La vigna segreta di Pompei torna alla luce: il nuovo viaggio tra storia e sapori

Dalle ceneri dell'eruzione alla vigna biologica: ecco come il patrimonio millenario torna a produrre eccellenze enologiche seguendo antiche tecniche romane

Foto di Elena Usai

Elena Usai

Travel blogger & content creator

La scrittura, il viaggio e la fotografia sono le sue grandi passioni e quando parte non dimentica mai di portare un libro con sé.

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“L’oscurità calò, non come quella di una notte senza luna o nuvolosa, ma come se la lampada fosse stata spenta in una stanza buia”. In una fatidica mattina d’estate del 79 d.C., Plinio il Giovane osservava dall’altra parte del Golfo di Napoli il Vesuvio seppellire la vibrante città romana e i suoi abitanti sotto tonnellate di cenere e detriti. Per secoli, quel buio ha custodito un silenzio minerale.

Eppure, oggi, in quegli stessi spazi, sta germogliando una nuova vita cromatica: il verde delle foglie di vite. Non si tratta di una semplice decorazione paesaggistica, ma di un ritorno alle origini che profuma di mosto e di terra vulcanica. La cantina Feudi di San Gregorio e il Parco Archeologico di Pompei, in una visione che unisce il rigore scientifico al fascino del territorio, sta dando vita a una vera e propria azienda vitivinicola interna.

Non è una novità assoluta, perché gli studi botanici sulle abitudini alimentari degli antichi pompeiani vanno avanti dagli anni Novanta, ma la vera rivoluzione sta nella creazione di una filiera completa: dalla terra alla bottiglia, tutto avverrà entro i confini del sito archeologico.

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