La tranquilla isola greca di Milos è minacciata: a rischio il suo fragile ecosistema

Un tempo rifugio per pochi sognatori, oggi Milos è assediata dal cemento selvaggio: l'allarme dei sindaci per salvare l'identità e l'ecosistema dell'isola

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Elena Usai

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La scrittura, il viaggio e la fotografia sono le sue grandi passioni e quando parte non dimentica mai di portare un libro con sé.

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Frutto di una genesi millenaria segnata da cataclismi primordiali, tra eruzioni sottomarine, tsunami e scosse sismiche, Milos sembrava predestinata a forgiare un’identità geografica senza eguali nel Mediterraneo. Fino alla metà dello scorso decennio, l’isola era considerata un segreto ben custodito, un rifugio discreto scelto quasi esclusivamente da coppie ateniesi in cerca di atmosfere sognanti e silenziose.

Oggi, questo immaginario idilliaco appare lontanissimo: anche Milos, come tante altre mete turistiche, è diventata il terreno di una battaglia tra la conservazione della natura e l’avanzata del cemento. L’allarme lanciato dai sindaci e dagli osservatori internazionali dipinge un quadro inquietante, dove l’identità locale e l’anima selvaggia delle Cicladi rischiano di essere sacrificate sull’altare di uno sviluppo senza freni.

Milos minacciata dall’edilizia selvaggia

Il problema che affligge l’isola di Milos non risiede solo nel volume dei visitatori, in costante crescita, ma nella velocità con cui il paesaggio viene alterato da nuove costruzioni che spesso ignorano la fragilità intrinseca del territorio. I sindaci delle isole greche hanno recentemente sollevato un coro di proteste contro quella che definiscono “edilizia selvaggia”. A Milos, questa tendenza si manifesta in una proliferazione di strutture ricettive di lusso e seconde case che spuntano in aree precedentemente vergini, trasformando radicalmente il volto dell’isola.

Questo boom edilizio sta spingendo il territorio ben oltre la sua reale capacità. Le infrastrutture vitali, dalla gestione dei rifiuti alla rete idrica, sono sottoposte a uno stress che minaccia il collasso. La carenza di piani urbanistici rigidi e di protezioni legali adeguate ha permesso a investitori globali di capitalizzare sul marchio dell’isola, convertendo terreni agricoli e zone naturali in cantieri a cielo aperto.

Il rischio non è puramente estetico, perché la frammentazione degli habitat mette in pericolo specie endemiche e altera l’equilibrio idrogeologico di un luogo che dispone di risorse limitate. Senza una moratoria o regole ferree, il fascino discreto di Milos verrà soffocato da un labirinto di resort standardizzati, privi di ogni legame con la millenaria tradizione architettonica locale.

L’ecosistema di un’isola in bilico

Oltre alla minaccia del cemento, è la sopravvivenza stessa dell’ecosistema di Milos a trovarsi in bilico. L’isola della Grecia ospita una biodiversità straordinaria, inclusa la rara vipera di Milos e una flora unica adattata ai suoli vulcanici, che oggi si ritrova schiacciata tra l’espansione urbana e una pressione antropica insostenibile. La protezione di queste aree è attualmente giudicata insufficiente dalle organizzazioni ambientaliste, che denunciano una cronica mancanza di sorveglianza attiva e di fondi destinati alla tutela delle zone protette.

Il paradosso è evidente: proprio la bellezza incontaminata che attira i viaggiatori è l’elemento che viene distrutto dal turismo di massa. L’edilizia fuori controllo e non solo sta portando a una progressiva perdita d’identità culturale, dove i villaggi costieri con le loro iconiche rimesse colorate per le barche rischiano di trasformarsi in mere scenografie per i social media, svuotate della loro funzione storica e della comunità che le rendeva vive. Per salvare questo ecosistema, l’ideale sarebbe passare a un modello di turismo rigenerativo, che ponga limiti invalicabili al numero di posti letto e investa nella conservazione delle zone Natura 2000.