Un lago di sale che non è mai lo stesso: Chott El Jerid, l’immensa distesa scintillante della Tunisia

Nel sud della Tunisia una distesa di sale attraversata da una strada cambia colore con la luce, tra miraggi, palmeti, racconti antichissimi e scenari da cinema

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Serena Proietti Colonna

Travel blogger

PhD in Psicologia Cognitiva, Travel Blogger, Coordinatrice di Viaggio e Redattrice Web di turismo, una vita fatta di viaggi, scrittura e persone

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Chiudete gli occhi e provate a proiettare nella vostra testa l’immagine di un bianco assoluto, una crosta minerale che sotto il sole del pomeriggio brilla al punto da bruciare la vista. Dovreste rappresentarvi con la mente solo quello, perché intorno non c’è l’ombra di alcuna montagna e pure qualsiasi altro tipo di riferimento è praticamente assente. Una distesa chiara, enorme, così tanto che sembra proseguire fin dentro il cielo. A tratti compaiono chiazze rosa, sottili venature violacee e riflessi verdi. Poi, in lontananza, qualcosa assomiglia a uno specchio d’acqua.

È Chott el Jerid, uno dei laghi salati più estesi del Nordafrica, una straordinaria depressione naturale nel sud-ovest della Tunisia. Con una superficie di circa 5.000 km², ha un aspetto che muta profondamente durante l’anno: le piogge invernali possono trasformare alcune zone in laghetti poco profondi, mentre durante i mesi più caldi l’evaporazione lascia affiorare una crosta minerale screpolata. Sotto il sole estivo, con temperature che possono raggiungere i 50 °C, la superficie diventa un mosaico di cristalli.

Ma dietro questa apparente immobilità si nasconde anche un ambiente di grande valore ecologico. Dal 2007 il Chott el Jerid è infatti riconosciuto dalla Convenzione di Ramsar quale zona umida di importanza internazionale.

Le origini del Chott el Jerid, la formazione del lago e le leggende

L’origine del Chott el Jerid è strettamente legata alla storia geologica del Sahara settentrionale. Il lago occupa una vasta depressione situata tra i rilievi dell’Atlante sahariano e la piattaforma desertica meridionale. Nel corso di lunghissimi periodi, i movimenti della crosta terrestre e l’accumulo di sedimenti hanno contribuito a modellare il bacino, creando le condizioni per la formazione di una pianura salina.

Le acque sono tutte provenienti dalle precipitazioni, dai corsi temporanei chiamati uadi e dalle falde sotterranee, per poi evaporare a causa del clima arido. I minerali disciolti rimangono sul terreno e si concentrano progressivamente. Nascono così depositi di salgemma, principalmente cloruro di sodio, e gesso. Le successive fasi di allagamento modificano lo spessore e la struttura della crosta.

Ben prima delle indagini geologiche, però, il territorio aveva già alimentato racconti affascinanti. Alcuni studiosi identificarono il Chott el Jerid con il leggendario lago Tritone, citato dagli autori dell’antichità. Secondo un racconto tramandato da Erodoto, Giasone e gli Argonauti sarebbero rimasti intrappolati nelle sue acque, prima di ricevere l’aiuto della divinità marina Tritone.

Nell’800, il mito del mare sahariano ispirò addirittura un progetto ingegneristico: l’ufficiale francese François-Élie Roudaire immaginò di collegare alcune depressioni saline del Sahara al Mediterraneo attraverso un sistema di canali alimentati dal golfo di Gabès. L’impresa avrebbe dovuto creare un enorme mare interno, ma le difficoltà tecniche e gli errori nelle valutazioni altimetriche contribuirono al suo abbandono nel 1882.

Quella vicenda conquistò anche Jules Verne, che ne trasse ispirazione per L’invasione del mare, romanzo pubblicato nel 1905. Il Chott el Jerid compare inoltre nell’universo letterario dello scrittore Frank Heller, autore de La mille e seconda notte.

