antichi ospedali d’Europa, ha smesso di adempiere alla sua funzione nel 1990, trasformandosi in museo. Ma buona parte della sua storia più autentica è rimasta chiusa dietro porte che nessun visitatore ha mai varcato.
Da settembre, però, per la prima volta, le porte di questo tesoro nascosto verranno aperte al pubblico.
Indice
Dentro il Santa Maria della Scala: gli spazi mai visti prima
Dal 10 settembre parte “A porte chiuse. Dentro il Santa Maria della Scala”, un ciclo di visite che apre per la prima volta gli ambienti finora esclusi dal percorso museale proprio perché destinati al futuro restauro. Il cantiere, invece di tenere fuori i visitatori, diventa l’occasione per farli entrare.
Sono spazi che custodiscono ancora i segni concreti della vita ospedaliera di un tempo, prima che il Masterplan firmato da tre studi di architettura internazionali (LAN Architecture, Odile Decq e Hannes Peer) ne ridisegni funzioni e destinazione.

Per la sindaca di Siena, attraversare questi ambienti oggi significa soprattutto riappropriarsi di una memoria collettiva: stanze e corridoi raccontano secoli di accoglienza, lavoro e fede, prima ancora di diventare i nuovi spazi culturali immaginati per il domani.
Come partecipare alle visite
Il primo appuntamento è fissato per il 10 settembre, poi il calendario prosegue ogni martedì e giovedì fino al 29 ottobre 2026. L’accesso è possibile solo su prenotazione via mail e per massimo 10 partecipanti maggiorenni, una scelta che rende ogni visita un’esperienza contingentata e più simile a un’incursione che a una tappa museale ordinaria. Il costo della visita è di 5 euro e sono obbligatorie scarpe chiuse e comode e casco protettivo (fornito in loco).
Chi parteciperà si muoverà in un contesto ben diverso da quello dei percorsi già aperti al pubblico, dal pellegrinaio affrescato da Lorenzo di Pietro alle sale che ospitano oggi il Museo Archeologico Nazionale. Qui, invece, l’itinerario si snoda tra ambienti grezzi, ancora da recuperare, dove si leggono le stratificazioni di quasi mille anni di storia: dalle funzioni originarie legate alla via Francigena fino alle trasformazioni che portarono, quasi mezzo secolo fa, al progetto di Guido Canali che sancì il passaggio da ospedale a museo.
Il percorso promette alcuni scorci unici: le bifore del Palazzo del Rettore regaleranno una vista inedita sul Duomo, mentre la Santissima Annunziata si potrà ammirare dall’alto, da un’angolazione solitamente preclusa ai visitatori.

Ci sarà anche la piccola finestra da cui le religiose seguivano le funzioni senza essere viste, oltre agli ambienti che un tempo accoglievano i pazienti e a una scala cinquecentesca che sale verso grandi saloni ancora da recuperare. Il cammino attraversa poi strutture lignee storiche, passaggi ancora segnati dal cantiere e affacci che si aprono sulla vallata del Fosso di Sant’Ansano, un contrappunto di paesaggio rispetto alla densità architettonica degli interni.
È un’anteprima, più che una visita in senso classico: un modo per osservare da vicino cosa significhi restaurare un patrimonio vivo e per capire, prima che i cantieri prendano forma, quale volto avrà il Santa Maria della Scala del futuro.