Nel cuore dell’antica Smirne, sotto la città moderna di Izmir, riaffiora un simbolo carico di significati che attraversa secoli e culture e che getta nuova luce su questa perla della Turchia affacciata al Mar Egeo, che merita sicuramente un viaggio.
Gli archeologi hanno portato alla luce una sala con pavimento a mosaico decorato con il celebre Nodo di Salomone, un motivo geometrico utilizzato nell’antichità come simbolo di unione tra l’umano e il divino e come protezione contro il malocchio, l’invidia e la sfortuna. Una scoperta rara, che apre nuove prospettive sulla vita quotidiana, le credenze e la continuità urbana di una delle città più stratificate del Mediterraneo.
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Cosa è stato scoperto nell’antica Smirne
La scoperta è avvenuta lungo la Via Nord dell’Agorà di Smirne, durante gli scavi condotti nell’ambito del progetto “Heritage for the Future” del ministero della Cultura e del Turismo turco. Gli archeologi hanno rinvenuto una stanza di circa 3×4 metri, pavimentata con un mosaico perfettamente conservato, caratterizzato da pannelli geometrici intrecciati, motivi vegetali e, al centro, il Nodo di Salomone.
Secondo il direttore degli scavi, il professor Akın Ersoy dell’Università Katip Çelebi di Smirne, si tratta del primo pavimento a mosaico scoperto nel sito dopo quasi 70 anni, un elemento che rende il ritrovamento particolarmente raro e di grande valore scientifico.
L’edificio in cui si trova la sala non è ancora stato identificato con certezza: potrebbe trattarsi di una residenza privata o di uno spazio pubblico attivo tra il IV e il VI secolo d.C., periodo in cui la strada su cui affaccia risultava ancora intensamente utilizzata.
Il Nodo di Salomone e il suo significato simbolico
Il vero cuore della scoperta è il Nodo di Salomone, un simbolo formato da due anelli intrecciati, diffuso nel mondo mediterraneo dalla tarda età romana in poi. Lo si ritrova in ville romane, sinagoghe, chiese paleocristiane e, più tardi, nell’arte bizantina e islamica, sempre associato a concetti di eternità, armonia e protezione spirituale.
Questi motivi non erano semplici decorazioni, avevano una funzione apotropaica: servivano a proteggere gli ambienti e chi li frequentava da forze negative, come la gelosia o il malocchio. Nel mosaico di Smirne, il nodo è incorniciato da piccoli elementi a forma di croce e da decorazioni ornamentali che, secondo gli studiosi, riflettono la stratificazione culturale e religiosa della città in un’epoca di grandi trasformazioni.
Perché questa scoperta è così importante
Oltre al suo valore artistico e simbolico, il mosaico racconta una storia sorprendente di continuità urbana. Le analisi archeologiche hanno infatti dimostrato che la sala fu riutilizzata nel XIX secolo, circa 1.500 anni dopo la realizzazione del pavimento. Tracce di malta appartenenti a muri più recenti poggiano direttamente sul mosaico, segno che la superficie non venne distrutta, ma integrata intenzionalmente in nuove strutture, forse legate a famiglie locali o a un ospedale attivo nella zona.
Questo riuso consapevole testimonia come questa splendida città della Turchia non sia mai stata una città “abbandonata”, ma un luogo in cui le epoche si sono sovrapposte senza cancellarsi. Dalla pianificazione ellenistica all’età romana e bizantina, fino ai quartieri ottomani e agli edifici ottocenteschi, ogni strato dialoga con il precedente. La sala con il Nodo di Salomone diventa così, oggi, un potente simbolo di questa eredità ininterrotta, dove arte, fede e vita quotidiana continuano a intrecciarsi senza fine.

Izmir oggi e nel futuro
Con l’estensione degli scavi prevista per il 2026, gli archeologi sperano ora di individuare nuove stanze o ambienti collegati alla sala musiva, aggiungendo ulteriori tasselli alla lunga e affascinante storia di Smirne. Ogni ritrovamento contribuisce a ricostruire l’identità di una città che non ha mai smesso di reinventarsi, sovrapponendo epoche, culture e credenze senza mai cancellarle.
Per chi sceglie di visitarla oggi, Izmir (l’antica Smirne) offre così un’esperienza unica: camminare in una metropoli moderna sapendo che, pochi metri sotto i propri passi, è custodito un patrimonio millenario ancora intatto e in parte da scoprire. L’Agorà, le strade romane, i mosaici e i nuovi scavi trasformano la città in una meta ideale per chi ama il turismo archeologico, dove ogni visita può riservare una sorpresa e ogni viaggio diventa un’occasione per leggere il presente attraverso le testimonianze del passato sopravvissute fino a oggi.