Il lusso nel 2026 raggiunge uno standard diverso dal semplice scintillio e dalle mete patinate: la destinazione luxury del nuovo anno è l’Abruzzo e i motivi per cui la regione è riuscita a conquistare questo titolo sono tanti. A inserire il territorio italiano in questo nuovo contesto sono state le rivelazioni emerse dal Global Wellness Institute statunitense e all’ultimo festival del turismo di lusso di Cannes.
Mentre il Mediterraneo si prepara a estati sempre più lunghe e arroventate, mentre le grandi capitali del turismo di alta gamma iniziano a soffrire di sovraesposizione, una parte del pubblico più facoltoso sposta lo sguardo e cerca luoghi insoliti ma splendidi da stupire. L’Abruzzo compare così come possibilità concreta. Una regione ancora poco intaccata dai flussi, con una densità di natura rara in Europa: parchi nazionali estesi, montagne vere, altipiani, laghi interni, borghi che la sera si spengono davvero.
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Perché l’Abruzzo è la meta luxury dell’anno
Sono tanti i motivi per cui l’Abruzzo viene considerato una nuova meta esclusiva. Il nuovo viaggiatore luxury non chiede più di accumulare esperienze, ma di abitarle: treni lenti invece di voli rapidi, tragitti che fanno parte del viaggio. La lentezza, da limite, si trasforma in privilegio.
Poi ci sono i cieli. Sempre più rari e più ambiti. Il turismo astronomico cresce, si raffina, si fa intimo. Osservare le stelle non come intrattenimento, ma come pratica. Lontano dall’inquinamento luminoso e dalle folle. L’Abruzzo, con le sue aree interne e le sue altitudini, entra naturalmente in questa geografia selettiva. Senza bisogno di costruire nulla.
Altrettanto interessante l’elemento dell’acqua. Non piscine scenografiche, ma fiumi, sorgenti, laghi di montagna. Acque fredde, pure, che richiedono attenzione, immersioni brevi e consapevoli. C’è chi sceglie la pesca a mosca, considerata una delle pratiche più lente e meditative: non per sport, ma per disciplina mentale. Stare fermi, aspettare, osservare.
E mentre le Dolomiti restano il grande riferimento italiano (organizzate, internazionali, ormai pienamente riconosciute) l’Abruzzo viene letto come alternativa più ruvida, meno addomesticata. Una terra che non ha ancora standardizzato l’esperienza. E questo, oggi, è un vantaggio competitivo enorme.
C’è un altro elemento che rende l’Abruzzo coerente con i trend luxury del 2026: il suono. O meglio, la sua assenza. I cosiddetti “santuari sonori” sono sempre più ricercati: luoghi dove il paesaggio acustico diventa esperienza. Campane che segnano il tempo, vento tra gli alberi, acqua che scorre. Anche il silenzio, quello vero, non progettato.

Le altre mete luxury emergenti
Gli operatori dell’alta gamma parlano sempre più spesso di “territori vergini”. Un’espressione delicata, ma efficace per spiegare cosa cercano oggi certi clienti: luoghi dove l’esperienza non sia già stata confezionata. Dove non tutto sia pronto per essere consumato. Dove serva ancora un minimo di adattamento, di ascolto.
Non è un caso se cresce l’interesse per strutture piccole, curate, spesso recuperate. Niente grandi resort, ma dimore, rifugi, alberghi diffusi. Servizio attento, mai invadente. Comfort alto, ostentazione zero. Il valore non sta nell’eccesso, ma nella precisione delle scelte.
Questo spostamento riguarda l’Europa intera. La cosiddetta “cintura fredda” diventa rifugio climatico e culturale: Slovenia, Austria, Svizzera, Norvegia. Ma anche l’Appennino, finalmente riletto non come spazio di passaggio, ma come destinazione in sé. L’Abruzzo intercetta questo movimento con naturalezza, senza dover cambiare pelle.