In Egitto si riscrive la storia: scoperto il secondo più grande complesso monastico

In Egitto riaffiora un meraviglioso complesso monastico copto del V secolo: strutture, affreschi e reperti raccontano l’evoluzione della vita religiosa antica

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Sara Boccolini

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Laureata in Scienze del Turismo, ama da sempre viaggiare. Travel Blogger dal 2012 e Content Creator, alterna zaino in spalla a bagaglio a mano.

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Un’importante scoperta archeologica in Egitto sta offrendo nuovi elementi per comprendere le origini del monachesimo cristiano e l’evoluzione delle prime comunità religiose. Nel governatorato di Beheira, nell’area di Qalaya, una missione archeologica egiziana affiliata al Consiglio Supremo delle Antichità ha riportato alla luce un edificio risalente al V secolo d.C..

Si tratta di un ritrovamento che non solo arricchisce il patrimonio storico del Paese, ma contribuisce anche a ridefinire le conoscenze sulle prime forme di organizzazione monastica.

Gli scavi, avviati nel 2023, hanno già restituito numerosi reperti e strutture che testimoniano la complessità e la vitalità di questo antico insediamento. L’area di Qalaya, infatti, è considerata il secondo più grande centro monastico della storia del monachesimo cristiano, un dato che rende la scoperta ancora più significativa per studiosi e appassionati di storia antica.

La scoperta del complesso monastico

L’edificio riportato alla luce sarebbe stato utilizzato come foresteria durante le prime fasi del monachesimo copto. La struttura, articolata e funzionale, è composta da 13 ambienti con diverse destinazioni: celle per monaci, spazi comuni, aree dedicate all’ospitalità e all’insegnamento, oltre a locali di servizio come cucine e magazzini.

La scoperta del complesso monastico in Egitto
Ministero del Turismo e delle Antichità Egitto
Complesso monastico rinvenuto durante gli scavi

Uno degli elementi più interessanti di questa scoperta è la presenza di una grande sala nella parte settentrionale, probabilmente utilizzata per accogliere visitatori. Qui sono stati rinvenuti dettagli architettonici raffinati, come piattaforme in pietra decorate con motivi floreali. L’edificio presenta anche una zona centrale destinata alla preghiera, con abside di fronte alla parete orientale, con una croce in pietra calcarea che la precede.

Nel corso degli scavi sono emerse numerose decorazioni murali, tra cui affreschi raffiguranti figure monastiche e motivi vegetali. Particolarmente suggestiva è un’immagine con due gazzelle circondate da elementi naturali, simbolo della ricchezza artistica e spirituale dell’epoca. I colori utilizzati e i dettagli ornamentali testimoniano un linguaggio visivo sofisticato, tipico dell’arte copta antica.

Oltre agli affreschi, sono stati rinvenuti numerosi reperti: una colonna di marmo lunga circa due metri, frammenti ceramici decorati, capitelli, basi di pilastri. Tra questi, anche resti di animali e conchiglie di ostriche, che offrono uno spaccato concreto della vita e delle attività quotidiane all’interno del complesso.

L’importanza della scoperta

Il valore di questo ritrovamento va ben oltre l’aspetto archeologico. Gli studiosi sottolineano come l’edificio rappresenti una testimonianza chiave per comprendere l’evoluzione dell’architettura monastica in Egitto. Dalle semplici celle individuali si passa, infatti, a strutture più articolate e comunitarie, fino a spazi progettati per accogliere visitatori e nuovi adepti.

Questa trasformazione riflette un cambiamento profondo nella vita monastica, che da esperienza solitaria si evolve in una dimensione più organizzata e aperta. L’architettura stessa diventa espressione di questa crescita, adattandosi alle nuove esigenze della comunità religiosa.

Scoperto un complesso monastico in Egitto
Ministero del Turismo e delle Antichità Egitto
Particolare della scoperta in Egitto

Anche le decorazioni e le iscrizioni rinvenute rivestono un ruolo fondamentale. Tra i reperti più significativi spicca un blocco di calcare con un’iscrizione in lingua copta, probabilmente una lapide, che menziona un individuo chiamato Abba Kir bin Shenouda. Questo dettaglio conferma la continuità della presenza umana nel sito e offre preziose informazioni sulla vita e sulla memoria delle comunità monastiche.

Infine, la scoperta contribuisce ad arricchire la conoscenza dell’arte copta arcaica, mettendo in luce simboli, stili e tecniche che raccontano le prime fasi di sviluppo di questa tradizione. L’aerea di Qalaya si conferma così di straordinaria importanza, capace di riscrivere una parte significativa della storia religiosa e culturale dell’Egitto antico.