La Laguna di Bacalar, sette sfumature di turchese nel cuore selvaggio dello Yucatán

La luce scolpisce e modifica il colore, mentre l'acqua dolce assume l'aspetto di un mare tropicale. Tra silenzi, storia e biodiversità antichissima: la magia di Bacalar

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Serena Proietti Colonna

Travel blogger

PhD in Psicologia Cognitiva, Travel Blogger, Coordinatrice di Viaggio e Redattrice Web di turismo, una vita fatta di viaggi, scrittura e persone

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In un mondo frenetico e in continuo mutamento esistono ancora luoghi in cui il tempo assume sfumature più quiete. Spesso sono località che si avvicinano all’idea che in molti hanno di paradiso, ovvero di lembi di terra dalle tonalità brillanti e con il sole che scalda la pelle. Ma quello di cui vi stiamo per parlare ha, probabilmente, 100 marce in più: a pochi chilometri dal confine con il Belize, nel sud dello stato di Quintana Roo, si apre una distesa d’acqua lunga oltre 40 chilometri che possiede qualcosa di profondamente disorientante. Il suo nome è Laguna di Bacalar.

Chi la vede per la prima volta fatica a credere che si tratti di un lago, perché ha dei colori che appartengono al mare aperto, sfumature che passano da un azzurro accecante fino a un blu quasi notturno. Basti pensare che il soprannome più celebre, Laguna dei Sette Colori, nasce proprio da questa continua variazione cromatica.

Gli antichi racconti Maya attribuivano queste tonalità a una tavolozza divina. Oggi la spiegazione è più concreta, meno poetica forse, ma altrettanto affascinante: l’acqua cambia colore per via della profondità, del sole che incide in modo diverso durante la giornata e perché il fondo bianco amplifica la luminosità. Attorno, tra le altre cose, si sviluppa un omonimo villaggio che dal 2006 ha ricevuto il riconoscimento di Pueblo Mágico, una definizione ufficiale che in Messico identifica zone dal forte valore culturale e storico.

Caratteristiche della Laguna di Bacalar

La Laguna di Bacalar rappresenta il secondo bacino d’acqua dolce più esteso del Messico. Si tratta di un sistema di canali collegati tra loro e alimentati da sorgenti sotterranee che scorrono sotto la penisola dello Yucatán che poi, più a est, trovano uno sbocco nel Mar dei Caraibi.

L’elemento che definisce questo paesaggio resta il colore. Nelle zone basse l’acqua appare quasi trasparente, con riflessi lattiginosi dovuti alla sabbia chiara. Nei tratti più profondi il tono vira verso il blu intenso, fino a diventare scuro in corrispondenza dei cenote, cavità naturali che sprofondano anche oltre i 90 metri.

Tra questi il più celebre è il Cenote Azul, una massa d’acqua circolare circondata da vegetazione fitta. Di primo impatto sembra un “semplice” lago nel lago, poi ci si accorge della profondità e del colore improvvisamente più scuro. Diverso il caso del Cenote Negro, chiamato anche cenote delle streghe, che appare quasi nero per via della sua struttura verticale.

Un altro elemento distintivo emerge lungo alcune rive poco profonde, in particolare nella zona di Cocalitos. Qui affiorano le stromatoliti, formazioni batteriche che a uno sguardo distratto paiono rocce. In realtà rappresentano una delle forme di vita più antiche del pianeta, organismi che hanno contribuito alla produzione di ossigeno sulla Terra miliardi di anni fa. Fragili, lentissime nella crescita, raccontano una storia biologica che precede qualsiasi civiltà umana.

Stromatoliti della Laguna di Bacalar, Messico
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Le antichissime stromatoliti della Laguna di Bacalar

L’ambiente, dal canto suo, alterna mangrovie d’acqua dolce, canneti e tratti erbosi. Tra i rami si muovono uccelli migratori, tra cui pappagalli e rapaci, soprattutto nella zona dell’Isla de los Pájaros, un piccolo ma grazioso isolotto immerso nel verde.

Un prezioso equilibrio naturale ma che resta delicato, in quanto eventi climatici estremi e attività umane hanno già dimostrato quanto sia vulnerabile questo ecosistema: dopo forti piogge, l’acqua può perdere la sua trasparenza, assumendo tonalità torbide. Il recupero è possibile, ma chiaramente richiede tempo.

Cosa fare alla Laguna di Bacalar

Se restare sulla riva della laguna basta per capire la sua bellezza, entrarci cambia completamente la percezione. Kayak e paddle board rappresentano il modo più diretto per esplorare. La superficie calma consente spostamenti lenti, specialmente seguendo il ritmo della luce. Al mattino presto l’acqua sembra uno specchio perfetto.

Tra le tappe più interessanti emerge il Canal de los Piratas, un passaggio che in epoca coloniale veniva utilizzato dai pirati per penetrare nell’entroterra e attaccare i centri abitati. Oggi è un luogo tranquillo, con acqua bassa e sabbia chiara. Il fondale contiene argille ricche di minerali, spesso utilizzate come trattamento naturale per la pelle.

Per chi preferisce un accesso più semplice, lungo le rive si trovano diversi balneari, strutture essenziali che funzionano come punti d’ingresso pubblici o semi-privati. Alcuni dispongono di moli in legno che si allungano sull’acqua, perfetti per tuffi o per restare seduti a osservare il cambiamento continuo dei colori.

Un’esperienza diversa è possibile a pochi chilometri dal centro, lungo il tratto chiamato Los Rápidos. In questo punto la laguna si restringe in un canale attraversato da una corrente leggera. In sostanza ci si lascia trasportare dal flusso, mentre la vegetazione scorre ai lati.

La storia emerge invece nel cuore del paese con il Forte di San Felipe. Costruito nel XVIII secolo, aveva il compito di difendere la zona dagli attacchi via acqua. La struttura presenta bastioni angolari e mura spesse, secondo modelli militari dell’epoca coloniale. Dall’alto si apre una vista ampia sulla laguna, utile un tempo per individuare imbarcazioni nemiche.

Passeggiando tra le vie del centro si incontrano edifici bassi, facciate colorate e una piazza principale che raccoglie la vita quotidiana. Murales contemporanei narrano storie locali, aggiungendo uno strato visivo moderno a un contesto storico più antico.

Dove si trova e come arrivare

Bacalar si trova nella parte meridionale della penisola dello Yucatán, lontano dalle rotte più affollate della Riviera Maya. La posizione, quasi al confine con il Belize, contribuisce a mantenere un’atmosfera più raccolta rispetto a destinazioni come Cancún o Playa del Carmen.

L’accesso più semplice avviene via terra. Da Tulum il viaggio in auto richiede circa 2 ore e mezza, attraversando tratti di giungla e centri abitati minori. Da Cancún il tempo si allunga fino a 4 o 5 ore, a seconda del traffico.

Chi preferisce evitare la guida può utilizzare autobus di linea ben organizzati che collegano Bacalar con le principali città dello Stato, mentre un’altra opzione prevede l’arrivo all’aeroporto di Chetumal, il centro urbano più vicino (è a circa 40 minuti di distanza). La sensazione, una volta giunti, è quella di aver raggiunto un posto separato da tutto il resto.