Mare, spiagge, sole e relax. È un sogno? No, sono i Caraibi, quantomeno quelli più conosciuti. L’Isola di Saba, invece, è tutta un’altra storia, ma pur sempre affascinante: da lontano sembra inaccessibile. Un lembo di terra emersa con pareti che cadono dritte in mare, al punto che quando Cristoforo Colombo la avvistò nel 1493 (durante il suo secondo viaggio), preferì proseguire oltre, o almeno così dice la tradizione.
Quella scelta racconta già molto, perché Saba non si concede facilmente. Poi arrivarono i naufraghi inglesi nel ‘600 e i coloni olandesi poco dopo, pirati in cerca di nascondigli sicuri tra le scogliere che qui trovarono il luogo più adatto. Oggi Saba è un’isola di appena 13 chilometri quadrati, comune speciale dei Paesi Bassi, e vanta il soprannome di “Unspoiled Queen”, ovvero Regina Incontaminata.
Se sate pensando che sia puro marketing la risposta è no: è una constatazione. In zona non esistono resort, grattacieli e nemmeno semafori. C’è una sola strada a collegare tutto, poi case bianche con tetti rossi che paiono incollate ai pendii. Il cuore dell’isola è un vulcano spento, Mount Scenery, che domina tutto con i suoi quasi 900 metri di altitudine.
Indice
Cosa fare e vedere a Saba
Sì arriva in questa perla dei Caraibi quasi con un sorriso beffardo, ridendo di se stessi per aver fatto così tanta strada per poi ritrovarsi su un’isola minuscola. Bastano pochissimi minuti, però, per capire che qui le dimensioni contano poco e, anzi, sono un mosaico di ambienti quasi sovrapposti.
Mount Scenery
La vetta più alta del Regno dei Paesi Bassi (sì, anche del territorio più vicino a noi) è proprio il Mount Scenery, che si raggiunge con una salita che non concede tregua: ben 1064 gradini in pietra, posati uno a uno tra il 1969 e il 1970.
La vegetazione, poi, cambia progressivamente. All’inizio felci giganti e foglie larghe come ombrelli improvvisati. Più in alto, alberi di mogano avvolti da muschi, umidità costante e luce filtrata. In cima, quando le nuvole si aprono, si intravedono le altre isole dei Caraibi come frammenti lontani.
The Ladder
Prima della costruzione della strada tutto passava dal The Ladder, una scalinata scavata nella roccia di più o meno 800 gradini che collegavano il mare all’entroterra.
Ora immaginatevi pianoforti, materiali da costruzione e interi arredi trasportati a mano lungo questo percorso. È quasi impossibile e avete ragione, ma è un’esercizio grazie a cui comprendere la tenacia degli abitanti. Oggi resta un itinerario duro e spettacolare, con viste sull’oceano che mettono alla prova persino chi ha un passo sicuro.
I sentieri della foresta
Oltre 20 percorsi attraversano Saba e non si somigliano affatto l’uno con l’altro. Il Crispeen Trail entra in una foresta secondaria, popolata da uccelli tropicali e insetti quasi invisibili finché non si fermano su una foglia. Poi c’è il Sandy Cruz, il quale si inoltra in zone più selvagge, con radici esposte e tratti fangosi dopo la pioggia. Il Tide Pools Trail porta invece verso la costa nord-orientale, tra colate laviche solidificate che formano piscine naturali.
I villaggi e l’architettura
L’isola conta 4 centri abitati incastrati tra le pieghe del vulcano. Windwardside è il più animato, con ristoranti, botteghe e accesso ai sentieri. The Bottom, capitale amministrativa, sta in una conca sorprendentemente ampia rispetto al resto del territorio. St. John’s è residenziale, mentre Hell’s Gate, chiamata anche Zion’s Hill, domina l’area dell’aeroporto.
Le case seguono uno stile preciso: pareti bianche, infissi verdi o scuri, tetti rossi inclinati e decorazioni in legno chiamate “gingerbread trim”. Le fondamenta, dal canto loro, sono tutte in pietra vulcanica. A Saba, infatti, vigono regole architettoniche rigorose che mantengono un’identità coerente.
Harry L. Johnson Museum
Una casa del XIX secolo trasformata in museo. Dentro si trovano oggetti quotidiani, utensili, strumenti nautici e reperti archeologici che risalgono alle popolazioni precolombiane. La cucina originale colpisce più di tutto, con i suoi mattoni arrivati dall’Europa e riutilizzati più volte tra isole diverse prima di finire qui.
Saba Marine Park
Dal 1987 l’intero perimetro marino è protetto e prende il nome di Saba Marine Park. Ben oltre 30 siti di immersione, pinnacoli sottomarini che salgono verso la superficie e atolli sommersi tra i più grandi dell’Atlantico.
Luoghi come Third Encounter o Babylon ospitano squali di barriera, mante, tartarughe e una quantità di pesci che rende difficile distinguere le singole specie.
Le “spiagge” più belle di Saba
Parlare di spiagge a Saba richiede una premessa necessaria perché qui la terra non bacia l’acqua con dolcezza, ma la colpisce con pareti verticali e massi basaltici. Chi cerca distese infinite di sabbia fine resterà deluso, ma la verità è che è proprio questa assenza a proteggere l’ecosistema marino, rendendolo uno dei più integri dell’intero bacino caraibico. Tuttavia, per i più curiosi qualcosa di interessante c’è:
- Well’s Bay: spiaggia che appare e scompare. La sabbia si accumula o sparisce in base alle mareggiate, quindi un giorno si trova una distesa chiara, quello dopo solo massi. Le scogliere incombono sopra, con rocce instabili che ricordano quanto il paesaggio sia in movimento.
- Cove Bay: piccola e protetta da grandi blocchi di pietra che attenuano le onde. L’acqua è più calma, ma il fondale resta irregolare. Non sorprende infatti sapere che alcuni interventi umani hanno cercato di stabilizzare la zona, senza però mai riuscire a renderla davvero prevedibile.

Dove si trova e come arrivare
Per arrivare a Saba è necessario fare un passaggio intermedio da Sint Maarten, isola paradisiaca. Da lì partono piccoli aerei diretti allo scalo di Juancho E. Yrausquin Airport, noto per avere una delle piste commerciali più corte al mondo. L’atterraggio è rapido, diretto e sorprendentemente preciso. In alternativa sono disponibili traghetti che collegano l’isola in circa 90 minuti, ma occorre essere consapevoli che il mare può mostrarsi agitato, quindi la traversata varia molto a seconda delle condizioni.
Il periodo tra metà dicembre e aprile garantisce clima più stabile, meno piogge e temperature gradevoli. Tra agosto e ottobre l’umidità cresce e aumenta il rischio di tempeste tropicali, anche se tra un sistema e l’altro l’acqua può diventare insolitamente calma.
Chi arriva a Saba con aspettative da “Caraibi standard” resta disorientato, mentre chi accetta la sua natura verticale, ruvida e quasi ostinata scopre un posto che ha scelto di restare fedele a se stesso.