Gli edifici brutalisti più belli al mondo: i capolavori da scoprire e fotografare

Rigorosi, imponenti e virali sui social: andiamo alla scoperta delle opere brutaliste più belle e particolari che ridefiniscono i panorami del mondo

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Elena Usai

Travel blogger & content creator

La scrittura, il viaggio e la fotografia sono le sue grandi passioni e quando parte non dimentica mai di portare un libro con sé.

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O si ama o si odia, ma di certo non lascia indifferenti. L’architettura brutalista sta vivendo una seconda, travolgente giovinezza: da giganti di cemento spesso incompresi a mete di culto per una nuova generazione di esploratori urbani. Prima ancora che la pellicola di Brady Corbet, The Brutalist, ne consacrasse la forza estetica sul grande schermo, le sue linee scultoree avevano già conquistato i feed social e i piani di viaggio di chi cerca mete fuori dai soliti circuiti.

Considerato uno degli stili architettonici più divisivi (o lo ami alla follia o lo detesti profondamente), nasce nel secondo dopoguerra dalle ceneri di un’Europa da ricostruire. In un momento in cui c’era bisogno di risposte rapide, economiche e funzionali, alcuni architetti pionieri videro nel cemento armato, così democratico e spoglio, non un limite, ma una nuova forma di monumentale onestà. Non solo per dare vita a università, complessi residenziali e stazioni avveniristiche, ma anche per scolpire la memoria profonda del territorio. Ne sono un esempio i monumenti monumentali e colossi di pietra che costellano i Balcani.

Questi sono alcuni degli edifici e dei monumenti brutalisti più belli al mondo.

Geisel Library, San Diego (USA)

Nel campus dell’Università della California a San Diego si staglia la Geisel Library, capolavoro brutalista completato nel 1969 da William Pereira. Con le sue masse invertite che fluttuano nel vuoto, la struttura abita un affascinante limbo sospeso tra monumentalità e levitazione. Questa audace forma futuristica non è solo estetica: è stata progettata per massimizzare la luce naturale e offrire spazi interni flessibili. Pereira, celebre anche per la Transamerica Pyramid di San Francisco, ha firmato qui una delle sue opere più avveniristiche, trasformando una biblioteca universitaria in un’icona scultorea che ridefinisce i confini del cemento.

Uji Station, Tokyo (Giappone)

Poco fuori Kyoto, immersa nella quiete di Uji, la stazione ferroviaria locale nasconde un gioiello brutalista inaspettato. Progettata nel 1995 dall’architetto Hiroyuki Wakabayashi, la struttura accoglie i viaggiatori con soffitti altissimi, imponenti scalinate e un uso magistrale del cemento armato. Grandi aperture circolari e archi geometrici creano un ritmo ipnotico di luci e ombre che cambia a ogni ora del giorno, lasciando persino spazio ai piccoli uccelli della zona per nidificare. Un perfetto esempio di armonia e sobrietà, dove la funzionalità quotidiana incontra la pura meraviglia visiva.

Kosmaj Monument, Koracica (Serbia)

Immerso nei boschi della Serbia, sulla vetta più alta della regione, il monumento a Kosmaj appare come un’astronave piombata nel presente da un futuro immaginato negli anni Settanta. Questa imponente struttura brutalista, alta circa 40 metri, fu eretta nel 1970 dallo scultore Vojin Stojić e dall’architetto Gradimir Medaković per celebrare i partigiani che lottarono contro l’occupazione nazista a sud di Belgrado.

Chiesa di Santa Maria Della Visitazione, Roma (Italia)

Anche in Italia abbiamo molti esempi di edifici brutalisti. Uno si trova nel cuore del quartiere romano di Casal Bruciato: è la chiesa di Santa Maria della Visitazione, audace manifesto del brutalismo capitolino firmato da Saverio Busiri Vici tra il 1965 e il 1971. Il fulcro del progetto risiede nell’esibizione totale del cemento armato a vista, un articolato gioco geometrico fatto di costoloni sinuosi e ripiani sporgenti che definisce sia i volumi esterni sia lo spazio sacro interno.

Habitat 67, Montreal (Canada)

Habitat 67 incarna l’utopia modernista della vita urbana. Questo straordinario complesso residenziale è formato da moduli prefabbricati in cemento armato, impilati in combinazioni geometriche ardite che garantiscono a ogni appartamento un giardino pensile privato e una generosa esposizione alla luce solare.

Habitat 67
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L’utopia modernista di Habitat 67