Scoperta sensazionale nel Lazio: un acquedotto romano riemerge nella Sabina

A Montopoli di Sabina le moderne indagini confermano i testi del Settecento: ritrovata la rete idrica della Villa dei Casoni, un’opera ingegneristica unica

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Elena Usai

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Se per tre secoli è rimasto un piccolo mistero bibliografico oggi, grazie a una ricerca che unisce speleologia e archeologia, è diventato una certezza scientifica. Stiamo parlando dell’imponente sistema idraulico che alimentava la Villa dei Casoni nel territorio di Montopoli di Sabina, in provincia di Rieti.

Già nelle cronache della fine del Settecento e in diversi studi dell’Ottocento, alcuni studiosi avevano segnalato la presenza di “acquedotti molto antichi” e di una sorgente leggendaria, la Fonte Varrone. Tuttavia, quelle descrizioni erano rimaste senza riscontro fisico, sospese tra l’indizio storico e la leggenda locale.

Questa scoperta sensazionale, quindi, ha confermato le intuizioni dei ricercatori di trecento anni fa offrendo a tutti, professionisti, appassionati o semplici curiosi, nuove opportunità di conoscenza.

La scoperta di un antico acquedotto romano

Il cuore del ritrovamento, coordinato dalla Soprintendenza ABAP per l’area metropolitana di Roma e per la provincia di Rieti in sinergia con il Gruppo Speleo Archeologico Vespertilio, si trova a circa 300 metri dal corpo principale della Villa dei Casoni. Questa dimora di epoca repubblicana si articolava su due terrazze digradanti, dove quella inferiore ospitava un ninfeo e una piscina circolare. Elementi che, per funzionare, richiedevano una portata d’acqua costante e ingenti lavori di canalizzazione.

Le indagini speleologiche hanno permesso di mappare un labirinto sotterraneo scavato nel conglomerato naturale. Non si tratta di un semplice tunnel, ma di una rete articolata di cunicoli progettata per intercettare le sorgenti e drenare l’acqua verso la villa.

Secondo Cristiano Ranieri, presidente del Gruppo Vespertilio, il sistema prevedeva che le acque provenienti dalle sorgenti, le stesse che fino a pochi decenni fa alimentavano il fontanile noto come “Fonte Varrone”, confluissero in una cisterna con funzione di vasca limaria. Qui, l’acqua veniva purificata dai sedimenti prima di essere distribuita alle varie utenze della villa, garantendo la salubrità necessaria sia per l’uso domestico nei cubicoli che per quello ornamentale nei giardini.

Per documentare questa complessa struttura, i ricercatori stanno utilizzando la tecnologia LiDAR. Questa tecnica di telerilevamento laser permette di “scansionare” il terreno e creare modelli 3D ad alta precisione, rendendo visibile l’intero sistema idraulico sotterraneo in relazione alle murature della villa soprastante, offrendo una visione d’insieme finora impossibile da ottenere con i metodi tradizionali.

Perché è un ritrovamento importante

L’importanza di questo ritrovamento non si esaurisce nell’eccezionalità del manufatto, ma risiede nel fatto che potrebbe retrodatare la storia dell’insediamento. Sebbene l’acquedotto servisse la villa romana, i rilievi indicano che il sistema idraulico era probabilmente già in uso prima della romanizzazione della Sabina.

Come spiegato da Nadia Fagiani della Soprintendenza, lo studio di un’opera così antica permette di fare luce sui cosiddetti vici, gli abitati sabini che precedettero la conquista romana. È ipotizzabile, infatti, che Villa dei Casoni sia stata costruita sfruttando un’infrastruttura idrica preesistente, creata da una popolazione che già possedeva conoscenze tecniche avanzate per la gestione delle risorse naturali.

Grazie anche alla collaborazione con il Dipartimento di Studi Classici dell’Università di Basilea, l’area archeologica della Villa dei Casoni si conferma uno dei siti più dinamici e promettenti della regione. Per chi viaggia in Sabina oggi, questo ritrovamento aggiunge sicuramente un nuovo fascino al paesaggio!