Un supervulcano dimenticato si sta risvegliando: Kikai torna a “respirare” dopo 7.300 anni

Dopo 7.300 anni la caldera di Kikai mostra nuovi segnali di attività: gli scienziati rilevano magma fresco e spiegano cosa significa davvero questa scoperta

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Priscilla Piazza

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Laureata in cinema, teatro e spettacolo multimediale, oggi lavora come redattrice e social media manager freelance

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Settemila anni di silenzio non sono bastati a spegnere questo supervulcano del Sol Levante. Sotto le acque silenziose e profonde dell’oceano, al largo del sud del Giappone, un gigante geologico sta lentamente tornando attivo. Non si vede, non si sente, ma “respira” e oggi, grazie a nuove tecnologie e studi sempre più precisi, gli scienziati sono riusciti a osservare ciò che fino a poco tempo fa era completamente invisibile.

Al centro di questa scoperta c’è la caldera di Kikai, protagonista del nuovo studio pubblicato su Communications Earth & Environment da un team dell’Università di Kobe. Un lavoro che cambia prospettiva su come funzionano i supervulcani e su cosa accade nei millenni successivi a un’eruzione catastrofica. Perché sì, anche quando tutto sembra fermo, sotto la superficie può essere già in corso qualcosa di molto più grande ed ecco perché la scienza non smette mai di sorprendere.

Il supervulcano di Kikai: cosa hanno scoperto gli scienziati

La caldera di Kikai nasce in Giappone circa 7.300 anni fa, durante quella che viene considerata la più grande eruzione dell’Olocene. Un evento così potente da svuotare enormi quantità di magma e far collassare il terreno, creando una vasta depressione oggi in gran parte sommersa. Per millenni, tutto è sembrato immobile, ma adesso le nuove analisi raccontano un’altra storia.

Kikai, Giappone
SEAMA Nobukazu
La caldera di Kikai

Grazie a tecnologie avanzate, come onde sismiche generate artificialmente e sensori posizionati sul fondale oceanico, i ricercatori hanno infatti mappato ciò che si nasconde sotto la crosta terrestre. Il risultato è una vasta area ricca di magma proprio sotto la caldera, nella stessa posizione del sistema che causò l’eruzione originaria.

Ma il dettaglio più sorprendente riguarda la sua natura: non si tratta di magma “vecchio”, residuo della grande esplosione, ma di magma nuovo, ragione per cui il vulcano sembra nuovamente in attività. Lo dimostra anche la presenza di una cupola lavica, formatasi circa 3.900 anni fa, con una composizione chimica ben diversa rispetto al passato.

Questo, dunque, indica che il sistema vulcanico sta lentamente accumulando nuova energia. Gli scienziati parlano in questo caso di “re-iniezione”, ossia di un processo in cui il magma risale dal mantello terrestre e alimenta nuovamente il serbatoio sotto la caldera.

L’importanza della scoperta

Quello che accade sotto il supervulcano Kikai non riguarda solo il Giappone, anzi, è un tassello chiave per capire il comportamento di altri giganti del pianeta, come la caldera di Yellowstone negli Stati Uniti o quella di Toba in Indonesia. La vera rivoluzione sta qui: l’inattività non significa estinzione. Anche dopo un’eruzione devastante, un supervulcano può continuare a evolversi, ricaricandosi nel corso di migliaia di anni.

Per il mondo del travel, sempre più attento a esperienze autentiche e legate alla natura, questa consapevolezza aggiunge un nuovo livello di comprensione. Visitare territori vulcanici non significa solo ammirare paesaggi spettacolari, ma entrare in contatto con processi ancora vivi, dinamici, in continua trasformazione – con le dovute cautele, dunque. Allo stesso tempo, la scoperta rappresenta un passo avanti cruciale anche per la sicurezza globale. Comprendere come e quando il magma si accumula è uno degli obiettivi principali della geofisica moderna, anche se prevedere una possibile eruzione resta ancora estremamente complesso.

Per quanto riguarda Kikai, al momento, gli stessi ricercatori sottolineano che non esiste alcun segnale di un’eruzione imminente. I tempi dei supervulcani sono dilatati, lontani da qualsiasi scala umana ma, proprio per questo, ogni nuova informazione diventa preziosa.