“Se mi vuoi bene” di Fausto Brizzi: scopriamo la Torino raccontata nel film

La città sabauda è da sempre protagonista del grande schermo, ma nel film di Fausto Brizzi compaiono nuove location tutte da scoprire

Torino è da sempre una città strettamente legata ai film. Che siano prodotti per il grande o il piccolo schermo, il risultato non cambia: dalla Mole Antonelliana fino alle stazioni di Porta Susa e Porta Nuova, le zone più conosciute della città sono state spesso punti chiave per numerose scene.

Fausto Brizzi, ad esempio, ha realizzato proprio qui i suoi “Maschi contro femmine” e “Femmine contro maschi”. Parliamo di lui perché è tornato in sala con il suo ultimo film, “Se mi vuoi bene“, per il quale ha scelto sempre Torino ma prediligendo questa volta location differenti e uniche, che raccontano scorci meno turistici ben accordati a una storia fuori dagli schemi.

Diego (Claudio Bisio), avvocato di successo e depresso cronico, un giorno incontra Massimiliano (Sergio Rubini), proprietario di un negozio di “Chiacchiere”. Qui si vendono solo parole tra persone: si potrebbe pensare, insomma, che si venda il nulla.

Tuttavia, dialogando con Massimiliano, Diego capisce che per uscire dalla sua emotività bloccata deve iniziare a fare del bene a tutti i suoi cari. Peccato che questo dedicarsi ai problemi degli amici e della famiglia diventi talmente insistente da rovinare l’esistenza di ognuno di loro. Il finale porta, però, dei cambiamenti inattesi.

“Se mi vuoi bene” è stato girato interamente a Torino. Per sei settimane, tra marzo e aprile 2018, gli attori si sono mossi tra vicoli e strade della città dando vita a una pellicola unica: difficilmente, infatti, un film viene realizzato tutto in un luogo solo.

“Torino è molto adatta al cinema non solo per l’architettura, ma perché qui è facile girare, c’è grande disponibilità”, ha dichiarato Fausto Brizzi. Le location? Molte riprese in esterna sono state fatte presso il Parco del Valentino, ma si vedono scorci meno noti come la Sala Duomo delle OGR, il Parco Avventura di Pino Torinese, il Polo del ‘900, il Circolo del Tennis Sporting e diversi scorci della Nuvola Lavazza: hall, museo e ristorante sono assolutamente riconoscibili. Il negozio delle Chiacchiere, invece, è in realtà il Soul Kitchen.

“Ho finalmente messo in scena il ‘Negozio delle Chiacchiere’, che è stato il cuore pulsante dei miei romanzi ed è stato emozionante farlo vivere per un paio di settimane. Cercavo un campo da tennis speciale. Nemmeno a Roma sarebbe stato così perfetto come quello scovato al Circolo Eridano. Proprio con Roma, Torino si è giocata fino all’ultimo l’ambientazione”. Dopo queste dichiarazioni, Brizzi ha concluso sottolineando con l’affetto che lo lega a questo luogo che la città sabauda resta sempre “una gran bella città”.

Torino

Torino, Ph. Marco Saracco (123RF)

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