Sulla sponda orientale del Mar di Galilea, dove un tempo fioriva la città di Sussita e la sua cattedrale, il tempo sembra essersi fermato al 749 d.C., quando un catastrofico terremoto sigillò sotto le macerie uno dei centri di culto più sofisticati del mondo antico.
È grazie agli scavi portati avanti di recente da un team di archeologi che oggi possiamo ammirare i reperti nascosti in quest’area. Nel dettaglio, durante l’ultima campagna sono state portate alla luce testimonianze dirette di come le prime comunità cristiane vivessero il rito del passaggio e della rinascita, un momento in cui il fedele si lascia alle spalle la vita precedente per cominciare una nuova esistenza spirituale.
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Cosa è stato scoperto
Tra i ritrovamenti effettuati nella cattedrale di Sussita a Israele, uno in particolare ha lasciato la comunità scientifica senza parole. Stiamo parlando di un blocco rettangolare di marmo con tre cavità emisferiche identiche, del quale non esiste alcun paragone in tutto il mondo archeologico. Gli studiosi ritengono che questo oggetto rappresenti la prima prova materiale mai rinvenuta di una pratica descritta minuziosamente negli scritti paleocristiani, ma rimasta finora priva di riscontri fisici: l’uso di oli diversi in momenti differenti del rito battesimale.

Questo reperto, trovato accanto a un candelabro in ottone ancora in piedi, suggerisce una complessità rituale straordinaria. L’unzione non era un gesto simbolico unico, ma un percorso sensoriale perché si utilizzavano oli specifici per momenti distinti della liturgia. La sua collocazione, vicino a un reliquiario in marmo di 42 kg, il più grande mai documentato in Terra Santa, conferma che la navata meridionale della cattedrale non era una semplice cappella, ma un centro dove il mistero dell’unzione e la sacralità delle reliquie si fondevano per segnare indelebilmente l’anima del battezzato.
Questa cattedrale, inoltre, si distingue in modo particolare perché ospitava due fonti battesimali (o fotisterion), a differenza delle altre sei chiese presenti all’interno della stessa città, in cui non ne è stato rinvenuto nemmeno uno.
Perché si tratta di una scoperta importante
L’eccezionalità di Sussita risiede nella capacità di trasformare la teoria teologica in evidenza architettonica. La cattedrale sfida le convenzioni dell’epoca ospitando ben due sale battesimali distinte, note in greco come photisteria o luoghi di illuminazione. La sala settentrionale, in particolare, è la più imponente, dotata di un sistema idraulico per garantire il flusso costante dell’acqua.
Questa scoperta è fondamentale perché rivela una diversificazione dei riti finora solo ipotizzata: la coesistenza di un grande battistero ad acqua corrente con uno meridionale più piccolo, ad acqua stagnante, suggerisce che la comunità bizantina gestisse tradizioni diverse o funzioni separate per adulti e neonati nello stesso edificio.
Inoltre, gli oggetti ritrovati, dal candelabro al reliquiario, fino all’inedito piedistallo in marmo a quattro nervature, compongono un mosaico liturgico del VI secolo di inestimabile valore.
