Quattro mondi tra Atlantico e Caraibi: alla scoperta delle Isole Vergini Americane e delle loro meraviglie

Un'avventura tra spiagge borotalco e forti coloniali color zafferano, riscoprendo un angolo di Caraibi che profuma di canna da zucchero, spezie antiche e storie di pirati

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Serena Proietti Colonna

Travel blogger

PhD in Psicologia Cognitiva, Travel Blogger, Coordinatrice di Viaggio e Redattrice Web di turismo, una vita fatta di viaggi, scrittura e persone

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Sorgono dal mare con la fierezza di chi ha visto passare galeoni carichi di ricchezze e navi battenti bandiere nordeuropee. Parliamo delle Isole Vergini Americane, un frammento di Stati Uniti che inaspettatamente profuma di spezie antiche e salsedine fresca. Queste meraviglie della natura sono un territorio degli USA incastonato nelle Piccole Antille, un curioso paradosso geografico e culturale: la loro anima vibra secondo ritmi africani e architetture scandinave.

Fu la Danimarca a vendere questo arcipelago agli Stati Uniti, e lo fece nel 1917, ma lasciando in eredità centri urbani dai nomi nordici e un’impronta urbanistica unica nei tropici. Il verde smeraldo della foresta pluviale bacia prepotentemente l’azzurro elettrico dell’oceano, creando un contrasto cromatico che stordisce i sensi. L’atmosfera, dal canto suo, palpita di una lentezza consapevole, mentre il vento trasporta i profumi della flora endemica mescolati alla salsedine.

In totale sono più o meno 50 tra isolotti e cays, ma le principali sono solo 4, ovvero Saint Croix, Saint Thomas, Saint John e Water Island. Zone in cui il clima resta tropicale per 12 mesi, con temperature che oscillano tra 25 e 31 gradi. Un vero e proprio paradiso in mezzo al mare, caratterizzato anche da un mosaico complesso fatto di fortezze color ocra, sinagoghe con pavimento in sabbia, piantagioni in rovina divorate dalla vegetazione, marine brulicanti di yacht e baie che sembrano dipinte con l’acquerello.

Saint Croix

L’isola più grande di tutte è Saint Croix, ma si trova a circa 65 chilometri di distanza dalle sue sorelle maggiori. Lei è il classico paradiso tropicale, anche perché è l’unica a essere interamente circondata dal Mar dei Caraibi (le altre sono baciate in parte anche dall’Atlantico). Tra colline coltivate, tratti di foresta tropicale, pianure aride e spiagge che cambiano carattere da una costa all’altra, regala degli angoli che sono in grado di rimanere nel cuore.

A Christiansted, città principale, si percepisce l’eredità danese con una chiarezza sorprendente. Il lungomare è dominato da edifici in muratura gialla con arcate regolari. Il cuore storico coincide con il Christiansted National Historic Site, complesso che include il forte, i magazzini della Compagnia Danese delle Indie Occidentali e la dogana.

Nel 1493 Cristoforo Colombo approdò nella baia oggi protetta dal Salt River Bay National Historical Park and Ecological Preserve. Qui si intrecciano tracce archeologiche precolombiane e memoria europea. Al largo, la barriera corallina di Buck Island Reef National Monument tutela un atollo quasi perfetto, in cui fare snorkeling in acque limpidissime sopra giardini di corallo ramificato e pesci pappagallo dai colori accesi.

Saint Thomas

La capitale di questo magnifico arcipelago degli Stati Uniti si chiama Charlotte Amalie e prende vita sull’isola denominata Saint Thomas. Per chi vi arriva pare quasi di entrare nella tavolozza di un pittore, grazie ai colori scintillanti e alla caratteristica vivacità. Da queste parti c’è un lungomare che si sviluppa per circa 2 chilometri, da un lato pieno di yacht e catamarani ormeggiati in file ordinate, dall’altro da negozi duty free e caffè.

