I prezzi dei voli verso l’Asia sono saliti alle stelle: gli effetti della guerra in Medioriente
I prezzi dei voli verso l’Asia sono saliti alle stelle: gli effetti della guerra in Medioriente
La chiusura dello spazio aereo in Medio Oriente sconvolge le rotte tra Europa e Asia: voli più lunghi, meno posti disponibili e prezzi in forte aumento
Laureata in Scienze del Turismo, ama da sempre viaggiare. Travel Blogger dal 2012 e Content Creator, alterna zaino in spalla a bagaglio a mano.
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Aereo sopra la città di Dubai
Negli ultimi giorni il mercato dei voli internazionali è stato travolto da un improvviso aumento dei prezzi sulle rotte tra Europa e Asia. A causa della guerra in Medio Oriente e della conseguente chiusura di gran parte dello spazio aereo, i collegamenti aerei tra i due continenti stanno subendo forti disagi: voli cancellati, rotte allungate e tariffe che in alcuni casi sono aumentate fino al 900% nel giro di poche ore.
Molte delle rotte più utilizzate passavano attraverso i grandi hub del Golfo come Dubai, Doha e Abu Dhabi, oggi difficilmente utilizzabili a causa delle tensioni geopolitiche. La chiusura di questi corridoi ha costretto le compagnie aeree a riprogrammare i collegamenti, con conseguenze dirette sui costi dei biglietti e sulla disponibilità dei voli.
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Perché i prezzi sono aumentati così rapidamente
Il principale motivo dell’impennata dei prezzi è la chiusura dello spazio aereo di diverse aree del Medio Oriente, che rappresentano tradizionalmente un punto di passaggio cruciale per i collegamenti tra Europa e Asia. Molte compagnie (come Emirates, Qatar Airways ed Etihad Airways) utilizzano infatti gli aeroporti del Golfo come hub strategici (circa il 10% del traffico globale passa solitamente proprio da qui) per collegare i due continenti. Con queste rotte non più praticabili, il traffico aereo si è concentrato su pochi corridoi alternativi.
Questa improvvisa riduzione delle opzioni disponibili ha generato una forte pressione sulla domanda. Migliaia di passeggeri stanno infatti cercando voli alternativi per aggirare l’area di crisi, prenotando rapidamente i pochi posti disponibili sulle rotte rimaste operative.
In alcuni casi gli aumenti sono stati impressionanti. Il collegamento Singapore–Francoforte, ad esempio, è passato da circa 398 euro a oltre 7.500 euro, con un incremento superiore al 1.800%. Anche altre rotte hanno registrato rincari significativi: Hong Kong–Francoforte ha segnato un aumento del 905%, mentre Hong Kong–Parigi è cresciuto del 295%.
Situazione simile per il volo Bangkok–Milano, che in appena 24 ore ha visto il prezzo salire dell’84%. Questi dati dimostrano quanto velocemente il mercato dei voli possa reagire a una crisi geopolitica, soprattutto quando vengono coinvolti snodi logistici fondamentali per il traffico internazionale.
Cosa cambia per chi vuole viaggiare in Asia
Le conseguenze della crisi non riguardano solo i prezzi, ma anche la struttura stessa dei viaggi. Con molti scali in Medio Oriente fuori uso, i passeggeri devono spesso scegliere itinerari più complessi e lunghi, con uno o più scali aggiuntivi. In diversi casi i voli disponibili prevedono due o tre fermate intermedie, aumentando notevolmente la durata complessiva del viaggio.
La disponibilità limitata di posti è un altro fattore che spinge le tariffe verso l’alto. Sui collegamenti diretti tra Europa e Asia, i biglietti per i prossimi giorni risultano quasi esauriti, mentre le alternative rimaste sono spesso in classi di viaggio più costose o con scali meno convenienti.
Per il settore turistico, questa situazione rischia di avere effetti significativi nel breve periodo. L’aumento dei costi dei voli potrebbe scoraggiare parte dei viaggiatori, soprattutto quelli che pianificano vacanze a lungo raggio verso destinazioni asiatiche. Allo stesso tempo, le compagnie aeree sono costrette a riorganizzare rapidamente le rotte e a gestire una domanda concentrata su pochi collegamenti disponibili.
Lo stop temporaneo delle principali compagnie del Golfo apre uno spazio alle concorrenti che operano tramite hub alternativi. Vettori come Turkish Airlines, Singapore Airlines, Cathay Pacific e diverse compagnie cinesi stanno intercettando gran parte dei passeggeri che normalmente transiterebbero da Dubai, Doha e Abu Dhabi, anche se questa ridistribuzione dei flussi è destinata a durare solo finché l’area rimarrà bloccata.