Chiara Francini: “Firenze dà il meglio di sé quando smetti di trattarla come un museo”

Attrice, conduttrice, scrittrice: “Manca sempre qualcosa, per fortuna”: oggi si racconta a SiViaggia in un’intervista esclusiva

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Ilaria Santi

Giornalista & reporter di viaggio

Giornalista, viaggia fin da quando era bambina e parla correntemente inglese e francese. Curiosa, autonoma e intraprendente, odia la routine e fare la valigia.

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Attrice, conduttrice, scrittrice: “Manca sempre qualcosa, per fortuna”, ci dice Chiara Francini, appena tornata dall’83° Festival del cinema di Venezia dove ha vinto il premio come Miglior Attrice Protagonista alla XXV edizione del Premio Kinéo. Fiorentina, è legatissima alla sua città con cui ha “un rapporto molto carnale”, che consiglia di visitare perdendosi per le strade, camminando senza una meta precisa, “perché Firenze dà il meglio di sé quando smetti di trattarla come un museo e cominci a viverla come una donna”.

Nell’intervista esclusiva a SiViaggia ha raccontato che, tra i viaggi che preferisce, ci sono quelli in solitaria, “una delle forme più radicali di libertà”, e quelli tra donne.

E di donne parlerà anche in occasione del Festival del viaggiatore, l’evento che si svolge tra settembre e ottobre in alcune località del Veneto, in un intervento dal titolo “Donne: è sempre tempo di rivoluzione”. L’appuntamento con Chiara Francini è sabato 19 settembre 2026 alle 20.45 nella Villa Angaran San Giuseppe di Bassano del Grappa, una dimora di campagna, commissionata dal Conte Giacomo Angaran al più grande architetto di queste terre, Andrea Palladio.

Firenze è spesso protagonista dei suoi romanzi: può svelarci i luoghi che le stanno più a cuore e che i turisti non conoscono, ma dovrebbero visitare?

Firenze è una città che non si lascia mai raccontare fino in fondo e forse è proprio questo il suo fascino. Io ho un rapporto molto carnale con Firenze: la conosco soprattutto con il naso, con le gambe, con la memoria dei miei anni universitari. Al di là dei luoghi che finiscono inevitabilmente nelle fotografie, inviterei a perdersi. A camminare senza una meta precisa, perché Firenze dà il meglio di sé quando smetti di trattarla come un museo e cominci a viverla come una donna: non devi necessariamente capirla, devi frequentarla. In fondo, una città, come una persona, diventa davvero interessante quando comincia a mostrarti le sue imperfezioni.

Alla 12ª edizione del Festival del viaggiatore tratta il tema della donna: ha mai fatto un viaggio in solitaria? E tra sole donne? Se sì, dove. Può raccontarci l’esperienza?

Il viaggio in solitaria è una delle forme più radicali di libertà. Perché quando sei sola non puoi delegare: scegli tu dove andare, quando fermarti, cosa mangiare, perfino con chi avere una conversazione imbarazzante al ristorante! Ho viaggiato da sola e ho scoperto che la solitudine, quando è scelta, non è affatto una condanna ma uno spazio. E dentro quello spazio puoi finalmente sentire cosa pensi tu, senza il sottofondo delle aspettative degli altri. I viaggi tra donne poi hanno un’altra meravigliosa caratteristica: puoi passare in tre minuti dal dibattere sul senso dell’esistenza al discutere animatamente di scarpe, uomini o carboidrati. E tutto ha perfettamente senso.

Cinema, Tv, teatro, attrice, modella, conduttrice, comica, doppiatrice, regista, produttrice, ma anche editorialista e scrittrice: cosa manca ancora nella sua wish list?

Manca sempre qualcosa, per fortuna. Ma io sono una donna e posso fare tutto! Mi piacerebbe continuare a scrivere, naturalmente, e magari dirigere. Mi piacerebbe confrontarmi con ruoli e linguaggi che ancora non conosco. In ogni caso il vero desiderio è poter continuare a sorprendermi. Finché c’è qualcosa che mi mette un po’ paura, allora significa che sono ancora viva artisticamente.

Può anticiparci i suoi prossimi progetti tra programmi Tv e libri in uscita?

Continuo a pensare alla scrittura come a una parte fondamentale del mio percorso, perché quando scrivo posso permettermi una reale libertà. Ci sono progetti che stanno prendendo forma e altri che devono ancora trovare la loro strada. Mi piace l’idea di continuare a misurarmi con progetti che abbiano una personalità e che abbiano qualcosa da dire. Ma posso promettere una cosa: continuerò a fare più cose contemporaneamente, con entusiasmo.

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