Ci facciamo davvero influenzare dai social per viaggiare? La risposta di questi dati sorprende

Un sondaggio Omio-YouGov svela il cambio di rotta degli italiani: solo il 6% segue i trend online, mentre a guidare le vacanze sono le passioni reali

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Elena Usai

Travel blogger & content creator

La scrittura, il viaggio e la fotografia sono le sue grandi passioni e quando parte non dimentica mai di portare un libro con sé.

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I trend digitali sembrano dettare legge in ogni aspetto della nostra quotidianità, eppure, quando si tratta di fare le valigie, assistiamo a un radicale cambio di rotta. Se fino a qualche anno fa i feed dei social media sembravano i veri registi delle nostre vacanze, oggi la tendenza si è invertita.

Un nuovo sondaggio internazionale condotto da YouGov per conto di Omio, piattaforma leader nella prenotazione di viaggi multimodali, rivela che solo il 6% degli italiani sceglie la propria meta basandosi su influencer o contenuti virali. I viaggiatori nostrani preferiscono spegnere lo schermo e affidarsi a una bussola molto più intima, fatta di passioni personali, consigli di amici o parenti e letture approfondite di reportage.

Si tratta di un cambio di rotta significativo che potrebbe segnare la fine del viaggio inteso come mero strumento per accrescere il proprio capitale sociale per tornare a essere la risposta a desideri più personali.

Passioni personali e passaparola: la vera bussola dei viaggiatori

Per capire la portata di questa inversione di tendenza basta guardare indietro di qualche anno. Nel 2017, un sondaggio nel Regno Unito rivelava che per il 40% dei giovani tra i 18 e i 33 anni l’essere “instagrammabile” era il fattore decisivo nella scelta di una vacanza. Ancora nel 2019, quasi la metà delle persone cercava ispirazione sui canali dei travel influencer, e l’86% (il 92% tra i più giovani) si muoveva in base ai post di amici e conoscenti.

Oggi, per la maggior parte degli italiani, la pianificazione di una vacanza resta un’esperienza legata a ciò che conta davvero a livello individuale. Ben il 58% degli intervistati indica infatti gli interessi personali come il fattore decisivo nella scelta della destinazione, staccando persino considerazioni cruciali come il budget disponibile (50%) o la logistica dei trasporti (40%). Questo approccio si traduce direttamente in una maggiore qualità dell’esperienza: il 53% si dice pienamente soddisfatto dell’ultimo viaggio proprio perché costruito su misura per le proprie preferenze, lontano dalle mode del momento.

In questo scenario, i vecchi canali mantengono una centralità assoluta. Più che i profili social da milioni di follower, a fare la differenza sono le persone di cui ci si fida ciecamente: il 18% degli italiani pianifica le vacanze seguendo il passaparola e i consigli di amici, familiari o colleghi di lavoro. C’è anche una forte spinta a muoversi controcorrente: il 18% dichiara di evitare attivamente le località percepite come troppo inflazionate o inclini al turismo di massa, preferendo cercare mete meno note e contesti più genuini. L’obiettivo comune sembra essere uno solo: vivere la vacanza per se stessi, non per mostrare agli altri un’immagine idealizzata.

Generazioni a confronto

Anche tra i ragazzi della Gen Z, che più di tutti avvertono ancora una certa pressione sociale nel dover documentare i propri spostamenti (26%), chi trasforma questa ansia in scelte concrete rimane una netta minoranza.

I dati di Omio confermano, insomma, che le piattaforme online si sono ridimensionate a mero strumento di intrattenimento o di primissima ispirazione visiva, perdendo la forza strutturale per determinare le tappe di un itinerario. Se i video da pochi secondi non orientano più le decisioni profonde, significa che l’esigenza di approfondimento sta trovando altre strade.

In fondo, l’algoritmo non potrà mai sostituire il valore dell’esperienza: mentre i post social passano in fretta, un bell’articolo di viaggio, scritto bene e con cura, resta sempre e comunque una garanzia per chi cerca un’ispirazione e informazioni davvero affidabili.