Tra scogliere giurassiche e antichi silenzi spirituali: Nusa Penida, l’isola che costringe a rallentare

Un microcosmo di calcare candido e tradizioni impenetrabili, un frammento di terra emersa che sfida l'oceano e con una cultura rimasta orgogliosamente ruvida

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Serena Proietti Colonna

Travel blogger

PhD in Psicologia Cognitiva, Travel Blogger, Coordinatrice di Viaggio e Redattrice Web di turismo, una vita fatta di viaggi, scrittura e persone

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È quasi ironico scriverlo, ma Nusa Penida, in Indonesia, per anni è rimasta ai margini delle rotte turistiche. Sorella maggiore delle tre isole Nusa, accanto a Nusa Lembongan e Nusa Ceningan, in passato incuteva persino timore: veniva soprannominata “l’isola nera“, in quanto fungeva da terra d’esilio per i criminali e gli spiriti indesiderati del Regno di Klungkung.

Si deve proprio a questo nomignolo, infatti, l’assenza per decenni del turismo di massa, che però ha permesso di mantenere intatta una variante del balinese parlato che suona più arcaica e una spiritualità che vibra con una frequenza differente. Ma soprattutto non ci sono grandi resort in sequenza, le strade asfaltate in modo uniforme sono poche (seppur la situazione è migliorata negli ultimi anni) e il traffico è fatto principalmente di scooter e pick-up.

Un mondo a parte rispetto alla più nota Bali, anche perché quest’ultima è vulcanica, fertile e verdeggiante, mentre Penida è un altipiano carsico sollevato dal fondo marino millenni fa.

Cosa vedere a Nusa Penida

Mentre il sole sorge tingendo il cielo di un arancione irresistibile, quest’isola dell’Indonesia rivela attrazioni che vanno oltre le sue coste, invitando a esplorazioni interne ricche di sorprese culturali e naturali. Il protagonista assoluto è soprattutto il paesaggio, ma la verità è che anche i riti religiosi e le tradizioni balinesi trovano spazi inaspettati.

Goa Giri Putri

Sul lato nord-orientale dell’isola, a metà collina, c’è una scalinata che conduce a un’apertura stretta nella roccia. È uno spazio sacro, dove per entrare occorre chinarsi e attraversare un varco basso. Dopo pochi metri il passaggio si allarga in una cavità enorme lunga circa 300 metri, al cui interno si susseguono santuari induisti e buddhisti, drappi a scacchi bianco e nero e altari dedicati alle divinità del pantheon balinese.

Il posto prende il nome di Goa Giri Putri, e per gli abitanti di Bali rappresenta una meta di pellegrinaggio importante: l’acqua che sgorga nella grotta è considerata purificatrice. I fedeli percorrono un itinerario rituale che tocca più altari. Ai visitatori viene richiesto un sarong e un’offerta simbolica.

Peguyangan Waterfall

Sul versante sud-occidentale a catturare l’attenzione è Peguyangan Waterfall, che si raggiunge tramite una scalinata metallica dipinta di blu aggrappata alla parete calcarea. Non è per tutti, perché i gradini sono ripidi, stretti ed esposti al vento. In fondo, dopo oltre 700 scalini, si raggiunge una sorgente sacra che scorre attraverso tubi e piccole vasche affacciate sull’oceano.

Prima di scendere viene consegnato un sarong. Il panorama lungo la discesa è ampio, con l’orizzonte che si estende fino alle sagome lontane di Bali e del Monte Agung nelle giornate limpide.

Angel’s Billabong

Decisamente affascinante è anche Angel’s Billabong, una piscina rocciosa piena di acqua oceanica che si raccoglie in vasche cristalline durante la bassa marea. Questa formazione geologica, creata da secoli di azione marina su rocce calcaree, si estende per diverse decine di metri e presenta bordi affilati che richiedono attenzione. Senza elementi architettonici artificiali, il sito evoca storie antiche di dee marine che bagnavano qui le loro ali.

