A nord di Saint Vincent e a sud della Martinica, Santa Lucia è frammento di terra nel Mar dei Caraibi orientale che sembra essere sfuggito alla mano di un architetto particolarmente audace. Appare, infatti, come una sinfonia di verdi verticali, una scheggia di smeraldo incastonata tra l’Oceano Atlantico e il bacino caraibico. Non a caso, l’isola vanta una morfologia accidentata che la distingue nettamente dai vicini fazzoletti di terra che possiedono profili più dolci: origine vulcanica, rilievi ripidi, vallate umide e una linea costiera frastagliata danno vita a un territorio che alterna sinuosità tropicale e severità primordiale.
Anche la sua storia è una sorta di valzer frenetico. Vi basti pensare che per 14 volte la sua bandiera è passata dalle mani francesi a quelle britanniche, guadagnandosi il soprannome di “Elena delle Indie Occidentali“. Questa eredità è visibile nei nomi delle città, nella lingua creola parlata dagli abitanti e in un’architettura che fonde il rigore coloniale inglese con il vezzo decorativo francese.
Oggi il tessuto sociale mantiene un equilibrio delicato tra modernità e radici creole espresso nella musica, nella cucina e nei rituali collettivi: non è un luogo per chi cerca la solitudine silenziosa di un atollo deserto, bensì una destinazione vibrante, carica di aromi di cacao e brezza salmastra e, soprattutto, abitata da un popolo fiero della propria identità culturale.
Indice
Non solo mare: cosa vedere a Santa Lucia
Se dopo quello che vi abbiamo raccontato siete ancora convinti che Santa Lucia esaurisca il suo fascino sulla sabbia, site sulla strada sbagliata. Le sue zone interne (ma non solo) custodiscono segreti geologici millenari con fortificazioni, centri urbani, villaggi e paesaggi che sono testimoni di una storia stratificata che merita attenzione lenta e curiosa.
Castries
Iniziamo questo viaggio da Castries, la capitale dell’isola che sorge lungo una baia naturale utilizzata per secoli come punto di ancoraggio strategico. Fondata in epoca coloniale francese, la città ha subito incendi devastanti che hanno cancellato gran parte del patrimonio antico. Restano tuttavia alcuni elementi significativi.
Ne sono degli esempi Derek Walcott Square, cuore simbolico urbano e circondata da edifici lignei con balconate lavorate e la Cattedrale dell’Immacolata Concezione, che domina la piazza con una struttura sobria e arricchita da affreschi interni dedicati alla storia locale.
Pigeon Island National Park
Un tempo isola separata (ora collegata alla terraferma da un istmo artificiale), Pigeon Island National Park è un parco storico che custodisce le rovine del Fort Rodney con cannoni rivolti verso la Martinica. La vista dalla sommità permette di comprendere la strategia navale dell’epoca, quando l’ammiraglio Rodney sorvegliava i movimenti della flotta francese per mantenere il controllo delle rotte commerciali dello zucchero.
Gros Islet
Molto carino è anche Gros Islet, antico villaggio di pescatori che mantiene un’impronta popolare autentica. Le abitazioni basse, i moli artigianali e le strade centrali raccontano una vita scandita dal mare. Il venerdì sera, invece, si trasforma in uno spazio collettivo dedicato alla musica, al cibo e alla danza.
Soufrière e Sulphur Springs
Soufrière rappresenta uno dei nuclei storici più rilevanti di questa affascinante isola dei Caraibi. Fondata dai francesi nel Settecento, la cittadina si sviluppa ai piedi dei Pitons, due rilievi gemelli di origine vulcanica. L’area circostante concentra fenomeni geotermici, sorgenti sulfuree e giardini botanici alimentati da acque minerali.
Non a caso, è proprio in zona che prende vita Sulphur Springs, spesso descritto quale l’unico vulcano al mondo visitabile internamente a bordo di un veicolo (spoiler: esistono altre caldere accessibili nel nostro pianeta). Delle vere e proprie terme naturali che possiedono proprietà curative note fin dall’antichità.
Diamond Falls Botanical Gardens
Situati all’interno della tenuta Soufrière Estate, questi giardini rappresentano una delle piantagioni più antiche dell’isola. La cascata Diamond Falls è celebre per i cambiamenti cromatici della parete rocciosa, causati dai depositi minerali portati dall’acqua calda.
Accanto ai sentieri botanici sorgono i bagni termali originali, costruiti nel 1784 per le truppe di Re Luigi XVI di Francia.
I Pitons
Gros Piton e Petit Piton sono i simboli assoluti del territorio, due tappi vulcanici gemelli che svettano rispettivamente a 770 e 743 metri sul livello del mare. Queste guglie scoscese sono entrate a far parte del Patrimonio Mondiale Unesco grazie alla loro unicità geologica. Mentre la vegetazione ricopre quasi interamente le pareti verticali, la base dei coni si tuffa direttamente nelle profondità marine, favorendo fondali particolarmente ricchi di vita corallina e specie tropicali.
Marigot Bay
Infine Marigot Bay, baia profonda e protetta che è stata celebrata da scrittori e cineasti per l’armonia tra rilievi verdi e specchio d’acqua. Le colline circostanti ospitano antiche postazioni difensive e residenze storiche, mentre il porto naturale continua a richiamare imbarcazioni provenienti da tutto il mondo.
Le spiagge più belle
Le coste di Santa Lucia mettono a disposizione una varietà cromatica insolita, spaziando dal giallo dorato del nord al grigio argenteo vulcanico del sud. Tra le spiagge da non perdere ci sono:
- Anse Chastanet: baia che vanta una sabbia scura che luccica sotto i raggi solari. La particolarità risiede nella ricca vista sottomarina a pochi metri dalla riva, permettendo di osservare pesci pappagallo e tartarughe marine senza imbarcazioni.
- Reduit Beach: è la più vivace e ampia del settore settentrionale. La sabbia è fine, dorata, bagnata da acque calme ideali per il nuoto. La zona circostante è ricca di locali che offrono piatti tipici a base di pesce fresco e spezie locali.
- Anse Mamin: raggiungibile tramite un sentiero costiero, questa insenatura isolata è abbracciata da una vegetazione fittissima che sembra voler inghiottire la sabbia.
- Anse de Sables: esposta ai venti orientali, viene frequentata da appassionati di sport acquatici e conserva un’atmosfera selvaggia.
- Vigie Beach: unisce accessibilità e ampiezza, risultando apprezzata anche dalla popolazione locale.

Come arrivare e quando andare
L’isola di Santa Lucia è servita da due aeroporti principali: l’Hewanorra International Airport (UVF) nel sud, dedicato ai voli intercontinentali a lungo raggio, e il George F.L. Charles Airport (SLU) nel nord, utilizzato per i collegamenti regionali tra le isole vicine. I collegamenti dall’Europa prevedono scali intermedi, con una durata complessiva superiore alle 10 ore.
Il periodo ideale per un soggiorno coincide con i mesi che vanno da dicembre ad aprile, arco temporale caratterizzato da un clima secco e temperature medie intorno ai 28 gradi centigradi. In questa fase dell’anno l’umidità resta contenuta e le precipitazioni sono rare. La stagione delle piogge, che inizia ufficialmente a giugno e termina a novembre, porta con sé la possibilità di fenomeni ciclonici, sebbene l’isola si trovi storicamente ai margini della rotta principale degli uragani. Maggio e giugno rappresentano ottimi compromessi, offrendo prezzi più vantaggiosi e una natura rigogliosa.