Katskhi Pillar, il dito di pietra che solletica il cielo: un eremo che sfida la gravità e interroga la fede

Il monolite calcareo che sfida la gravità: lassù, a ben 40 metri di altezza, c'è una chiesa minuscola con storie di eremiti che cercano di sfiorare il paradiso

Foto di Serena Proietti Colonna

Serena Proietti Colonna

Travel blogger

PhD in Psicologia Cognitiva, Travel Blogger, Coordinatrice di Viaggio e Redattrice Web di turismo, una vita fatta di viaggi, scrittura e persone

Pubblicato:

La prima cosa che viene da esclamare è: ma non è possibile! Katskhi Pillar sembra un errore di prospettiva, una di quelle illusioni ottiche che si sistemano cambiando angolazione. Invece quel blocco di calcare è reale, piantato nella valle del fiume Katskhura, nell’Imereti occidentale, a pochi chilometri dalla cittadina mineraria di Chiatura. Un ago di pietra alto circa 40 metri, stretto e verticale, con una piccola costruzione in cima che da lontano sembra un modellino appoggiato lì per scherzo.

Siamo in Georgia, un Paese incastonato tra Europa orientale e Asia occidentale, che è anche terra di antiche conversioni, regni frammentati, invasioni e monasteri scavati nella roccia. Eppure nulla prepara a questa colonna naturale, erosa nei millenni da acqua e vento quando l’area era coperta dal mare.

I geologi spiegano che si tratta di un monolite calcareo residuo, ovvero ciò che resta dopo che il terreno circostante è stato consumato. I fedeli invece lo chiamano Pilastro della Vita e simbolo della Vera Croce. Quel che è certo, è che guardandolo dal basso si prova un senso di vertigine misto a profonda reverenza.

Breve storia del Katskhi Pillar

Come vi abbiamo accennato, sulla sommità del Katskhi Pillar sono stati edificati degli edifici religiosi, che parrebbero essere risalenti a un periodo compreso tra il IX e il X secolo, anche se alcune tradizioni li collocano in epoca precedente. Gli archeologi che scalarono la roccia per la prima volta in età moderna (nel 1944) trovarono lassù resti di un luogo di culto, tre celle per eremiti, una cripta funeraria e una piccola cantina per il vino.

Pilastro della vita, Georgia
iStock
Tutta la maestosità del Pilastro della vita

Fino ad allora il sito era rimasto avvolto nel mistero, citato solo da un erudito georgiano del XVIII secolo che parlava di una chiesa irraggiungibile in cima a una roccia. La rinascita spirituale avvenne negli anni ’90 del Novecento grazie a un ex gruista, Maxime Qavtaradze, che entrò nella vita monastica e decise di restaurare il sito.

Con l’aiuto degli abitanti della zona e il sostegno dell’Agenzia Nazionale per la Conservazione del Patrimonio Culturale, ricostruì parte degli edifici superiori e installò una scala metallica lunga 40 metri ancorata alla roccia e un sistema di carrucole per sollevare materiali, acqua e viveri.

Il fatto più impressionante è che lui stesso, per oltre 20 anni, visse in quella vetta, scendendo solo due volte alla settimana per incontri di preghiera nel monastero ai piedi del pilastro. Nel 2015 lasciò la residenza permanente e divenne guida della comunità monastica locale. Oggi i monaci si alternano nella salita per momenti di preghiera e manutenzione.

Si può visitare? E cosa (eventualmente) vedere?

In molti si domandano se sia possibile arrampicarsi fino alla vetta per vedere da vicino la chiesa superiore e la cella del monaco. La risposta è restrittiva: l’accesso alla scala di ferro fissata alla parete rocciosa è rigorosamente interdetto ai turisti. Del resto, il pericolo non è poco. A poterci salire sono solo i monaci e alcuni religiosi autorizzati e il motivo non riguarda solo la sicurezza: il luogo deve infatti mantenere la sua funzione di isolamento contemplativo.

Ciò vuol dire che per noi visitatori la scoperta si concentra alla base, ma tutto sommato non è un male visto che oggi la zona intorno al monolite è un complesso monastico curato, in cui regna un’atmosfera di pace assoluta. A disposizione c’è un sentiero che conduce all’ingresso del luogo di culto, aperto generalmente tra le 10 del mattino e le 6 del pomeriggio. L’ingresso è gratuito, ed è impossibile non avvertire una sensazione di sproporzione. Il monolite emerge dal terreno erboso con una verticalità quasi geometrica. Avvicinandosi si notano corde che scorrono lungo la parete per il trasporto delle provviste.

Sul primo livello della roccia, accessibile tramite una breve scalinata in pietra, è incastonato un crocifisso del VI secolo scolpito nel calcare. È uno dei manufatti cristiani più antichi dell’Europa orientale ancora visibili nel contesto originario. Accendere una candela davanti a quella croce, con lo sguardo che sale verso la chiesetta superiore, crea un contrasto potente tra la fragilità del gesto e la durezza della pietra.

Ai piedi del pilastro si trova la Chiesa di Simeone Stilita, costruita intorno al 1999. L’interno è decorato con icone, affreschi e oggetti liturgici. L’atmosfera è raccolta e i monaci si muovono con abiti neri che risaltano contro il bianco della roccia. Poco distante si distinguono resti di mura più antiche e un campanile in rovina.

Vale la pena allontanarsi di qualche decina di metri lungo il sentiero per ottenere una vista laterale. Da quella prospettiva lì il pilastro appare ancora più sottile, quasi una lama calcarea che taglia il cielo. Il sito attira viaggiatori da tutta la Georgia ma anche e dall’estero. E tra questi c’è chi resta in silenzio, chi fotografa o chi cerca spiegazioni razionali che, il più delle volte, non riesce a trovare.

Come arrivare

La parola d’ordine è: avventura. Si parte solitamente da Kutaisi, la seconda città del Paese, affrontando un tragitto in auto che dura circa un’ora e mezza su strade che si snodano tra colline boscose e villaggi rurali in cui il tempo pare essersi fermato. La direzione principale conduce verso Chiatura, località celebre per le sue vecchie funivie dell’era sovietica.

Una volta giunti nel centro abitato, occorre seguire le indicazioni per il villaggio di Katskhi, proprio lì dove svetta nei cieli il Katskhi Pillar. La strada asfaltata cede poi il passo a un sentiero sterrato ma percorribile anche con vetture normali, purché il meteo sia favorevole.

Esistono anche i famosi minibus locali, chiamati marshrutka, che partono regolarmente dalla stazione dei bus di Kutaisi. Il consiglio da tenere a mente è quello di chiedere specificamente del mezzo diretto a Chiatura e di comunicare all’autista la destinazione finale. In questo modo vi lasceranno al bivio principale, da cui dovrete procedere a piedi per circa 20 minuti.

Si tratta di una breve camminata che permette di vedere il pilastro apparire gradualmente tra le chiome degli alberi, un approccio visivo che aumenta l’emozione della scoperta. Preparatevi a incontrare pochi visitatori, specialmente nelle prime ore del mattino, quando il canto degli uccelli è l’unico suono che accompagna la salita verso il complesso.