Verso l’interno, invece, si viene accolti da un reticolo di vicoli lastricati e scale ripide costruite nel Settecento con mattoni usati come zavorra dalle navi danesi. È proprio qui, infatti, che si trovano i celebri Ninety-Nine Steps (99 scalini, anche se in realtà sono ben 103) che collegano il porto alle colline residenziali dove svetta nei cieli il Blackbeard’s Castle, una torre di avvistamento avvolta nelle leggende dei bucanieri.

Il Fort Christian, iniziato nel 1672 e completato nel 1678, è un’altra delle attrazioni da non perdere in quanto rappresenta la struttura più antica dell’isola. Nacque per difendere la colonia dalle flotte rivali, mentre oggi ospita il museo territoriale con mappe nautiche e oggetti dell’epoca coloniale.

Poco distante, la Sinagoga St. Thomas, consacrata nel 1833, custodisce un pavimento in sabbia che richiama le tradizioni sefardite, poi ancora colonne ioniche e panche in mogano che parlano di una comunità ebraica radicata nei Caraibi da secoli.

Salendo verso Mountain Top, antico punto di comunicazione militare a quasi 500 metri di quota, la vista abbraccia Magens Bay e decine di isolette. Da quassù si coglie la doppia anima dell’isola: un versante guarda l’Atlantico, l’altro il Mar dei Caraibi.

Saint John

Poi ancora Saint John, isola in cui l’atmosfera muta radicalmente: circa due terzi del suo territorio rientrano nel Virgin Islands National Park che tutela foreste secche tropicali, mangrovie, baie sabbiose e un esteso sistema di reef. Lungo il Reef Bay Trail si incontrano petroglifi lasciati dagli antichi abitanti e rovine di piantagioni danesi, tra cui Annaberg con i resti del mulino per la canna da zucchero.

Meravigliose sono le spiagge di Trunk Bay e Cinnamon Bay, con la loro sabbia chiarissima e acqua trasparente. Nella prima è disponibile persino un percorso subacqueo segnalato grazie a cui riuscire a identificare specie marine lungo la barriera. C’è poi la vetta più alta, il Bordeaux Mountain, dalla cui cima si scorgono le isole vicine punteggiate di vele bianche.

Saint John, Trunk Bay
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La meravigliosa Trunk Bay Saint John

Water Island

La più piccola delle quattro prende il nome di Water Island e si trova a breve distanza da Saint Thomas. Il suo è un profilo più discreto, con spiagge come Honeymoon Beach che mantengono un aspetto essenziale, con vegetazione costiera e pochi servizi.

Durante la Seconda Guerra Mondiale l’isola ebbe funzione militare e alcune strutture difensive sono ancora visibili tra la vegetazione. Il viaggiatore che la raggiunge trova un’atmosfera rilassata, con poche abitazioni e un eco-lodge che richiama visitatori attenti all’ambiente.

Come arrivare

Dall’Italia si vola verso gli Stati Uniti continentali, con scalo e spesso una notte di appoggio, per poi raggiungere gli aeroporti internazionali situati a Saint Thomas e Saint Croix. Da Miami il volo dura circa tre ore, da New York poco più di quattro. Porto Rico è il luogo più vicino, in quanto dista appena mezz’ora d’aereo.

I collegamenti marittimi interni funzionano con traghetti regolari tra Red Hook e Cruz Bay e con aliscafi verso Saint Croix (anche se non sempre). Molti visitatori arrivano su navi da crociera, attraccando direttamente a Charlotte Amalie.

Chi sceglie di visitare le Isole Vergini Americane parte spesso con la convinzione di conoscere già l’immagine dei Caraibi. La verità, tuttavia, è che torna a casa con la consapevolezza che qui la bellezza naturale convive con una storia stratificata, a tratti dura, che affiora tra mura color pastello, piantagioni in rovina e parchi protetti.