L’isola sommersa nel Golfo del Messico che non riemerge da cent’anni

Al largo della città di Biloxi, nel Mississippi, c’è un piccolo arcipelago fatto di quattro isole, paradiso turistico e del birdwatching. Ma una volta erano cinque

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Ilaria Santi

Giornalista & reporter di viaggio

Giornalista, viaggia fin da quando era bambina e parla correntemente inglese e francese. Curiosa, autonoma e intraprendente, odia la routine e fare la valigia.

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Nel Golfo del Messico, al largo della città di Biloxi, nello Stato del Mississippi, c’è un piccolo arcipelago di isole, paradiso turistico e del birdwatching. Le Gulf Islands fanno parte del Gulf Islands National Seashore, una meta turistica per milioni di visitatori ogni anno, attratti per le sue acque color smeraldo, le magnifiche spiagge di sabbia bianchissima e sottile come borotalco, le fertili paludi e i siti storici.

Le isole sono quattro: Ship Island, Cat Island, Horn Island e Petit Bois. Fino a cent’anni fa però, le isole del piccolo arcipelago erano cinque. Una è scomparsa, divorata dal mare, ma di tanto tanto, a seconda delle maree, riappare. Ed è della sua storia che vi voglio raccontare.

La fantastica storia di Isle of Caprice

Dog Key Island, meglio nota come, Isle of Caprice (isola del capriccio, il nome la dice lunga sulla sua storia), è la quinta delle Gulf Islands. Ebbe breve durata, ma fu un’isola leggendaria. Situata a circa 12 miglia dalla costa di Biloxi, nel Mississippi, tra Ship Island e Horn Island, in quella che oggi è parte della catena di barrier islands, tra il Mississippi e l’Alabama, da sempre era solita apparire a sparire a causa delle maree e delle correnti.

L’isola del divertimento

Fino agli Anni ’20 del Novecento, su questo sottile lembo di terra emersa del Golfo del Messico vi era un casinò. Come spesso accadeva in quegli anni, quelli dell’epoca del Proibizionismo, infatti, sulla terraferma era vietato il gioco d’azzardo e l’alcool, pertanto, spesso venivano realizzati pontili artificiali che conducevano verso edifici lontani dalla costa o allestite navi-casinò che navigavano al largo. In questo caso, l’isola, al limite delle acque territoriali dello Stato, fu trasformata nel regno del gioco e del divertimento.

Era il 1925, quando alcuni investitori, tra cui un certo Walter Henry “Skeet” Hunt, acquisirono l’isola tramite un atto di cessione federale trasformandola in una destinazione turistica offshore. Decisero, infatti, di aprire l’Isle of Caprice Cabanas Hotel, un resort che, secondo le cronache locali, fu inaugurato il 30 maggio del 1926, con casinò dove anche le bevande alcoliche potevano essere vendute liberamente. La Isle of Caprice era famosa per essere una fiorente e affascinante meta turistica, soprannominata la “Montecarlo del Sud“. Vantava spiagge di meravigliosa sabbia stile Caraibi (come le altre quattro isole dell’arcipelago), le celebri cabanas, ristoranti, sale da ballo con musica dal vivo suonata da grandi orchestre, e naturalmente il casinò.

I traghetti facevano avanti e indietro giorno e notte trasportando regolarmente i turisti da Biloxi all’isola che, all’epoca, veniva promossa come “un paradiso”. I resoconti storici descrivono folle che arrivavano quotidianamente a bordo dei battelli. L’isola ospitava gare di nuoto, balli, cene a base di pesce ed eventi sociali che contribuirono a consolidare l’immagine di Biloxi come meta turistica durante gli Anni ’20.

Il declino di Isle of Caprice

La sua fortuna durò fin quando, circa cent’anni fa, l’isola non venne inghiottita dalle acque del Golfo, spiagge e casinò inclusi, a cui si aggiunse un grande incendio che danneggiò parte del resort nel 1931. Infatti, questa zona, come abbiamo imparato con l’Uragano Katrina del 2005, che ha colpito la Louisiana e tutti gli Stati che s’affacciano sul Golfo, ma anche con molti altri formatisi prima e dopo quello più terribile, è soggetta agli uragani che possono presentarsi in qualunque momento.

A causa di questi improvvisi e devastanti fenomeni meteorologici e della costante erosione della costa, l’Isola di Caprice venne completamente sommersa. Tra le concause ce n’è una che gli esperti hanno ritenuto fondamentale: i turisti sull’isola erano soliti raccogliere frequentemente l’avena marina dalle dune di sabbia, senza rendersi conto del ruolo cruciale che questa pianta svolgeva nella stabilizzazione della sabbia. L’avena marina, infatti, che apparentemente sembra erbaccia, al contrario contribuisce a trattenere la sabbia trasportata dal vento e a proteggere le isole dall’erosione e gli storici suggeriscono che la sua rimozione potrebbe aver contribuito al rapido deterioramento dell’isola.

L’isola che appare e scompare

Da decenni, Isle of Caprice è nascosta lì sotto il Mississippi Sound, a pochi metri dalla superficie, e intorno a essa si sono formati due stretti canali navigabili noti come Dog Keys. Oggi fa parte del folklore e dalla storia del turismo della zona. Dicono che, di tanto in tanto, l’isola riaffiori sopra la superficie del mare, ed è per questo che i proprietari di Isle of Caprice, da allora, continuano a pagare le tasse di proprietà, in attesa che riemerga definitivamente e rivendicare le terre. E, visti i cambiamenti climatici, non ci sarebbe da stupirsi.

Una storia di famiglia

All’inizio del secolo scorso, “Skeet” Hunt era una delle figure più pittoresche e influenti di Biloxi, ridente città dello Stato del Mississippi. Ristoratore, promotore, consigliere comunale, uno dei primi organizzatori delle celebrazioni del Mardi Gras (le famose celebrazioni di carnevale sarebbero nate nel Mississippi e non a New Orleans, in Louisiana) e, in seguito, una figura di spicco negli ambienti politici di Washington, D.C.. Ancora oggi, l’anziana signora Susan Hunt, nipote dello storico proprietario di Isle of Caprice, paga ogni anno otto dollari di tasse per l’isola sommersa, nel caso in cui la fortuna torni a sorriderle.