Tembeling Beach and Forest

All’interno di una zona boscosa, un sentiero conduce verso piscine naturali alimentate da sorgenti dolci, con una vegetazione più fitta rispetto ad altre aree dell’isola. Radici, liane e alberi alti creano ombra e frescura.

Le vasche sono scavate nella roccia, una delle quali affaccia direttamente sul mare aperto. L’accesso in scooter richiede esperienza a causa di una strada ripida e stretta. In alternativa si può scendere a piedi o affidarsi ai moto-taxi locali. La permanenza ha senso soprattutto per chi desidera fare il bagno nelle pozze d’acqua prima di raggiungere la piccola baia sottostante.

Le spiagge più belle di Nusa Penida

Le coste di Nusa Penida sono state modellate da correnti oceaniche violentissime che, contemporaneamente, hanno dato vita a baie che sembrano morsi giganti sulla sua superficie. La sabbia cambia consistenza e colore a seconda della località, passando dal bianco accecante al grigio vulcanico nel giro di pochi chilometri.

  • Kelingking Beach: è probabilmente l’immagine più nota di Nusa Penida, una lingua di roccia calcarea che si protende verso l’oceano con una forma che ricorda la schiena arcuata di un dinosauro, mentre alla base si distende una striscia di sabbia chiara racchiusa da pareti verticali. Il mare è potente, al punto che la balneazione è stata vietata dopo incidenti gravi, ma lo spettacolo tra la roccia chiara, la vegetazione verde brillante e il blu profondo è assicurato.
  • Broken Beach: poco distante da Angel’s Billabong, è un anfiteatro naturale quasi perfetto collegato al mare aperto da un arco di pietra. Secoli di onde hanno scavato il punto più fragile della scogliera fino a generare un ponte naturale sopra l’acqua.
  • Diamond Beach: accessibile dal 2018 grazie a una scalinata modellata nella falesia, prende il nome da uno scoglio appuntito che spunta dall’acqua azzurra. La sabbia è chiara e fine, ma le onde possono risultare energiche e per questo, in alcuni casi, non è possibile fare il bagno.
  • Atuh Beach: poco distante dalla precedente, in una conca riparata tra pareti verdi, mostra acqua più tranquilla con l’alta marea. Sono presenti piccoli warung e lettini semplici. L’accesso avviene tramite una scalinata meno scenografica ma più regolare rispetto a Diamond.
  • Crystal Bay: è raggiungibile con la strada che arriva fino quasi alla riva ed è nota per la trasparenza dell’acqua e per la presenza di barche da snorkeling e immersione. Davanti alla spiaggia si erge un isolotto roccioso coperto di vegetazione.
  • Suwehan Beach: meno frequentata rispetto alle altre, possiede una scalinata di recente costruzione che facilita la discesa, ma con l’alta marea la battigia si riduce drasticamente.
Crystal Bay, Nusa Penida
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La bellissima Crystal Bay

Come arrivare

Il collegamento più utilizzato parte dal porto di Sanur, sulla costa sud-est di Bali. Le imbarcazioni veloci impiegano tra 30 e 45 minuti, variabili in base alle condizioni del mare. In alternativa è disponibile un traghetto pubblico più lento ed economico in partenza da Padangbai.

All’arrivo viene richiesto un contributo per l’ingresso, destinato al miglioramento delle infrastrutture. Gli sbarchi principali avvengono a Toya Pakeh, Sampalan o Buyuk.

Il periodo migliore coincide con la stagione secca, indicativamente da maggio a ottobre. In questi mesi il mare tende a risultare più stabile e la visibilità subacquea è eccellente, soprattutto tra agosto e ottobre, fase in cui aumentano le probabilità di avvistare il mola mola durante le immersioni. La stagione delle piogge, da novembre ad aprile, colora le colline di verde intenso ma può rendere le strade più difficili.