Visitare il Chott el Jerid, tra cristalli di sale, miraggi e luoghi di Star Wars

È un lago salato, sì, ma il modo più pratico per visitare questo angolo di Tunisia è attraversarlo in automobile. C’è infatti una strada asfaltata che collega Kebili a Tozeur che si snoda per decine di chilometri, e dove il tracciato procede su un rilevato circondato dalla pianura salata. È quasi inutile dirlo (ma incredibile provarlo): l’impressione è quella di viaggiare sopra una superficie priva di confini, con il cielo riflesso nelle pozze e le montagne ridotte a profili lontanissimi.

Vale la pena prevedere delle soste nei punti accessibili lungo il percorso. Da vicino, la crosta rivela piccole fratture, cristalli traslucidi e incrostazioni irregolari. Alcune pozze assumono tonalità rosate, altre tendono al verde. Il fenomeno dipende dalla composizione chimica delle acque e dalla presenza di organismi adattati agli ambienti estremamente salini.

Particolarmente affascinanti sono i miraggi, frequenti nelle ore centrali delle giornate calde. La differenza di temperatura tra gli strati d’aria vicini al terreno altera il percorso dei raggi luminosi, producendo immagini distorte. Lungo la traversata si incontrano anche bancarelle dedicate ai minerali locali. Tra gli oggetti più caratteristici ci sono le rose del deserto, aggregati di cristalli di gesso disposti in forme simili a petali.

E poi c’è il cinema: nel 1976 George Lucas scelse il margine occidentale del Chott el Jerid, nei pressi di Nefta, per girare alcune scene del primo Star Wars, distribuito nel 1977. La pianura salina divenne parte del pianeta immaginario Tatooine e ospitò gli esterni della fattoria della famiglia Lars, la casa di Luke Skywalker.

La piccola costruzione bianca, dalla forma simile a un igloo, è diventata un luogo di culto per gli appassionati della saga. Dopo essere stata danneggiata dagli agenti atmosferici, fu restaurata nel 2012 grazie all’iniziativa di un gruppo di fan. Per raggiungere il set isolato è opportuno affidarsi a una guida locale, verificando le condizioni del terreno e le eventuali limitazioni di accesso.

Chott El Jerid, luoghi Star Wars
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L'”igloo” bianco di Star Wars

Il periodo più gradevole per la visita va da ottobre ad aprile, mentre in estate diventano essenziali acqua abbondante, protezione solare e occhiali contro il riverbero.

Dove si trova e come arrivare nel deserto tunisino

Il Chott el Jerid si trova nella Tunisia meridionale, tra i governatorati di Tozeur e Kebili, a sud dei rilievi dell’Atlante. Il bacino si sviluppa prevalentemente da ovest a est e prosegue verso il Chott el Fejaj, un’altra grande depressione salina. La sua posizione permette di inserirlo in un itinerario dedicato alle oasi e ai paesaggi del Sahara tunisino.

Tozeur rappresenta uno dei principali punti di partenza (e anche un motivo di visita): antica città carovaniera, custodisce quartieri storici caratterizzati da facciate in piccoli mattoni d’argilla color ocra, disposti a formare losanghe, motivi a zigzag e decorazioni geometriche in rilievo.

Dal versante orientale l’accesso avviene attraverso Kebili, importante centro della regione del Nefzaoua, oppure da Douz, considerata una delle porte del Sahara. Chi soggiorna sull’isola di Djerba può raggiungere la regione con un trasferimento in automobile di circa 300 km fino alla zona della traversata, prevedendo almeno 4 ore di viaggio (in base all’itinerario scelto).

Per un itinerario più ampio, il passaggio attraverso il Chott el Jerid può essere abbinato alle oasi montane di Chebika, Tamerza e Midès, celebri per le gole rocciose e le sorgenti, oppure ai villaggi di Sabria, Nouil ed El Faouar, sul margine delle dune.