Sono ben 115 le terre emerse nell’Oceano Indiano occidentale che compongono le Seychelles. E sono una più bella dell’altra. No, non è una banalità, ma una realtà dei fatti alla quale non ci si può sottrarre. Ma una di queste, probabilmente più di altre, incarna al massimo l’aspetto paradisiaco di questo arcipelago, anche perché appartiene a quelle isole nate dal granito antico del supercontinente Gondwana. Vi stiamo parlando de La Digue, un santuario geologico in cui il paesaggio restituisce una percezione del tempo rallentata.
Con poche migliaia di abitanti distribuite in nuclei sparsi, si caratterizza per un’assenza quasi totale di traffico, con strade strette che vedono passare biciclette, carretti e persone scalze che salutano senza fretta. Chi arriva con aspettative da resort rimane stupito, perché questo angolo di Seychelles vanta (e in questo casso si può urlare forte) una atmosfera di rara tranquillità.
Vi sembra poco? Allora sappiate che qui sono conservate anche antiche tradizioni agricole, come coltivazioni di cocco e vaniglia, e una biodiversità rara popolata da specie endemiche protette. Il mare poi, manco a dirlo, è che quello che nemmeno i sogni migliori riescono a immaginare.
Indice
Cosa vedere a La Digue oltre il bagnasciuga
Troppo spesso ci si limita a guardare l’orizzonte marino, dimenticando che questo scoglio granitico custodisce un’eredità coloniale e naturale che batte forte sotto la volta della foresta pluviale. Prima di pensare alla costa, dunque, conviene osservare l’interno (no, non ve ne pentirete).
Union Estate
Varcare i cancelli di questa antica tenuta coloniale equivale ad addentrarsi nella memoria storica dell’isola. Union Estate, infatti, copre un’area vasta con piantagioni di cocco e vaniglia risalenti al XIX secolo. Vi basti pensare che la Plantation House rappresenta uno degli esempi più antichi di architettura coloniale seicellese. All’interno restano visibili un frantoio per la copra, in parte ancora funzionante, e il piccolo cimitero dei primi coloni.
Poco distante, il recinto delle tartarughe giganti di Aldabra permette di osservare esemplari ultracentenari che si muovono con una dignità preistorica tra le radici dei massi granitici.
Veuve Reserve e il Pigliamosche del Paradiso
Piccolo, scuro, con coda lunga e piumaggio iridescente (sì, pure carinissimo) è il Pigliamosche del Paradiso, un uccello endemico che quando spicca il volo sembra far fluttuare nell’aria come nastri di seta le sue piume. Ed è proprio all’interno della fitta vegetazione della Veuve Reserve, riserva forestale protetta dalla Seychelles National Parks Authority, che c’è il rifugio da cui è partita la sua salvezza.
Il Pigliamosche del Paradiso, infatti, negli anni Sessanta ha rischiato di scomparire per sempre a causa della perdita di habitat. Per fortuna, un’iniziativa locale ha avviato la protezione di questo frammento di foresta, consentendo la ripresa della popolazione e successive reintroduzioni su altre isole.
La riserva è anche la culla di alberi di Takamaka e Badamier, fondamentali per la nidificazione. Le visite sostengono programmi educativi rivolti agli abitanti più giovani, con l’obiettivo di trasmettere una cultura della conservazione.
Nid d’Aigle
La Digue non è un’isola piatta e, anzi, trova il suo massimo punto di altitudine (333 metri) nel Nid d’Aigle, ovvero Nido dell’Aquila. In realtà qui le aquile non ci sono, ma tale nome serve a restituire l’idea di dominio visivo. Dall’alto lo sguardo abbraccia Praslin, le isole sorelle e la barriera corallina che disegna linee chiare sull’oceano.
Il percorso, piuttosto faticoso, attraversa zone agricole e tratti di foresta secondaria, con una varietà botanica sorprendente per un territorio così ridotto. In prossimità della vetta una piccola struttura serve succhi e piatti semplici, punto d’incontro informale per abitanti e viaggiatori.
La Passe
In mezzo a tanta rigogliosa natura c’è anche spazio per insediamenti abitativi come La Passe, nucleo principale dell’isola che si presenta con strade sterrate (alcune anche asfaltate) fiancheggiate da case creole dipinte in toni pastello. È carino, molto, ma è anche lo spot ideale per trovare negozi essenziali, botteghe di riparazione delle biciclette, panetterie e take-away creoli.
Qui prende vita anche il porto, protetto da una diga, che svolge un ruolo cruciale per i collegamenti marittimi e per le escursioni verso isole minori.
Le spiagge più belle
Se tutto ciò che vi abbiamo raccontato non vi ha ancora convinto a pensare a quest’isola delle Seychelles come prossima meta di viaggio, sappiate che la sua costa si distingue per una morfologia (quasi) unica al mondo, grazie a formazioni rocciose che sembrano colate di cera grigia levigate dalla sapiente mano di uno scultore. A nord e a ovest, inoltre, le acque risultano più calme grazie alla barriera corallina, mentre a sud ed est il moto ondoso diventa potente e spettacolare. Tra le migliori segnaliamo:
- Anse Source d’Argent: molti la definiscono la spiaggia più bella del pianeta, ma pochi citano il fatto che la sua conformazione cambia radicalmente con le maree. Quando è bassa, l’acqua si ritira lasciando scoperte lagune trasparenti e distese di alghe calcaree, mentre i massi di granito rosa, carichi di feldspato, riflettono la luce dorata del tramonto creando ombre geometriche sulla sabbia finissima.
- Grand Anse: una distesa di polvere bianca con onde spesso alte e potenti.
- Petite Anse: più raccolta rispetto alla sua “sorella maggiore”, mantiene un carattere intimo e potente.
- Anse Cocos: si raggiunge solo dopo un lungo tragitto attraverso boschi di palme e sentieri rocciosi e presenta una serie di piscine naturali scavate nel granito all’estremità della baia. Qui l’acqua resta tendenzialmente calma e cristallina anche quando il mare aperto ruggisce.
- Anse Severe: punto di ritrovo prediletto per ammirare il calar del sole, vanta una barriera corallina vicinissima alla riva. Gli alberi di Takamaka si protendono verso l’oceano, fornendo ombra naturale.

Come arrivare e quando andare a La Digue
L’isola è priva di aeroporto, e questo vuol dire che dipende esclusivamente dai trasporti marittimi. Il collegamento più semplice avviene tramite traghetto da Praslin, con traversate frequenti e brevi. Da Mahé partono catamarani diretti oppure voli in elicottero, soluzione più costosa ma piuttosto panoramica.
Il clima resta tropicale tutto l’anno, con temperature stabili e umidità presente. A livello generale, però, da aprile a giugno e da settembre a novembre, il vento spira leggero e l’umidità cala sensibilmente (giornate limpide e acque ferme.) Il monsone di Nord-Ovest, da dicembre a marzo, porta piogge calde e improvvise che rendono la giungla lussureggiante, mentre il monsone di Sud-Est, da giugno ad agosto, rinfresca l’aria ma agita l’oceano sul lato orientale. La finestra temporale più indicata, quindi, dipende soprattutto da come volete vivere questo paradiso.