Per secoli, ogni viaggiatore appassionato di storia e di miti che ha fatto rotta verso lo Ionio ha cercato la stessa cosa: Itaca, l’isola dal profilo aspro, il profumo di macchia mediterranea e quel senso di “casa” che Omero ha impresso nel nostro immaginario.
Eppure, la scienza e la filologia stanno per servire un colpo di scena degno delle migliori trame cinematografiche. Proprio mentre cresce l’attesa per l’uscita nelle sale di Odyssey, il nuovo film di Christopher Nolan, una ricerca pubblicata sulla rivista Antigone scuote il mito: la patria di Ulisse non era un’isola e non si trovava dove abbiamo sempre pensato.
Per i viaggiatori moderni, quindi, si apre una mappa tutta nuova da esplorare. Il vero regno dell’eroe più astuto dell’antichità si troverebbe a Cefalonia, più precisamente nella penisola di Paliki. Un’affermazione audace, frutto di venticinque anni di indagini che incrociano geologia, droni e una rilettura millimetrica dei testi classici.
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L’enigma della vera casa di Ulisse
Come si è arrivati a questa conclusione? Tutto è iniziato un quarto di secolo fa a Cambridge, durante una cena tra l’imprenditore finanziario Robert Bittlestone e James Diggle, stimato professore di greco e latino. Bittlestone, appassionato di Omero, aveva un forte dubbio: le descrizioni geografiche dell’Odissea non quadravano affatto con la moderna Itaca. Nel poema, Ulisse descrive la sua terra come pianeggiante, posizionata il più a ovest di tutte, rivolta verso l’imbrunire, mentre le isole vicine (Zacinto, Same e Dulichio) guardano a est.
Chiunque abbia viaggiato in Grecia sa che l’Itaca odierna è l’esatto contrario: è montuosa, si trova a est rispetto a Cefalonia ed è la più vicina alla terraferma. La penisola di Paliki, sulla costa occidentale di Cefalonia, risponde invece perfettamente all’identikit omerico: è bassa, pianeggiante e guarda il mare aperto a ovest. C’era però un ostacolo apparentemente insormontabile: Paliki è, appunto, una penisola, mentre l’Itaca del mito è da sempre considerata un’isola.
Inizialmente, Bittlestone ipotizzò che nel 1200 a.C., all’epoca della guerra di Troia, Paliki fosse separata dal resto di Cefalonia da un canale marino, poi interrato dalle frane causate dai frequenti terremoti della zona. Per provarlo, finanziò con 850 mila euro una complessa ricerca geologica guidata dal professor John Underhill. I dati scientifici, tuttavia, esclusero la presenza di un canale nell’Età del Bronzo. La teoria sembrava stesse per crollare, ma è qui che la ricerca cambiò direzione.
La soluzione è nel testo di Omero
Invece di arrendersi, il team tornò alla fonte, ossia il testo di Omero. Analizzando i poemi riga per riga, il professor Diggle scoprì un dettaglio sfuggito a millenni di studiosi: Omero non definisce mai la patria di Ulisse con la parola nesos (isola). Usa invece termini come gaia (terra), patris gaia (terra nativa) o demos (regione, territorio o comunità). Quando nel tredicesimo libro dell’Odissea la nave sbarca nella “baia di Forcino”, il testo originale non dice che la nave approccia l’isola di Itaca, ma il demos di Itaca.
In sostanza, Itaca non era un’isola a sé, ma il nome di una specifica regione occidentale della più grande isola di Cefalonia (i cui abitanti, non a caso, nell’Iliade vengono chiamati “i fieri Cefalleni”). E la misteriosa isola di Dulichio menzionata dal poeta? Con questo nuovo assetto, coinciderebbe proprio con l’attuale Itaca.
Robert Bittlestone, scomparso nel 2015, non ha potuto assistere al definitivo riconoscimento della sua intuizione, lodata persino da intellettuali come Stephen Fry. Ma per chi ama viaggiare con un libro in mano, questa scoperta trasforma la penisola di Paliki nella nuova meta da raggiungere.