Sempre più persone lasciano il lavoro per viaggiare: il nuovo trend è il golden gap year

Non più solo alla pensione: sempre più over 40 scelgono di fermare la carriera per partire. Cos'è il golden gap year e perché è un trend in continua crescita

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Elena Usai

Travel blogger & content creator

La scrittura, il viaggio e la fotografia sono le sue grandi passioni e quando parte non dimentica mai di portare un libro con sé.

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Chi ha detto che il grande viaggio della vita va rimandato per forza alla pensione? Sempre più persone tra i 40 e i 60 anni stanno mettendo in discussione questa convinzione, scegliendo di fermare la carriera per partire.

Non si tratta di un capriccio momentaneo, né di una fuga estrema dalla routine: è un fenomeno che negli ultimi mesi ha assunto un nome ben preciso, “golden gap year” (o “micro-pensionamento”), e coinvolge un numero crescente di lavoratori, soprattutto nel Regno Unito. Qui, un recente sondaggio dell’agenzia Explore Worldwide ha rilevato che circa un terzo degli intervistati sta valutando seriamente una pausa prolungata dal lavoro.

Cos’è il golden gap year

Il punto di partenza del golden gap year non è tanto il desiderio di viaggiare (quello c’è sempre stato) quanto un cambio di prospettiva sul tempo. Fino a poco tempo fa, il grande viaggio era un traguardo, qualcosa da conquistare a fine carriera. Oggi, complice l’innalzamento dell’età pensionabile in molti paesi europei, quel traguardo si allontana sempre di più, e c’è chi non è disposto ad aspettare.

Il risultato è una logica diversa: invece di un unico lunghissimo viaggio all’arrivo della pensione, si preferiscono pause più brevi, ma ripetute, distribuite lungo tutta la vita lavorativa, quando si ha ancora l’energia fisica e la curiosità per affrontarle davvero. Non è un caso che il fenomeno riguardi soprattutto la fascia 40-60 anni: è il momento in cui i figli, se ci sono, iniziano a rendersi più autonomi, i mutui sono spesso a metà percorso e la carriera ha raggiunto una stabilità che permette, psicologicamente prima ancora che economicamente, di prendersi un rischio calcolato.

C’è poi un elemento che raramente viene raccontato: il golden gap year non nasce solo dal desiderio di partire, ma anche da un bisogno di ridefinire il proprio rapporto con il lavoro. Molte delle persone che scelgono questa strada raccontano di voler tornare con uno sguardo diverso sulla propria professione, se non addirittura di usare la pausa per capire se cambiare strada del tutto.

Il fenomeno, va detto, non è del tutto circoscritto a questa fascia d’età: secondo alcune stime, circa un terzo di chi oggi si prende un gap year non ha ancora 40 anni, segno che l’esigenza di una pausa prolungata dal lavoro si fa sentire sempre più spesso anche nei 30, situazione economica permettendo.

Come funziona

Nel Regno Unito, dove il fenomeno è più diffuso, il tema si intreccia spesso con la possibilità di negoziare un’aspettativa concordata con il datore di lavoro, mantenendo la porta aperta per il rientro. In Italia, il quadro è diverso, ma non impossibile da percorrere. L’aspettativa non retribuita, se prevista dal contratto collettivo o concordata con l’azienda, resta lo strumento più utilizzato da chi vuole prendersi una pausa lunga senza dimettersi definitivamente.

Chi invece lavora come libero professionista o freelance ha, paradossalmente, più margine di manovra perché il vero nodo diventa organizzare i propri progetti in modo da poter reggere mesi senza entrate fisse.

Sul fronte economico, il golden gap year non richiede necessariamente un capitale enorme, ma un ripensamento delle priorità di spesa nei mesi, o negli anni, che precedono la partenza. Chi lo sta già facendo racconta spesso di piccoli sacrifici quotidiani più che di rinunce drastiche: meno consumo e più attenzione a cosa vale davvero la pena spendere.

Quello che accomuna chi sceglie questa strada è un dato che va oltre i numeri. Non si parte per scappare, ma per tornare, al lavoro o alla propria routine, con priorità diverse. Ed è forse proprio questo a rendere il golden gap year un trend destinato a crescere, anche fuori dal Regno Unito.