“I poeti cercano l’ispirazione lontano, mentre essa è nel cuore” scriveva il poeta francese Alphonse de Lamartine. E il cuore di Maurizio De Giovanni è a Napoli, infatti è proprio Napoli a ispirare i suoi libri. Il Commissario Ricciardi, l’assistente sociale Mina Settembre, l’ispettore Giuseppe Lojacono dei Bastardi di Pizzofalcone: sono tutti personaggi che operano nel capoluogo partenopeo.
Abbiamo chiesto allo scrittore italiano più prolifico degli ultimi tempi (circa 40 libri solo negli ultimi dieci anni) quanto conti la sua città natale nei gialli che ha scritto – e che scriverà – e quanto conti una location nel plot di un romanzo. Per tutti gli appassionati dei libri di De Giovanni o delle fiction televisive che ne sono state tratte, ecco cosa ci ha detto (e ci ha svelato in anteprima).
Avrebbe potuto ambientare i suoi libri in una città che non fosse Napoli?
Come dico spesso, se non fossi nato a Napoli non avrei scritto neanche un rigo! Napoli è ispirazione delle mie storie e nello stesso personaggio. Conosco questa città nei rumori, negli odori, nelle contraddizioni, nella maniera in cui le persone parlano, guardano, stanno in silenzio. Quando scrivo di Napoli non devo immaginarla: in qualche modo mi basta affacciarmi alla finestra. E credo che questa familiarità finisca inevitabilmente dentro le storie.
Quanto conta la location nei suoi racconti e, in generale, in un romanzo, secondo lei?
Conta moltissimo. Io diffido un po’ delle storie che potrebbero accadere indifferentemente a Napoli, Milano, Parigi o New York. Un luogo deve lasciare un’impronta sui personaggi. Deve condizionarne il carattere, il linguaggio, perfino il modo di amare e di soffrire. Se prendi un personaggio e lo sposti senza che cambi niente, probabilmente quel luogo era soltanto una scenografia. Napoli invece per me è parte del meccanismo narrativo: è una città fatta di strati, di epoche e di contraddizioni che convivono nello stesso spazio.

È soddisfatto della trasposizione televisiva dei suoi libri?
Un libro e una serie televisiva parlano due lingue diverse. Quando consegni una storia alla televisione entrano in gioco attori, registi, sceneggiatori, scenografi, e ciascuno deve poter fare il proprio mestiere. È inevitabile che qualcosa cambi. Nei miei romanzi, per esempio, alcuni aspetti sono più duri e il dolore ha spesso un peso maggiore, mentre la televisione tende comprensibilmente a valorizzare di più le relazioni sentimentali. Posso dire che su Ricciardi e Sara è stato fatto un lavoro di cui sono contento.
Ci può svelare i luoghi di Napoli che le stanno a cuore e che i turisti non conoscono, ma dovrebbero?
Sicuramente il complesso di Sant’Anna dei Lombardi. All’interno assolutamente da vedere è Il Compianto di Guido Mazzoni: un gruppo di sculture composto da otto statue di terracotta a grandezza naturale con al centro la Pietà, il Gesù deposto dalla Croce, con espressione e afflizione di dolore di estrema naturalezza. Un’esperienza davvero indimenticabile.
Quando torna il Commissario Ricciardi e quali sono i suoi progetti a breve/lungo termine?
Ricciardi torna, questo ormai posso dirlo. Ma ho voluto lasciargli attraversare la guerra senza raccontarla. Lo ritroveremo nel 1952, con qualche anno in più e soprattutto con sua figlia Marta ormai diciottenne. E c’è anche una novità televisiva importante: a luglio abbiamo consegnato il soggetto per la quarta serie del Commissario Ricciardi.
Nel frattempo, continuo naturalmente a scrivere. Sto lavorando anche a qualcosa di nuovo, una storia contemporanea, molto napoletana e con un tono in parte diverso dalle mie serie precedenti: ci sarà anche uno strano cuoco e dovrebbe inaugurare una nuova serie per Rizzoli. Mi piace tornare dai personaggi che conosco, ma ho bisogno anche di incontrarne di nuovi. Finché arrivano storie che hanno qualcosa da dire, io provo a raccontarle.
In occasione del Festival del viaggiatore 2026, l’evento diffuso che si svolge in alcune località del Veneto tra settembre e ottobre, De Giovanni interverrà il prossimo 20 settembre alle ore 11 sulla Terrazza della Basilica Palladiana a Vicenza sul tema “La memoria come sovversione” a proposito della nuova serie di romanzi L’orologiaio (“L’orologiaio di Brest ” e “Il tempo dell’orologiaio”, ed. Feltrinelli), dialogando con la scrittrice vicentina Mariapia Veladiano sul valore della memoria e della giustizia.